Emilia-Romagna, ridurre subito tempi e burocrazia per rilanciare la crescita

Le imprese dell’Emilia-Romagna mantengono l’impegno agli investimenti, ma per il 2026 riducono il passo: dopo i 690 milioni spesi nel 2025, i programmi per l’anno in corso si attestano a 611 milioni, ovvero circa l’11% in meno. Più che una sospensione, si tratta di una pausa strategica: le aziende continuano a innovare, ma selezionano gli interventi, rinviano alcuni progetti e valutano con maggiore rigore il profilo di rischio.

L’analisi è frutto dell’indagine annuale condotta da Confindustria Emilia-Romagna su un campione di 329 imprese che complessivamente rappresentano un fatturato di 17,7 miliardi. Nel complesso, nel 2025 gli investimenti hanno assorbito mediamente il 4,9% del fatturato, leggermente sotto il 5,3% registrato nel 2024, e per il 2026 dichiara di investire ancora l’86% delle società coinvolte.

Risultati dell’indagine

Riccardo Fava ha sottolineato:

“In questo scenario le aziende dell’Emilia-Romagna continuano ad investire per rafforzare la propria competitività.”

Nella prima presentazione pubblica da presidente regionale degli industriali, Riccardo Fava è stato affiancato dai vice presidenti Enrico Aureli e Nicola Parenti. Il messaggio che emerge è di continuità con maggiore selettività: si tagliano gli interventi marginali e si concentrano risorse su progetti con ritorni più chiari.

Composizione e dimensione degli investimenti

La riduzione prevista per il 2026 non è uniforme tra le imprese: le imprese più piccole aumentano gli stanziamenti del 6%, quasi per necessità di rinnovamento; le medie imprese segnano un rallentamento; le grandi registrano una flessione del 18%. Questo andamento va interpretato con cautela, poiché i gruppi di grandi dimensioni hanno cicli di investimento meno regolari e tendono a concentrare spese straordinarie in anni alterni.

Tra i fattori che impediscono decisioni più espansive emergono l’incertezza geopolitica (segnalata dal 35,6% delle imprese), il peso della burocrazia e una domanda difficile da prevedere. Per le medie imprese il principale freno sono ormai gli adempimenti amministrativi; per le grandi, il vincolo maggiore è la disponibilità di competenze adeguate.

La ceramica di Sassuolo ha messo in evidenza che un incremento dei costi legati al ETS può ridurre le risorse disponibili per lo sviluppo e gli investimenti produttivi: ogni euro in più destinato ai costi ambientali rischia di essere un euro in meno per l’innovazione.

Riccardo Fava ha osservato:

“Il capitale umano assume una valenza sempre più strategica: la capacità di attrarre, formare e trattenere talenti sarà uno dei principali fattori competitivi dei prossimi anni.”

Priorità tecnologiche e divari tra imprese

Le priorità dichiarate dalle imprese sono chiare: macchinari e attrezzature (indicate dal 72% del campione), software (64%) e formazione (63%). Cresce il peso di digitalizzazione, ricerca e sviluppo e competenze specializzate, segnando una trasformazione dell’investimento industriale che non riguarda più solo il capitale fisico ma un’integrazione tra tecnologia e capitale umano.

Al contrario, le realtà più piccole restano meno coinvolte in progetti di ricerca, sostenibilità e innovazione digitale, una debolezza che può ampliare il divario di produttività all’interno del sistema regionale se non accompagnata da politiche di supporto mirate.

Riccardo Fava ha avvertito:

“Una fragilità che rischia di allargare il divario di produttività interno al sistema regionale.”

Proposte per la semplificazione e ruolo delle istituzioni

Per favorire la ripresa degli investimenti Confindustria propone alla Regione un vero e proprio “shock burocratico”: l’obiettivo è ridurre del 30% i tempi autorizzativi nelle procedure amministrative, così da accelerare l’esecuzione dei progetti e migliorare l’attrattività degli interventi industriali.

Riccardo Fava ha aggiunto:

“Sarebbe un risultato importante per dare una spinta agli investimenti.”

Il giudizio sul ruolo delle istituzioni regionali non è esclusivamente critico: Confindustria Emilia-Romagna riconosce il valore del percorso avviato con il Patto per il lavoro e per il clima e lo sblocco del Passante di Bologna, mentre infrastrutture come la Cispadana sono ritenute decisive per lo sviluppo industriale di alcune aree.

Riccardo Fava ha sottolineato:

“Perché non è questo il momento per rallentare.”

In sintesi

  • La moderata frenata degli investimenti nella regione suggerisce una riallocazione delle risorse verso progetti con rendimento atteso più elevato; per gli investitori, ciò significa privilegiare aziende con strategie chiare di digitalizzazione e gestione del rischio.
  • La proposta di tagliare del 30% i tempi autorizzativi potrebbe sbloccare flussi di capitale significativi: gli operatori infrastrutturali e i fondi che guardano al mid-term dovrebbero monitorare l’evoluzione normativa per valutare opportunità di co-investimento.
  • Il gap nelle attività di ricerca e sostenibilità delle piccole imprese aumenta il rischio di polarizzazione produttiva; politiche di supporto e strumenti finanziari mirati potrebbero essere necessari per evitare una perdita di competitività diffusa.
  • La crescente importanza delle competenze rende strategico l’investimento in formazione aziendale: per il mercato del lavoro regionale questo comporta una domanda più alta di percorsi professionalizzanti e iniziative di collaborazione pubblico-privato.


Author: Tony
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