Bitcoin resiste vicino a 65.000 $ mentre il conflitto in Iran porta il petrolio al massimo da due mesi: Crypto Markets Today

Il mercato delle criptovalute chiude la settimana con segnali positivi: Bitcoin ha guadagnato fino all’1,1% dalla mezzanotte UTC, raggiungendo i 65.760 dollari, mentre il mercato più ampio ha mostrato resilienza nonostante un contesto macroeconomico che avrebbe potuto esercitare maggior pressione.

Il prezzo del petrolio Brent si attesta a 97,66 dollari al barile, il livello più alto dalla metà di maggio, alimentato dalle tensioni legate al conflitto in Iran. Storicamente i picchi del greggio hanno scosso gli asset rischiosi, incluse le criptovalute, ma questa mattina gli asset digitali appaiono in prevalenza in verde.

Ether ha seguito l’andamento di Bitcoin, salendo fino all’1,6%, mentre token come HYPE e FET hanno registrato incrementi superiori al 2%.

I mercati tradizionali sono invece poco mossi: i futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 sono lievemente positivi, l’oro resta sopra i 4.000 dollari e il Dollar Index si è leggermente indebolito.

Posizionamento nei derivati

Il trading nei derivati mostra un aumento della rotazione: i volumi sono saliti dell’11% a 165 miliardi di dollari nelle ultime 24 ore, mentre l’open interest (OI) è rimasto stabile intorno a 116 miliardi. Questo profilo suggerisce più attività di breve termine che non nuove posizioni direzionali consolidate.

Segnali ribassisti su DOGE: l’OI dei futures su DOGE continua a crescere e si avvicina ai 16 miliardi di token, il livello più alto da ottobre. Il prezzo spot rimane sotto pressione dopo il calo che ha portato DOGE al minimo da novembre 2023; l’accoppiata aumento dell’OI e diminuzione del prezzo è interpretata come conferma di un trend discendente con interesse dei trader a posizionamenti short.

Segnali contrastanti per ETH: l’OI dei futures su Ether è in crescita, attestandosi intorno a 14,53 milioni di ETH, il massimo dal 7 giugno. Indicatori come i funding rate positivi continuano a evidenziare posizione rialziste, mentre il CVD a 24 ore negativo suggerisce che i ribassisti stanno guidando il movimento mediante vendite al mercato.

Leadership ribassista diffusa: ad eccezione di TRX e CRO, la maggior parte dei token, incluso BTC, mostra un CVD a 24 ore in territorio negativo.

Volatilità in calo: l’indice BVIV, che misura la volatilità implicita a 30 giorni di BTC, è sceso del 3% dalla mezzanotte, portandosi al 39% e interrompendo una serie di cinque giorni in salita. Anche l’EVIV di Ether mostra pressioni al ribasso.

Cluster di opzioni: nel mercato delle opzioni su Bitcoin quotate su Deribit si è formato un grande cluster di open interest pari a circa 5 miliardi di dollari nell’area strike 70.000–72.000 dollari, spinto in prevalenza da scommesse rialziste (call). Tra i contratti più scambiati emergono call con strike a 77.000 e 80.000 dollari.

Movimenti dei token

Hyperliquid (HYPE) ha guidato gli altcoin per la seconda sessione consecutiva, salendo del 2,4% a 58,93 dollari e ricostruendo una serie di minimi più alti dopo il ritracciamento di luglio dalle massime storiche.

I token legati all’intelligenza artificiale, come FET e NEAR, hanno messo a segno rispettivamente +2,23% e +1,38%, segnali di una stabilizzazione dopo settimane di sottoperformance. MORPHO (+1,89%) prosegue invece una delle performance più costanti nel settore DeFi nel corso del mese.

WLFI ha perso il 2,13% rispetto al rimbalzo del 12% di giovedì, un comportamento ricorrente per un token legato alla famiglia Trump, caratterizzato da bassa liquidità e forte esposizione a inversioni brusche. LIT ha ceduto un ulteriore 1,32%, ampliando il calo cumulato vicino al 20% dal picco di luglio a causa di prese di profitto dopo un rally superiore al 200% tra maggio e inizio luglio.

Lo scenario delle ultime 24 ore è più cautelativo se visto nella sua interezza: token come WLFI, AVAX, HBAR e SUI sono scesi tra il 4% e il 10%, ricordando che la ripresa intraday nasconde ancora debolezze diffuse in una porzione dell’universo altcoin.

Dal punto di vista degli investitori, la combinazione di tensioni geopolitiche, volatilità del petrolio e segnali misti dai derivati suggerisce prudenza: la liquidità rimane un fattore decisivo, soprattutto per posizioni su token con bassi volumi, mentre i cluster di opzioni e l’aumento dell’OI indicano che gli operatori istituzionali stanno sfruttando strike specifici per coperture o esposizioni direzionali.

In sintesi

  • La salita del Brent e le tensioni in Iran aumentano il rischio di correlazione tra materie prime e asset rischiosi; per gli investitori italiani ciò significa monitorare le esposizioni in portafoglio quando il mercato energetico resta instabile.
  • I segnali dai derivati — OI stabile con volumi in aumento e cluster di opzioni concentrate — suggeriscono che il mercato è guidato più da attività speculative e coperture tattiche che da nuovi flussi di lungo periodo.
  • La persistente fragilità di alcuni altcoin, favorita da scarsa liquidità, rende le prese di profitto e le inversioni di prezzo eventi frequenti; per chi opera in criptovalute è cruciale gestire la dimensione delle posizioni e impiegare strumenti di risk management.
  • Per gli investitori istituzionali e retail orientati al medio termine, l’attuale contesto richiede attenzione alle metriche di volatilità implicita (BVIV, EVIV) e all’evoluzione dei funding rate per valutare la sostenibilità dei trend rialzisti.


Author: Tony
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