India ordina il blocco di Bitchat, l’app di messaggistica legata al bitcoin di Jack Dorsey
- 24 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il principale organismo indiano per la lotta al crimine informatico ha ordinato a GitHub di rimuovere Bitchat, l’app di messaggistica offline sviluppata dal ceo di Block e sostenitore del Bitcoin, Jack Dorsey, mentre gruppi di manifestanti antigovernativi a Delhi stanno adottando reti mesh per comunicare durante ripetuti blackout di rete.
L’ordine è stato emesso dall’Indian Cyber Crime Coordination Centre, organismo collegato al Home Ministry, che ha fatto riferimento alla Section 79(3)(b) della normativa informatica (IT Act). Nel provvedimento sono stati indicati tre repository su GitHub collegati a Bitchat e la piattaforma è stata invitata a disabilitare l’accesso entro poche ore.
Secondo quanto riportato nel documento, l’applicazione permette comunicazioni anonime senza registrazione, numeri di telefono o log centralizzati, e la sua architettura ostacolerebbe in modo sostanziale l’intercettazione legittima, l’attribuzione e le indagini da parte delle forze dell’ordine.
Bitchat è concepita come un sistema decentralizzato che inoltra messaggi crittografati tra dispositivi tramite reti mesh basate su Bluetooth, operando senza necessità di internet, server o account. Jack Dorsey ha rilasciato il codice come software open source nell’estate del 2025.
Oltre alla messaggistica, il progetto è stato pensato per trasmettere offline anche transazioni in Bitcoin: i pagamenti possono essere inoltrati da telefono a telefono all’interno della mesh fino a quando un dispositivo con connettività non li ritrasmette alla rete pubblica, una soluzione mirata a mantenere operative le transazioni durante interruzioni di servizio, calamità o blackout imposti dallo Stato.
La misura del governo riflette il contrasto tra la tutela della sicurezza pubblica e la diffusione di strumenti resistenti alla censura. La Section 79(3)(b) consente alle autorità di richiedere la disabilitazione di contenuti ritenuti sensibili per la sicurezza o l’ordine pubblico; di conseguenza, la richiesta a GitHub apre il dibattito su come bilanciare diritti digitali, operatività delle forze dell’ordine e libertà di sviluppo open source.
La vicenda ha implicazioni anche per sviluppatori, organizzazioni non governative e attivisti che fanno affidamento su tecnologie peer-to-peer per comunicare in contesti repressivi o instabili. Allo stesso tempo solleva questioni pratiche sulle responsabilità delle piattaforme che ospitano codice sorgente e sull’applicabilità delle misure nazionali a servizi distribuiti globalmente.
Per le aziende tecnologiche e gli investitori, la decisione indica un territorio normativo in evoluzione: la possibilità che ordini analoghi vengano estesi ad altri strumenti decentralizzati potrebbe incidere sui modelli di business legati a infrastrutture distribuite e sui rischi legali associati allo sviluppo di software resistente alla censura.
In assenza di un quadro di regole condiviso a livello internazionale, casi come questo mettono in evidenza la necessità di procedure trasparenti per le richieste di rimozione e di un confronto tra autorità, piattaforme e comunità open source per trovare soluzioni che contemperino sicurezza, diritti civili e continuità dei servizi digitali.
In sintesi
- L’azione normativa contro Bitchat segnala un aumento del rischio regolamentare per progetti decentralizzati, elemento da considerare nelle valutazioni di lungo termine sugli investimenti in infrastrutture digitali resilienti.
- Le piattaforme che ospitano codice open source potrebbero dover rafforzare le procedure legali e di compliance, con possibili costi aggiuntivi e impatti sui tempi di sviluppo e rilascio.
- Per il mercato dei pagamenti digitali, soluzioni offline per la trasmissione di transazioni in Bitcoin rappresentano opportunità tecnologiche ma introducono incertezza regolatoria che può influenzare l’adozione e la fiducia degli operatori finanziari.