Clamorosa polemica sulla scorta al mega-yacht dell’ambasciatore Usa

È scoppiata la polemica sui costi della sicurezza legata alla tournée costiera organizzata dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman Fertitta, promossa nell’ambito delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana e nota come Coastal Diplomacy.

Angelo Bonelli ha dichiarato:

“L’Italia non può diventare la scorta gratuita del megayacht privato dell’ambasciatore degli Stati Uniti.”

Il progetto e le tappe

L’idea dell’ambasciatore prevede un viaggio per mare attraverso tredici regioni italiane a bordo dello yacht Boardwalk, con incontri programmati con amministratori locali, imprenditori e rappresentanti militari per rinsaldare i rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti. Tra le tappe annunciate figurano Civitavecchia, Napoli, Vibo Marina, Palermo, Cefalù, Gallipoli, Bari, oltre a scali previsti a Venezia, Trieste, Genova e in Sardegna.

Alcune destinazioni, in particolare la visita prevista a Venezia in concomitanza con i fuochi del Redentore, sono state gestite con riservatezza e suscitano preoccupazioni per possibili contestazioni pubbliche e per le modalità organizzative dell’evento.

Il profilo di Fertitta

Tilman Fertitta, imprenditore nato in Texas e di origini siciliane, è noto nel mondo dell’hospitality e dell’intrattenimento: hotel, ristoranti, casinò e parchi a tema compongono la sua attività imprenditoriale. È proprietario della squadra di basket Houston Rockets, ha condotto il programma televisivo “Billion Dollar Buyer” e nel 2017 ha acquisito i Rockets per circa 2,2 miliardi di dollari.

La sua attività politica e filantropica ha prodotto contributi a esponenti di entrambi gli schieramenti: nel passato ha donato a figure come Clinton e Bush, mentre nel 2020 risultano versamenti significativi alle campagne di Donald Trump e di Joe Biden.

Lo yacht e l’apparato di sicurezza

Lo yacht Boardwalk è un’imbarcazione di grandi dimensioni: circa 117 metri, con un valore stimato attorno ai 450 milioni di dollari, dotata di due eliporti, piscine, centro benessere, palestra e persino un piccolo campo da golf. La sua presenza nei porti genera inevitabili esigenze logistiche e di sicurezza.

Secondo le segnalazioni dell’opposizione, lo yacht sarebbe scortato da unità della Guardia di finanza e del Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera, coadiuvate da elicotteri e personale delle forze dell’ordine. Le ordinanze delle Questure indicano inoltre che l’ambasciatore riceve un livello di protezione elevato, assicurato da personale specializzato del Reparto scorte di Roma.

Angelo Bonelli ha dichiarato:

“Per quale ragione la sicurezza di un ambasciatore statunitense in navigazione con il suo mega yacht privato debba essere garantita da mezzi aereo-navali italiani con risorse dello Stato italiano? Perché non vengono impiegati apparati di sicurezza americani? Quanti uomini e mezzi vengono sottratti al controllo del territorio e delle coste? E quanto costa tutto questo ai cittadini italiani?”

Le questioni sollevate rimandano a interrogativi pratici e giuridici: da un lato, lo Stato ospitante ha l’obbligo di proteggere rappresentanti stranieri presenti sul proprio territorio secondo gli standard internazionali; dall’altro, la natura privata dell’imbarcazione e l’utilizzo di asset pubblici per una visita non istituzionale aprono un dibattito su competenze, responsabilità e possibili rimborsi tra i governi coinvolti.

In termini operativi, l’impiego di unità navali e forze di polizia comporta una riassegnazione temporanea di risorse che potrebbe influire sulla capacità di controllo delle coste e sulla gestione di emergenze locali, con conseguenze amministrative e di bilancio per le autorità portuali e prefettizie interessate.

Implicazioni politiche e territoriali

Il caso ha assunto valenza politica perché mette in luce questioni di trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche e il rapporto tra diplomazia privata e istituzionale. Per le amministrazioni locali coinvolte, la presenza di un evento di questo tipo richiede coordinamento tra Comune, Autorità Portuale, Prefettura e forze dell’ordine, con possibili ricadute sull’organizzazione di servizi pubblici e sulla sicurezza cittadina.

Dal punto di vista delle relazioni internazionali, episodi simili riflettono la necessità di chiarire protocolli e accordi preesistenti tra Stati per evitare tensioni politiche e distinguere tra iniziative promosse ufficialmente dall’ambasciata e iniziative a carattere personale dell’ambasciatore.

Possibili sviluppi

È probabile che l’interrogazione parlamentare annunciata dall’opposizione richieda dati dettagliati su uomini, mezzi impiegati e costi sostenuti, sollecitando risposte dal Ministro dell’Interno e dalle Autorità competenti. In assenza di chiarimenti, il tema potrebbe alimentare un confronto più ampio sul regolamento delle visite di alto profilo e sulla copertura finanziaria di questo tipo di operazioni.

Eventuali risposte istituzionali potranno anche indicare se è previsto un rimborso da parte della parte straniera o se le uscite resteranno a carico del bilancio pubblico, definendo così un precedente per future iniziative analoghe.

In sintesi

  • La gestione della sicurezza per visite private di alto profilo può generare costi nascosti per gli enti locali e nazionali; una maggiore trasparenza sui rimborsi ridurrebbe il rischio di contestazioni politiche.
  • I porti coinvolti possono beneficiare di visibilità e flussi economici, ma devono anche sostenere oneri logistici e assicurativi che incidono sui bilanci delle autorità portuali e dei Comuni.
  • Per gli investitori e gli operatori turistici locali, eventi di richiamo internazionale rappresentano opportunità di business, se accompagnati da accordi chiari su costi, sicurezza e servizi accessori.
  • Un quadro normativo e di prassi più definito tra Italia e Stati Uniti potrebbe stabilire criteri uniformi per l’impiego di risorse pubbliche nelle visite non ufficiali, riducendo incertezza e rischio reputazionale.


Author: Tony
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