Pubblica amministrazione: la riforma di Paolo Zangrillo premia il merito e valorizza le carriere

La Pubblica amministrazione si prepara a una profonda trasformazione con l’approvazione definitiva della riforma voluta dal Ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Il disegno di legge, ora diventato legge dopo il via libera del Senato, introduce un nuovo sistema di valutazione delle performance e ridefinisce i percorsi di crescita professionale, con l’obiettivo di valorizzare il merito, responsabilizzare i dirigenti e favorire lo sviluppo delle competenze interne.

La riforma rappresenta uno dei pilastri del percorso di modernizzazione della macchina pubblica promosso dal Governo e punta a rendere le amministrazioni più efficienti, premiando concretamente i dipendenti che raggiungono i migliori risultati.

Il merito al centro della nuova Pubblica amministrazione

Nel presentare la riforma, Paolo Zangrillo ha più volte ribadito la necessità di un cambiamento culturale oltre che normativo. Secondo il Ministro, il sistema attuale ha progressivamente appiattito le valutazioni, attribuendo giudizi di eccellenza a quasi tutti i dipendenti e rendendo difficile distinguere chi si distingue realmente per impegno, competenze e risultati.

La nuova legge nasce proprio con l’obiettivo di superare questa impostazione, introducendo un modello che valorizzi il capitale umano e riconosca concretamente il contributo dei dipendenti più preparati e motivati.

In questa visione si inserisce anche il concetto di civil servant, richiamato più volte dal Ministro, che vede i dipendenti pubblici come persone al servizio della collettività, chiamate ad operare con responsabilità, professionalità ed etica. Tra le proposte illustrate figura anche l’introduzione del giuramento di fedeltà al momento dell’assunzione.

Nuove regole per la valutazione delle performance

La riforma entrerà pienamente in vigore dal 1° gennaio 2027.

Tra le principali novità vi è l’introduzione di obiettivi annuali che dovranno essere definiti entro il primo trimestre dell’anno, mentre ai dirigenti sarà affidata una maggiore responsabilità nella valutazione dei collaboratori.

L’elemento più innovativo riguarda il limite ai giudizi di eccellenza: il punteggio massimo potrà essere attribuito ad al massimo il 30% dei dipendenti di ciascun ufficio. L’obiettivo è superare l’attuale uniformità delle valutazioni e collegare in maniera più diretta premi economici, incentivi e progressioni professionali ai risultati effettivamente conseguiti.

Crescita interna e nuovi percorsi per la dirigenza

La legge interviene anche sulle modalità di accesso alla dirigenza, introducendo un sistema che punta maggiormente sulla valorizzazione delle professionalità già presenti nelle amministrazioni.

Il 30% dei posti di Dirigente di seconda fascia sarà infatti riservato alla crescita interna dei funzionari con adeguata esperienza. Il percorso prevede incarichi temporanei, verifiche periodiche delle performance e la conferma definitiva solo in presenza di risultati positivi.

Accanto ai tradizionali concorsi pubblici, la riforma introduce quindi un modello che valorizza esperienza, competenze e capacità dimostrate sul campo, favorendo la crescita professionale all’interno delle amministrazioni.

Una riforma che punta a cambiare la cultura organizzativa

Con questo provvedimento il Governo intende promuovere una Pubblica amministrazione più orientata ai risultati, nella quale il merito diventi uno strumento concreto di valorizzazione delle persone e di miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.

La riforma apre ora una nuova fase di confronto sul modello organizzativo delle amministrazioni pubbliche, ponendo al centro la qualità della gestione delle risorse umane, la responsabilizzazione della dirigenza e la costruzione di percorsi di carriera basati sulle competenze e sulle performance.