Davide Albertini Petroni: il settore immobiliare può guidare la crescita del paese

Il settore del real estate rappresenta un’opportunità strategica per la crescita economica italiana, ma rimane ancora più contenuto rispetto ai principali mercati europei: questa indicazione è emersa durante l’assemblea 2026 di Confindustria Assoimmobiliare, intitolata “Rigenerare il Paese. L’impatto del Real Estate sullo sviluppo economico”, nella quale è stata illustrata la ricerca dell’Istituto Bruno Leoni “Le città che cambiano. Il ruolo del settore immobiliare”.

L’analisi presentata sottolinea come il mercato immobiliare istituzionale italiano disponga di margini significativi per crescere e giocare un ruolo chiave nella rigenerazione urbana, nell’aumento dell’offerta abitativa e nella valorizzazione economica dei territori.

Investimenti ancora sotto la media europea

Nel complesso, gli investimenti istituzionali nel settore immobiliare in Italia si attestano su circa 12 miliardi di euro all’anno, una frazione che rappresenta poco più dello 0,5% del PIL. Questo livello è inferiore a quello osservato in altri grandi Paesi europei: in Germania la quota raggiunge circa l’1,5% del PIL, mentre in Francia e Spagna si colloca intorno all’1%.

Il divario non riguarda soltanto la quantità di capitale disponibile, ma anche la capacità del sistema paese di tradurre risorse finanziarie in progetti reali e in nuova offerta immobiliare, con ricadute concrete su occupazione, servizi e competitività territoriale.

Frammentazione e dimensione degli interventi

Un altro elemento che limita la crescita del comparto è la frammentazione delle iniziative immobiliari. La superficie autorizzata tramite permessi di costruire in Italia è sensibilmente inferiore rispetto ad altri mercati: circa 0,2 metri quadrati per abitante, rispetto a 1,1 metri quadrati in Francia e 0,8 metri quadrati in Germania.

Questa dispersione delle dimensioni dei progetti ostacola l’industrializzazione della filiera, rallenta i processi di rigenerazione urbana e riduce l’attrattività per investitori istituzionali alla ricerca di scala e profili di rischio adeguati.

Davide Albertini Petroni ha dichiarato:

“Questi numeri non descrivono soltanto un ritardo: indicano soprattutto una straordinaria opportunità di crescita.”

Il real estate come infrastruttura economica

Secondo l’Associazione, il patrimonio immobiliare non va visto unicamente come un bene patrimoniale, ma come una vera e propria infrastruttura che sostiene il funzionamento delle città e delle attività produttive.

Abitazioni, studentati, uffici, strutture ricettive, piattaforme logistiche, data center e spazi commerciali costituiscono i presidi fisici attraverso cui si sviluppano servizi, relazioni sociali e produzione economica.

L’Italia dispone di un patrimonio immobiliare tra i più vasti in Europa e di operatori sempre più specializzati; nondimeno, il segmento istituzionale del mercato resta sottodimensionato rispetto alle potenzialità del Paese, con effetti sulla capacità di innovare e rigenerare il tessuto urbano.

Emergenza abitativa e ruolo dell’edilizia residenziale

Il comparto residenziale è particolarmente critico: gli investimenti istituzionali nel settore abitativo rappresentano solo l’8% del totale del mercato immobiliare italiano, una quota distante dalla media europea che si aggira intorno al 25%.

L’offerta di alloggi a canone calmierato risulta limitata, pari al 2,4% del patrimonio abitativo, rispetto a una media europea vicina all’8%. Questa scarsità si traduce in pressioni sui bilanci familiari e sulle imprese che faticano ad attrarre e trattenere personale a causa dei costi e della distanza tra casa e lavoro.

Circa 1,2 milioni di nuclei familiari incontrano difficoltà a sostenere le spese abitative, e l’incidenza media degli affitti sulle retribuzioni nette raggiunge il 35%, superando la soglia comunemente considerata sostenibile del 30%.

Davide Albertini Petroni ha sottolineato:

“La casa è un’infrastruttura sociale e produttiva: se un insegnante, un infermiere o un giovane lavoratore non riesce a abitare vicino al luogo di lavoro, il problema investe il mercato del lavoro, la qualità dei servizi pubblici e la capacità delle imprese di attrarre talenti.”

Piano Casa e partenariato pubblico-privato

Durante l’assemblea, Confindustria Assoimmobiliare ha espresso un giudizio positivo sul Piano Casa promosso dal Governo, ritenendolo un primo intervento organico che inquadra il tema dell’abitare come elemento di politica industriale.

L’Associazione ha evidenziato il ruolo potenziale degli investitori istituzionali e del partenariato pubblico-privato (PPP) nella creazione di nuova offerta abitativa: la collaborazione tra soggetti pubblici e operatori privati può aumentare scala, efficienza e impatto sociale degli interventi.

Per ottenere risultati concreti, tuttavia, servono regole chiare, procedure semplificate e condizioni economiche sostenibili per gli operatori professionali, oltre a strumenti finanziari dedicati che rendano gli investimenti in housing socialmente ed economicamente sostenibili.

Le quattro priorità indicate dall’Associazione

Nel documento illustrato all’assemblea, l’Associazione ha indicato quattro direttrici strategiche per favorire lo sviluppo dell’industria immobiliare nazionale.

La prima direttrice propone che il Piano Casa diventi il punto di partenza di una politica industriale nazionale per il real estate, integrata con obiettivi di sviluppo territoriale e coesione sociale.

La seconda sollecita la semplificazione delle procedure urbanistiche ed edilizie, con tempi certi e incentivi alla rigenerazione urbana, in modo da ridurre l’incertezza normativa che oggi frena progetti di scala.

La terza priorità riguarda la revisione della fiscalità immobiliare, volta a promuovere l’offerta di abitazioni in locazione e a rendere più efficiente il trattamento fiscale delle attività svolte dagli operatori professionali.

Infine, si richiede una maggiore valorizzazione degli strumenti di investimento come fondi immobiliari, SICAF, veicoli di cartolarizzazione e società immobiliari, al fine di convogliare il risparmio privato e i capitali istituzionali verso investimenti nell’economia reale.

Verso un piano industriale per il settore

Confindustria Assoimmobiliare sostiene che il Paese possieda le risorse necessarie per sostenere una crescita significativa del comparto immobiliare; il fattore decisivo è creare le condizioni per trasformare risparmio e capitale in progetti concreti.

Davide Albertini Petroni ha ribadito:

“Non chiediamo deroghe o semplificazioni indiscriminate. Chiediamo regole chiare, procedure prevedibili e strumenti coerenti con le trasformazioni che il Paese sta affrontando. Se sapremo creare queste condizioni, il real estate potrà generare più investimenti, più case, più innovazione, città di maggiore qualità e un contributo ancora più rilevante alla crescita economica e sociale del Paese.”

Per tradurre queste istanze in risultati concreti servirà un dialogo costante tra istituzioni, investitori e amministrazioni locali, nonché interventi normativi e fiscali mirati che riducano l’incertezza e agevolino progetti di scala con impatto sociale misurabile.

In sintesi

  • Un aumento della capacità di attrazione di capitali istituzionali richiede non solo incentivi fiscali, ma anche procedure urbanistiche snelle che riducano tempi e costi di sviluppo per progetti di scala.
  • La crescita del segmento residenziale a canone moderato può alleggerire la pressione sulle famiglie e migliorare la produttività del lavoro, ma necessita di strumenti finanziari dedicati e partnership pubblico-private sostenibili.
  • Promuovere fondi immobiliari e veicoli istituzionali può convertire risparmio privato in investimenti a lungo termine, favorendo la rigenerazione urbana e la resilienza delle aree metropolitane italiane.