Intesa Sanpaolo: la bioeconomia vale il 10% dell’output nazionale. Spinta dall’agroalimentare e dal riciclo del legno

​La bioeconomia si conferma un pilastro insostituibile per la resilienza macroeconomica e l’autonomia strategica del sistema Paese. È quanto emerge chiaramente dalla dodicesima edizione del Rapporto “La Bioeconomia in Europa”, presentato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e redatto dal Research Department diIntesa Sanpaolo (nella foto, l’a. d. Carlo Messina)in collaborazione con ilCluster SPRING(con i contributi di SRM, ISPIC e Università della Campania Luigi Vanvitelli).

​Nel 2025, il valore della produzione del metasettore in Italia ha raggiunto quota 433,3 miliardi di euro, registrando una crescita del 2,7% a prezzi correnti. Questa spinta è stata sostenuta in modo particolare dall’ottima performance sui mercati internazionali della filiera agroalimentare. Dal punto di vista macroeconomico, la bioeconomia incide ormai per circa il 10% sul totale delle attività economiche nazionali e per il 7,6% sull’occupazione complessiva, garantendo il posto di lavoro a poco più di due milioni di addetti.

​Il confronto europeo e le asimmetrie territoriali

​Allargando lo sguardo al contesto continentale, l’Unione Europea a 27 ha registrato nel 2025 un output complessivo di 3.174 miliardi di euro (pari all’8,8% della produzione totale UE), impiegando oltre 17 milioni di lavoratori. Se in termini assoluti la Germania mantiene la prima posizione (seguita da Francia, Italia e Spagna), sotto il profilo relativo Italia e Spagna mostrano una specializzazione economica decisamente superiore alla media UE.

​A livello domestico, la geografia della produzione evidenzia una forte polarizzazione: le regioni del Centro-Nord (con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna in testa) accentrano la quota prevalente del valore aggiunto. Al contrario, il Mezzogiorno si distingue per un’elevata incidenza occupazionale e per una spiccata focalizzazione nell’agroalimentare e nella valorizzazione delle risorse naturali. Sul fronte dell’innovazione, il Rapporto ha censito 707 start-up innovative della bioeconomia (il 6,2% del totale nazionale), concentrate principalmente nelle attività di Ricerca e Sviluppo e orientate su materiali bio-based ed economia circolare.

​Il caso paradigmatico del legno: leadership nel mobile e l’eccellenza del riciclo

​L’edizione di quest’anno dedica un focus verticale alla filiera del legno, considerata cruciale per mitigare le dipendenze da fonti fossili estere. L’Italia ha registrato una forte espansione della superficie forestale (+24% tra il 1990 e il 2025) e un balzo degli occupati nella silvicoltura (+56,9% tra il 2000 e il 2023). Nonostante le prime fasi di lavorazione a monte abbiano ancora un peso limitato, il Paese esprime una leadership indiscussa a valle, dominando il mercato europeo per fatturato nella produzione di mobili (sia nel complesso sia nella sola componente bio-based).

​L’industria italiana brilla nei segmenti dell’economia circolare:

  • ​Nello smaltimento degli imballaggi in legno, l’Italia vanta una percentuale di riciclo del64,9%, ben al di sopra della media UE (37,7%) e seconda solo alla Spagna (77,8%).
  • ​La raccolta differenziata urbana dei rifiuti in legno ha segnato un progresso del66,8% tra il 2014 e il 2024.

​Tuttavia, il comparto sconta ampi margini di miglioramento sul piano della progettazione e delle catene di fornitura. Da una survey originale condotta sulle imprese emerge infatti che oltre la metà del campione non utilizza materie prime seconde. Inoltre, appena il 6,1% delle aziende concepisce i propri manufatti applicando logiche di ecodesign orientate alla riciclabilità e al disassemblaggio.

​Le dichiarazioni dei protagonisti

Stefania Trenti, Responsabile Industry and Local Economies Research di Intesa Sanpaolo, mette l’accento sulla valenza geopolitica della filiera:

​”La sostituzione di materie prime di origine fossile, al centro dello sviluppo della Bioeconomia, rappresenta nel contesto attuale un objective sempre più strategico e non soltanto di sostenibilità ambientale. La filiera del legno rappresenta, in questo senso, un caso paradigmatico: la crescita della superficie forestale e della produzione di legno per riscaldamento in Europa ed in Italia, sostenuta anche dalle politiche di protezione della biodiversità, ha rappresentato un asset importante durante la fase più acuta della crisi del gas del 2022. L’Italia evidenzia una crescita significativa della superficie forestale, che si è accompagnata, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, ad uno sviluppo delle attività di sfruttamento. La silvicoltura e le attività più a monte di prima lavorazione del legno rivestono tuttavia ancora un ruolo limitato, a fronte dell’elevata capacità competitiva nelle fasi a valle, in particolare nella produzione di mobili, dove il Paese si colloca ai vertici europei per fatturato e tra i principali player mondiali nei prodotti di qualità elevata”.

Catia Bastioli, Presidente del Cluster SPRING, si focalizza sui quadri regolatori e sulle opportunità industriali: “La bioeconomia circolare rappresenta una risposta concreta e sistemica alle sfide contemporanee, ripensando produzione, uso e fine vita, generando bioprodotti che non si accumulano negli ecosistemi, e nuove tecnologie applicabili a scarti e sottoprodotti, senza sprecare nulla. È un modello di innovazione industriale che apre nuove prospettive per un Made in Italy e un Made in Europe sempre più sostenibili, resilienti e competitivi. Grazie alla nuova Strategia europea per la Bioeconomia 2025, abbiamo un’opportunità concreta per mettere a terra misure che premino rapidamente i modelli virtuosi e sostengano la domanda di prodotti bio-based, a partire anche da nuovi codici statistici per le bioraffinerie e dal supporto a progetti territoriali. La vera sfida è costruire una visione condivisa del futuro europeo, rafforzando dialogo e cooperazione tra Paesi, regioni, filiere e ricerca: solo così la bioeconomia potrà affermarsi come un asset strategico, capace di generare valore ambientale, sociale ed economico e contribuire a un’Europa più resiliente e prospera”.

Fabio Fava, Coordinatore del Gruppo di Coordinamento Nazionale Bioeconomia della Presidenza del Consiglio, conclude delineando la resilienza del comparto: ​”L’analisi contenuta nel Rapporto conferma ancora una volta la rilevanza economica e occupazionale della bioeconomia, sia a livello europeo che nel nostro Paese, dove il metasettore continua a crescere, trainato soprattutto dalla filiera agroalimentare, generando valore e nuova occupazione sull’intero territorio nazionale. Si conferma così la resilienza di un comparto che contribuisce concretamente alla decarbonizzazione, alla rigenerazione dei suoli e degli ecosistemi terrestri e marini e, nel caso italiano, alla valorizzazione di tante aree rurali, forestali e costiere. Queste evidenze rappresenteranno un importante riferimento per le attività del Gruppo di Coordinamento Nazionale Bioeconomia della Presidenza del Consiglio, contribuendo ad orientare l’attuazione sul territorio nazionale delle raccomandazioni contenute nel Piano di implementazione della Strategia Nazionale per la Bioeconomia e nella nuova Strategia presentata dalla Commissione UE per il settore”.