Fisco, svolta nella manovra: taglio dell’irpef e sconti sugli affitti per i giovani
- 12 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, ha delineato le linee principali della possibile manovra per il 2027 durante un’intervista a Bruno Vespa al Forum in Masseria a Manduria. Tra le ipotesi emerse ci sono agevolazioni fiscali mirate per i giovani che affittano la prima casa, l’allargamento della seconda aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro — una misura che comporterebbe un costo stimato di circa 3 miliardi — e la decisione di non aumentare al momento la soglia della flat tax da 85mila a 100mila euro. Il viceministro ha inoltre richiamato i progressi nelle misure anti-evasione: l’abbinamento tra Pos e registratori di cassa avrebbe prodotto 115 milioni di scontrini in più nei primi cinque mesi del 2026.
Ipotesi Iva al 5% per gli affitti
Tra le misure pensate per favorire i giovani che decidono di trasferirsi e vivere in autonomia, il Governo sta valutando una riduzione dell’aliquota applicata agli affitti di nuova costruzione: portare l’Iva dal 10% al 5% nei casi in cui l’immobile venga locato direttamente dal costruttore.
Maurizio Leo ha dichiarato:
“La cosa che si può fare è lavorare per i giovani: ossia vedere per quelli che vogliono affittare una casa, anziché fargli pagare il 10%, abbassare la tassazione al 5 per cento. Anche qui dobbiamo trovare le risorse ma è un tema su cui stiamo ragionando”.
La proposta ha un duplice obiettivo: contenere i costi per i giovani in affitto e incentivare la domanda di nuove abitazioni, con possibili effetti sul mercato immobiliare di primo ingresso e sulla produzione edilizia.
Una nuova riduzione Irpef
La misura di maggiore impatto annunciata riguarda l’Irpef: l’esecutivo ipotizza di ridurre l’aliquota dal 43% al 33% per i contribuenti con redditi tra 50mila e 60mila euro, una fascia spesso identificata con il cosiddetto ceto medio.
Maurizio Leo ha spiegato:
“Vogliamo fare un altro pezzetto di riforma”
Il viceministro ha chiarito che l’operazione avrebbe un impatto finanziario non trascurabile: «costa 3 miliardi». Sull’effettiva realizzazione della misura Leo ha indicato un approccio prudente, rimandando la decisione al quadro di finanza pubblica che emergerà nei prossimi mesi.
Il taglio delle tax expenditures
Per coprire parte degli oneri la proposta punta a un riordino delle tax expenditures, ovvero di deduzioni, detrazioni e agevolazioni fiscali. Secondo il viceministro si tratta di un terreno complesso, popolato da centinaia di misure che richiedono selezione e interventi mirati.
Maurizio Leo ha commentato:
“Abbiamo una giungla di circa 600 misure tra deduzioni, detrazioni, crediti di imposta, imposte sostitutive, agevolazioni ed esenzioni varie. Serve fare interventi intelligenti, una sorta di cherry picking per eliminare ciò che è superato o che ha pochi beneficiari”.
Il riordino delle agevolazioni fiscali è storicamente difficile dal punto di vista politico, perché anche tagli mirati possono generare reazioni locali o settoriali, nonostante la loro efficienza redistributiva o di bilancio possa essere migliorata.
Contrasto all’evasione
Il viceministro ha inoltre sottolineato i risultati ottenuti nelle misure di compliance fiscale: l’adozione congiunta di Pos e registratori di cassa elettronici avrebbe generato un aumento di 115 milioni di scontrini nei primi cinque mesi del 2026, segnale di una maggiore tracciabilità dei pagamenti.
Questi incrementi suggeriscono un effetto positivo sul gettito potenziale e sulla cultura della tracciabilità, anche se la quantificazione precisa della ricaduta fiscale richiede ulteriori verifiche e tempistiche per la contabilizzazione completa dei maggiori ricavi dichiarati.
Strada in salita per l’aumento a 100mila euro dei limiti per la flat tax
Un aumento della soglia della flat tax per le partite Iva, oggi fissata a 85mila euro, sembra invece difficile da realizzare nel breve periodo. Oltre alle obiezioni tecniche sollevate a livello europeo e dagli enti di bilancio, esistono vincoli normativi sull’Iva che impediscono l’applicazione della stessa soglia per le imposte dirette e per l’Iva.
Maurizio Leo ha osservato:
“Penso sia difficile arrivare fino a 100mila euro. Significherebbe poterla applicare solo ai fini delle imposte dirette e non ai fini dell’Iva, visto che il meccanismo Iva — che è una normativa europea cui ci dobbiamo adeguare — prevede il tetto a 85mila euro”.
La questione è anche politica: il governo deve bilanciare le richieste di maggiore semplificazione e flatness fiscale con gli obblighi europei e con l’esigenza di non creare distorsioni che penalizzino la crescita dimensionale delle imprese.
Implicazioni politiche e tempistiche
Leo ha ribadito un approccio cauto rispetto ai vincoli di finanza pubblica: le misure saranno perseguibili solo se le risorse lo permetteranno. Ha illustrato un atteggiamento pragmatico rispetto alle scelte di bilancio e alla pressione politica interna, suggerendo che l’iter decisionale dipenderà dall’andamento del deficit e dai riscontri macroeconomici attesi nei prossimi mesi.
Nel complesso, le proposte presentano una miscela di interventi redistributivi e incentivi alla domanda, ma la loro realizzazione richiederà compromessi fiscali e politici non banali. Anche il riordino delle agevolazioni rappresenta un banco di prova per testare la capacità del governo di approvare riforme strutturali che liberino risorse senza creare contraccolpi sociali immediati.
In sintesi
- La riduzione dell’Iva sugli affitti di nuova costruzione potrebbe rinvigorire la domanda giovanile e stimolare investimenti nel settore edilizio, ma richiede coperture che impatteranno sul bilancio pubblico.
- Il taglio dell’aliquota Irpef per redditi medio-alti migliorerebbe il potere d’acquisto di parte del ceto medio, con potenziali effetti positivi sui consumi, ma la sostenibilità dipende dalla capacità di reperire 3 miliardi attraverso risparmi strutturali.
- Il riordino delle tax expenditures rappresenta un’opportunità per riallocare risorse verso misure di crescita, ma necessita di un approccio selettivo e politicamente gestibile per evitare conflitti settoriali.
- L’impostazione prudente sulla flat tax riflette vincoli normativi europei e preoccupazioni di politica economica: aumentare la soglia senza uniformare le regole sull’Iva potrebbe generare distorsioni difficili da giustificare agli occhi dei partner europei e degli investitori.