Bernstein: il trading sull’ia, non i timori quantistici, alla base della debolezza del bitcoin (btc)

La recente debolezza di Bitcoin, attestatosi intorno a $62.194, non deriva principalmente da timori immediati legati a minacce tecnologiche come il calcolo quantistico, ma è invece trainata da flussi di capitale più deboli e da un mutamento nelle preferenze degli investitori, secondo una valutazione del broker Bernstein.

Negli ultimi mesi il dibattito sul rischio che futuri computer quantistici possano compromettere la crittografia alla base delle blockchain è tornato alla ribalta, soprattutto dopo ricerche di Google che indicano come le risorse computazionali necessarie per attaccare alcuni sistemi di sicurezza potrebbero essere inferiori alle stime precedenti. Tuttavia, questo fattore sembra avere un peso marginale rispetto ai movimenti di capitale osservati sul mercato.

Flussi di capitale e ruolo degli ETF

Secondo Bernstein, le società che detengono Bitcoin nei loro bilanci e i fondi quotati in borsa (ETF) hanno raccolto circa $12 miliardi di flussi netti quest’anno, un calo netto rispetto ai circa $60 miliardi registrati nel 2025. I ETF hanno visto uscite nette per circa $2,6 miliardi su una base patrimoniale di $75 miliardi, mentre la domanda istituzionale più recente è stata guidata da acquisti aziendali, con protagonisti come Strategy (MSTR).

Il calo dei flussi netti è stato attribuito in larga parte a un riposizionamento degli investitori retail verso opportunità legate all’intelligenza artificiale, spiega il broker. Le aree del mercato cripto che hanno performato meglio quest’anno sono infatti quelle associate a tokenizzazione di azioni e materie prime.

Comportamento degli investitori e diversificazione

Bernstein osserva che la struttura degli investitori in Bitcoin è diventata più ampia e meno dipendente dai soli flussi al dettaglio: oggi partecipano ETF, tesorerie aziendali, piattaforme di wealth management, fondi pensione e investitori sovrani, rendendo la base di possesso più diversificata e potenzialmente più resiliente rispetto ai cicli precedenti dominati dal trading retail.

Il mercato ha comunque subito una correzione significativa: da inizio maggio il prezzo è sceso da circa $82.000 a poco più di $63.000, oltre il 20% di ribasso, con un passaggio temporaneo sotto i $60.000 la scorsa settimana, livello che non si vedeva da ottobre 2024. Il valore rimane quindi circa il 50% sotto il massimo storico di ottobre 2025 vicino a $126.000.

Tra le cause della discesa vengono citati flussi persistenti in uscita dagli ETF, un calo dell’appetito per il rischio tra gli investitori e lo spostamento di capitale verso titoli legati all’AI e grandi offerte azionarie che hanno attratto l’attenzione dei mercati.

Prospettive a medio-lungo termine

Nonostante la minore attenzione mediatica rispetto ai trade legati all’AI, gli analisti di Bernstein ritengono che la permanenza di Bitcoin in una fase più “tranquilla” non invalidi la sua tesi come riserva di valore; anzi, una struttura di mercato meno esposta a eccessi speculativi potrebbe favorirne la solidità nel tempo.

Gli analisti guidati da Gautam Chhugani hanno scritto:

“Bitcoin può ancora offrire una diversificazione rispetto ai mercati a momentum spinti dall’AI che abbiamo visto quest’anno.”

Inoltre, il broker sottolinea che le uscite nette dagli ETF sono di entità modesta rispetto alla capitalizzazione complessiva, elemento considerato positivo perché indica che la proprietà di Bitcoin sta progressivamente dipendendo meno dai flussi retail guidati dal momentum.

Un report di Citi citato nella valutazione afferma che i flussi verso gli ETF su Bitcoin spiegano circa il 45% delle variazioni settimanali del prezzo e rimangono il termometro principale dell’adozione da parte degli investitori.

Al momento della stesura, la criptovaluta più grande al mondo quotava intorno a $62.600, mentre il mercato continua a metabolizzare le rotazioni di capitale tra asset digitali, titoli legati all’AI e offerte azionarie di grande richiamo.

Contesto regolatorio e tecnologie emergenti

Per gli investitori italiani è importante seguire anche gli sviluppi regolatori in Europa e in Italia relativi ai fondi ETF e ai prodotti cripto, nonché gli esiti delle ricerche sul calcolo quantistico che potrebbero, nel medio termine, spingere verso aggiornamenti nelle pratiche di sicurezza e nella governance delle infrastrutture blockchain.

La presenza crescente di investitori istituzionali crea vincoli diversi rispetto al passato: se da un lato può ridurre la volatilità legata al trading speculativo, dall’altro impone al mercato una maggiore attenzione alla compliance, alla custodia e ai criteri di valutazione del rischio tecnologico.

In sintesi

  • La flessione del prezzo di Bitcoin riflette più uno spostamento dei flussi di capitale verso opportunità legate all’AI che un panico derivante da rischi tecnologici immediati; questo indica una correlazione crescente con i temi macro e settoriali globali.
  • L’ingresso stabile di investitori istituzionali e di tesorerie aziendali tende a rendere il mercato meno volatile nel lungo periodo, ma rende le performance di breve più sensibili ai movimenti di portafoglio degli stessi operatori professionali.
  • Per gli investitori italiani, monitorare le decisioni regolatorie su ETF e infrastrutture di custodia sarà cruciale per valutare il grado di rischio operativo e la liquidità disponibile nel mercato locale.
  • Un ampliamento della base proprietaria, seppur accompagnato da flussi altalenanti, potrebbe favorire l’evoluzione di Bitcoin verso una funzione di riserva di valore più stabile, con implicazioni per l’allocazione di portafoglio a lungo termine.


Author: Tony
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