Appello di Unioncamere: il rientro dei giovani cervelli in fuga può valere 12 miliardi per l’Italia
- 6 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Unioncamere mette in guardia: l’invecchiamento della forza lavoro in Italia non è solo un problema demografico, ma un freno rilevante alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese, secondo le elaborazioni del Centro studi Tagliacarne e dati da fonti istituzionali.
Secondo le stime di Unioncamere, le aziende che riescono ad attrarre e trattenere talenti under 35 registrano un incremento di produttività pari al +7,2%. Inoltre, rilevazioni dell’Istat indicano che le imprese con una maggiore presenza di giovani mostrano una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di circa 1,5 punti percentuali rispetto alla media.
L’analisi sull’innovazione evidenzia una relazione con l’età media degli occupati: la propensione all’innovazione di processo aumenta fino a un’età media di circa 36 anni, mentre quella all’innovazione di prodotto cresce fino a una soglia di circa 42 anni, per poi diminuire sensibilmente. Con l’attuale struttura per età della forza lavoro, l’Istat rileva che circa il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta all’innovazione.
Le Camere di commercio propongono misure mirate per invertire questa tendenza: riportare in Italia anche solo la metà dei giovani emigrati produrrebbe, secondo le stime, un beneficio economico stimato intorno ai 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto percentuale di Pil.
Andrea Prete ha dichiarato:
«Le nuove generazioni vivono con barriere culturali, territoriali e sociali molto più ridotte rispetto al passato. Grazie a esperienze come l’Erasmus, si considerano cittadini europei e valutano opportunità di studio, lavoro e crescita in un contesto sovranazionale. Confrontano salari, qualità del lavoro, accesso all’innovazione e possibilità di carriera: è un cambiamento culturale profondo che richiede uno sforzo collettivo per valorizzarne creatività e capacità di innovazione. Le Camere di commercio intendono svolgere il ruolo di collegamento tra imprese e sistema della formazione.»
Molti giovani italiani sono stati inoltre costretti a trasferirsi oltre l’Europa, attratti da salari più elevati e percorsi di crescita professionale significativi: tra le destinazioni più citate figurano la Silicon Valley per le tecnologie, la Gran Bretagna nel comparto finanziario e il Giappone per industria e servizi bancari.
Negli ultimi vent’anni la composizione per età del mercato del lavoro italiano è mutata profondamente: la quota degli occupati over 50 è quasi raddoppiata, passando dal 20% a circa il 40%, mentre la percentuale degli under 35 è scesa dal 35% a meno del 25%, secondo i dati del CNEL.
Il Sistema informativo Excelsior, frutto della collaborazione tra Unioncamere e il Ministero del Lavoro, segnala inoltre che le imprese destinano mediamente il 28% dei contratti programmati ai giovani sotto i 30 anni, ma quasi la metà di queste posizioni risulta difficile da coprire: nel 48% dei casi si sono riscontrate difficoltà, per il 31% dovute all’assenza di candidati adeguati. Allo stesso tempo, molti giovani si trovano davanti a processi di selezione lunghi e complessi che scoraggiano il ricambio generazionale.
Le conseguenze sul piano economico sono multiple: una forza lavoro meno dinamica rallenta l’adozione delle tecnologie digitali e delle pratiche sostenibili, peggiorando la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali. Interventi di politica attiva del lavoro, incentivi fiscali per il rientro dei talenti, percorsi di formazione continua e rafforzamento degli strumenti di orientamento e matching tra domanda e offerta possono contribuire a contenere il fenomeno.
Per gli investitori e per i mercati, la scarsità di giovani competenti significa potenziali strozzature per i settori ad alta intensità di innovazione — come tecnologia, green economy e manifattura avanzata — con impatti possibili su produttività, margini aziendali e attrattività degli asset italiani nel medio termine. Sul versante macro, una forza lavoro che invecchia comporta anche rischi per la crescita potenziale del Paese e per le dinamiche di spesa pubblica legate a pensioni e welfare, elementi che possono influenzare il profilo rischio-rendimento dei titoli sovrani.
Servono quindi strategie coordinate tra Camere di commercio, imprese, mondo della formazione e istituzioni pubbliche per rendere il mercato del lavoro più flessibile, attrattivo e capace di valorizzare competenze digitali e green, riducendo gli ostacoli al rientro e all’inserimento dei giovani.
In sintesi
- La carenza di giovani competenti può tradursi in colli di bottiglia per i settori innovativi: gli investitori dovrebbero monitorare l’esposizione delle imprese italiane alle risorse umane e alla formazione continua.
- Misure efficaci per il rientro dei talenti e per l’upskilling possono aumentare la produttività nazionale; ciò rappresenta un’opportunità per fondi e operatori interessati a strategie di lungo periodo sul mercato italiano.
- Un invecchiamento diffuso della forza lavoro può esercitare pressioni sulle finanze pubbliche e sui rendimenti sovrani nel medio termine, consolidando la necessità di politiche che stimolino crescita e partecipazione giovanile al mercato del lavoro.