Le aziende non trovano la metà dei giovani sotto i 30 anni
- 5 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Reperire personale disponibile all’assunzione sta diventando sempre più complesso, in particolare per i giovani under 30: la difficoltà di selezione è passata dal 33,4% del 2021 al 48% nel 2025, ovvero oggi meno di un giovane su due risulta facilmente assumibile.
Questo indicatore sintetizza una serie di criticità strutturali del Paese: denatalità, spopolamento di aree interne, fuga all’estero di competenze e un persistente deficit di competenze nel sistema formativo. I dati emergono dallo studio condotto da Unioncamere, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e dal sistema di monitoraggio Excelsior, presentato in occasione della Conferenza nazionale delle Camere di commercio che si è svolta a Paestum con il tema «L’Europa e i giovani, le nostre sfide per il futuro».
L’analisi di Excelsior prende le mosse dal periodo post‑Covid (2021) e confronta l’andamento del mercato del lavoro lungo un arco di cinque anni; il risultato è la conferma di un’accentuata difficoltà delle imprese a trovare candidati giovani con profili adeguati.
Andrea Prete ha commentato:
“Dopo la crisi legata alla pandemia temevamo un aumento della disoccupazione con la ripresa dei licenziamenti, ma la realtà è stata diversa: molte imprese si sono trovate senza candidati che avessero le competenze richieste.”
Nel dettaglio, il numero di candidature è calato drasticamente: la carenza di candidati è salita dal 16,6% del 2021 al 31,1% del 2025. Parallelamente, il fenomeno dell’inadeguatezza della formazione è rimasto sostanzialmente stabile (circa il 13% nello stesso periodo), il che segnala non tanto un peggioramento della qualità quanto una riduzione della disponibilità quantitativa di giovani pronti a proporsi.
Le ricadute sull’economia reale sono molteplici. Le imprese, soprattutto quelle che necessitano di competenze tecnico‑specialistiche e digitali, affrontano maggiori costi di reclutamento, pressioni sui salari e ritardi nei piani di espansione o innovazione. Sul fronte degli investimenti, la scarsità di personale qualificato può ridurre l’attrattività di alcune aree per gli investitori nazionali e internazionali e spingere verso l’automazione dove possibile.
Le risposte possibili richiedono interventi coordinati: potenziare la formazione tecnica e gli apprendistati, incentivare l’assunzione di giovani con sgravi mirati, utilizzare strumenti nazionali ed europei per il reskilling, e politiche di medio termine per contrastare la perdita demografica e attrarre talenti dall’estero. Anche le Camere di commercio e le istituzioni locali possono giocare un ruolo centrale nel collegare domanda e offerta attraverso percorsi formativi condivisi con le imprese.
Per le imprese italiane, adattare i processi di selezione e investire in formazione interna non è più solo una scelta strategica, ma una necessità per mantenere competitività sui mercati internazionali e garantire la continuità produttiva nel tempo.
In sintesi
- La penuria di giovani candidati spingerà molte aziende a incrementare investimenti in formazione interna e automazione, con effetti sul mix tra lavoro umano e tecnologia nei prossimi anni.
- Regioni con sistemi formativi più efficaci e una rete di relazioni tra imprese e istituzioni saranno più appetibili per gli investimenti, accentuando il divario territoriale se non si interviene con politiche nazionali mirate.
- Gli incentivi pubblici all’assunzione e i programmi di riqualificazione possono ridurre il mismatch competenze‑domanda, ma richiedono coordinamento tra Stato, Regioni e attori economici per essere efficaci nel medio termine.
- Per gli investitori privati, la capacità di un’azienda di attrarre e formare giovani talenti diventerà un indicatore di sostenibilità operativa e potenziale di crescita, influenzando decisioni di allocazione del capitale.