Autorità dei trasporti: contenere i costi del ponte sullo Stretto per non gravare sugli utenti
- 27 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il Piano economico-finanziario relativo al Ponte sullo Stretto è giudicato «adeguato nell’attuale fase di impostazione e avvio del progetto», ma richiede un presidio costante su tariffe, controllo dei costi e tutela dell’utenza. Lo rileva il parere di 19 pagine redatto dall’Autorità di regolazione dei trasporti, guidata da Nicola Zaccheo, nel documento identificato come parere n.39/2026.
Il documento non respinge il piano tariffario nella sua sostanza e arriva dopo che la Corte dei conti aveva criticato una prima delibera del Cipess per l’assenza proprio del parere dell’Art. Per riavviare l’iter e redigere una nuova delibera compatibile con i rilievi della giustizia contabile, l’Autorità formula una serie di prescrizioni tecniche e osservazioni volte a rafforzare controlli e garanzie.
Il parere
Autorità di regolazione dei trasporti ha scritto:
“Il parere riguarda esclusivamente le tariffe del pedaggio stradale previste dal Dl 32 del 2026, non il giudizio sull’opera nel suo complesso.”
L’Autorità sottolinea che il Ponte sullo Stretto è caratterizzato da assoluta specificità e da unicità e complessità tecnica, economica e finanziaria, elementi che impongono verifiche più rigorose sulla tenuta economica dell’iniziativa e sulla corretta allocazione dei rischi. Il principio guida del parere è orientato al contenimento dei costi per gli utenti, alla piena attribuzione del rischio al concessionario e all’incentivazione dell’efficienza gestionale.
Per questo motivo l’Autorità richiede l’istituzione di un sistema di monitoraggio strutturato e continuativo, capace di valutare nel tempo la sostenibilità economico-finanziaria complessiva, l’adeguatezza dell’allocazione dei rischi e la congruità delle tariffe di pedaggio rispetto ai costi effettivamente sostenuti e ai livelli di servizio offerti.
I pedaggi
Nel piano è prevista una tariffa media per veicolo pari a 27,43 euro all’entrata in esercizio, stimata per il 2034, con un progressivo incremento fino a 48,71 euro nel 2063 e una crescita media annua del 2%. L’Art richiede però che il sistema tariffario rispetti i principi di sostenibilità tariffaria e tutela dell’utenza, oltre a garantire una corretta allocazione dei rischi.
L’Autorità osserva che il modello proposto da Stretto di Messina non contempla un fattore esplicito di recupero della produttività, meccanismo tipico nelle concessioni regolamentate. I costi operativi vengono aggiornati prevalentemente in funzione dell’inflazione, con il rischio di indebolire la funzione incentivante della regolazione e di non promuovere adeguati contenimenti dei costi.
Su questo punto l’Autorità raccomanda che gli obiettivi di efficientamento per la fase operativa vengano definiti in modo trasparente e verificabile, con il coinvolgimento dell’Autorità stessa al momento della revisione del Piano antecedente all’entrata in esercizio dell’opera.
La rimodulazione
Particolare attenzione è dedicata alla clausola che consente alla concessionaria di rimodulare le tariffe per categorie di veicoli, fasce orarie o periodi qualora si verifichino scostamenti dei ricavi da traffico, mantenendo però invariati i ricavi complessivi. L’Art segnala che questa previsione potrebbe annullare il rischio traffico in capo alla concessionaria, riducendo così l’effettivo rischio d’impresa.
Per evitare tale effetto, l’Autorità chiede che ogni modifica tariffaria sia previamente sottoposta al suo parere e richiama l’attenzione sui limiti di certezza dei dati economici: l’investimento complessivo è indicato a valori nominali senza quantificare gli impatti delle clausole di revisione prezzi, che in funzione dei tassi futuri di inflazione potrebbero comportare rilevanti adeguamenti del piano economico.
L’Autorità ribadisce la necessità di assicurare la piena traslazione dei rischi di competenza in capo alla concessionaria, in conformità alla matrice dei rischi prevista dal contratto di concessione.
Stime di traffico e opere complementari
Le proiezioni di traffico che sorreggono il Piano si basano sull’ipotesi che vengano completati interventi di Anas e Rfi, dalle connessioni autostradali ai collegamenti ferroviari integrati. Alcuni di questi interventi tuttavia non dispongono ancora di coperture finanziarie certe o di calendari definiti.
L’Autorità chiede pertanto che, per ciascun investimento complementare rilevante ai fini delle stime di traffico, siano indicati in modo puntuale lo stato di finanziamento, il cronoprogramma atteso e il soggetto responsabile della sua realizzazione. Inoltre, in caso di mancata, ritardata o parziale attuazione degli interventi previsti, deve essere chiarito a chi ricada il relativo rischio.
Monitoraggio e condizioni per l’entrata in esercizio
Oltre alle prescrizioni tecniche sulle tariffe, l’Autorità propone l’adozione di meccanismi di controllo periodici e indicatori di performance che consentano di verificare la sostenibilità del progetto durante tutte le fasi. Questi strumenti dovrebbero includere verifiche sulle proiezioni di traffico, revisioni delle ipotesi macroeconomiche e valutazioni degli effetti delle clausole di revisione prezzi.
Dal punto di vista finanziario, il parere richiama l’importanza di regole chiare per la gestione degli scostamenti rispetto agli scenari attesi, così da limitare trasferimenti non previsti verso la finanza pubblica e tutelare al contempo gli interessi degli utenti. Per gli investitori e gli istituti finanziatori, rilevano in particolare la trasparenza sui flussi di cassa attesi e la robustezza delle garanzie sulla ripartizione dei rischi.
In conclusione, l’Autorità di regolazione dei trasporti non chiude la porta al progetto ma pone condizioni precise: tariffe coerenti con la tutela dell’utenza, meccanismi che incentivino l’efficienza, chiara attribuzione dei rischi e un sistema di monitoraggio permanente che accompagni il progetto fino all’entrata in esercizio e oltre.
In sintesi
- La richiesta di un monitoraggio strutturato aumenta la prevedibilità per gli investitori, ma mette pressione sulla concessionaria affinché dimostri capacità di gestione e contenimento dei costi.
- L’assenza di un fattore di produttività esplicito nelle tariffe riduce gli incentivi all’efficienza; gli investimenti privati potrebbero quindi richiedere condizioni contrattuali più robuste o garanzie addizionali.
- I ritardi o i finanziamenti incompleti delle opere complementari rappresentano il rischio principale per la domanda di traffico: ciò potrebbe tradursi in ricadute sulla sostenibilità finanziaria e sulla necessità di interventi pubblici per mitigare gli impatti.
- Per il contesto economico italiano, la solidità delle scelte regolatorie sarà determinante per evitare che il progetto pesi eccessivamente sui conti pubblici e per sfruttare appieno le ricadute positive su logistica e turismo in Sicilia.