Stretto di Hormuz: approvvigionamenti alternativi di jet fuel non bastano
- 26 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le raffinerie europee operano a pieno regime, con conversioni produttive mirate a massimizzare i margini: in alcuni impianti, soprattutto nei Paesi Bassi, porzioni di produzione destinate al diesel sono state riallocate al carburante per aerei, visto il differenziale di prezzo favorevole. Tuttavia la produzione di carburante per aerei richiede processi di lavorazione, gestione e logistica più complessi rispetto agli altri distillati, e non tutti gli stabilimenti europei sono attrezzati per avviarne una rapida espansione, come evidenziato da casi recenti in raffinerie come quella di Anversa appartenente a Exxon e lo stabilimento MiRO in Germania.
I Paesi europei più esposti
Le nazioni più vulnerabili alle tensioni nelle forniture di carburante per aerei rimangono la Francia e il Regno Unito. In particolare Londra occupa una posizione di maggiore fragilità: è il principale importatore netto europeo di questo prodotto e ha ridotto le scorte strategiche dopo la chiusura di alcune raffinerie ritenute non più competitive. La combinazione di domanda estiva elevata e scorte più basse aumenta il rischio di stress sulla catena di approvvigionamento.
Il Regno Unito apre le porte alla Russia
Il Regno Unito ha concesso una licenza che permette l’importazione di carburante per aerei e diesel raffinati a partire da greggio russo lavorato in Paesi terzi, in particolare in India e in Cina, per poi essere immesso sul mercato britannico. La decisione ha suscitato critiche da parte di parlamentari britannici e di rappresentanti ucraini, che vedono nella misura un indebolimento della pressione economica su Mosca.
Chris Bryant ha dichiarato:
“La misura è temporanea ed è stata adottata alla luce della situazione in Medio Oriente.”
… e la Germania a Israele
Anche la Germania ha cercato soluzioni per rassicurare i propri approvvigionamenti: il governo tedesco ha accolto la disponibilità di Israele a trasferire quantità di carburante per aerei in risposta a una richiesta di assistenza formulata dopo le tensioni nello stretto di Hormuz. I dettagli relativi a volumi e tempistiche non sono stati resi pubblici, ma l’accordo evidenzia come la sicurezza delle forniture stia spingendo a collaborazioni straordinarie tra Stati.
La reazione delle compagnie aeree
Nei mesi primaverili molte compagnie avevano lanciato l’allarme su potenziali carenze di combustibile per l’estate; negli ultimi giorni il tono si è attenuato, ma gli operatori già hanno reagito aumentando i prezzi dei biglietti e riducendo alcune rotte per contenere i costi. Delta Air Lines, per esempio, prevede un incremento dei costi carburante per circa 2 miliardi di dollari entro giugno 2026.
Ed Bastian ha dichiarato che l’aumento del prezzo del petrolio rappresenta il principale fattore di pressione sul settore, contribuendo a una contrazione della capacità stimata intorno al 3,5% e a scelte di prezzo orientate alla tutela dei margini.
Per le compagnie, l’effetto immediato è una compressione dei margini operativi che può tradursi in minori investimenti in espansione della flotta o in ritardi nei piani di ammodernamento. Sul versante dei fornitori di carburante, invece, si evidenziano opportunità di rendimento per chi dispone di capacità di raffinazione flessibile o di stoccaggio strategico.
Sul piano industriale, riconvertire linee di produzione verso il carburante per aerei richiede investimenti in impianti e logistica che non sono recuperabili nel breve termine; ciò rende difficile una risposta immediata all’aumento della domanda e favorisce gli operatori già specializzati. Per i governi europei la sfida rimane duplice: garantire approvvigionamenti sicuri e contenere pressioni inflazionistiche derivanti dall’aumento dei costi energetici.
In sintesi
- L’aumento della domanda di carburante per aerei e le limitazioni nella riconversione delle raffinerie accentuano il premio di prezzo sui distillati, creando opportunità per gli operatori con capacità di stoccaggio e flessibilità produttiva.
- Per gli investitori italiani, società energetiche con impianti raffinatori adattabili o esposizione a contratti di fornitura a lungo termine potrebbero mostrare maggiore resilienza rispetto alle compagnie aeree, che vedono i margini sotto pressione.
- Le misure temporanee come le licenze all’import da lavorazioni di greggio russo in Paesi terzi riducono il rischio immediato di shortage ma sollevano rischi geopolitici e di reputazione che possono influenzare la stabilità regolatoria e i costi di approvvigionamento.