Export, Tajani: la qualità del made in Italy resiste a crisi e dazi

La qualità del Made in Italy continua a trainare le esportazioni italiane, nonostante le tensioni sul commercio globale dovute a dazi e conflitti che mettono a rischio la libertà di navigazione: questa è la lettura proposta da Antonio Tajani, vicepresidente del governo e ministro degli Esteri, intervenuto in videocollegamento al Festival dell’Economia di Trento.

Antonio Tajani ha affermato:

“Stiamo facendo moltissimo per sostenere le imprese”

Intervenuto in un confronto con l’editorialista Adriana Cerretelli, il ministro ha tracciato la strategia del governo per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, evidenziando come le misure adottate abbiano contribuito a risultati positivi: non solo i dati del 2025, ma anche il primo trimestre dell’anno in corso mostrano una crescita dell’export superiore al 7%.

Strategia governativa per le esportazioni

Secondo il ministro, il contesto internazionale resta complesso, ma il valore aggiunto dei prodotti italiani e un piano organico di interventi hanno permesso di rafforzare la presenza delle aziende sui mercati esteri. Il governo ha combinato strumenti finanziari, promozione commerciale e sostegno alle filiere per mitigare gli effetti delle barriere tariffarie e delle tensioni geopolitiche.

Antonio Tajani ha aggiunto:

“Il clima per le nostre esportazioni è molto positivo e questo è anche un segnale che il piano d’azione messo in campo dal governo sta aiutando le imprese a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali.”

Tra gli obiettivi fissati dall’esecutivo c’è quello di portare l’export italiano a 700 miliardi entro la fine del 2027. Il ministro ha riconosciuto la difficoltà del traguardo, ma ha ribadito la volontà politica di mantenerlo come riferimento strategico per la crescita del paese.

Antonio Tajani ha dichiarato:

“L’obiettivo è di arrivare a 700 miliardi entro la fine del 2027. Non sarà facile, però è un obiettivo che vogliamo continuare ad avere come punto di riferimento, perché tutto questo si può fare.”

Il rapporto con Israele e la posizione italiana

Nell’intervento è emersa anche la tensione diplomatica con Israele, in particolare dopo le richieste di sanzioni nei confronti del ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir. Il titolare della Farnesina ha sottolineato la necessità di un rapporto franco e leale con gli alleati, indicando come l’amicizia tra Stati richieda onestà anche nel rimarcare limiti e responsabilità.

Antonio Tajani ha spiegato:

“Noi cerchiamo di dare dei segnali anche a Israele affinché si renda conto che c’è un limite oltre il quale non si può andare. Siamo amici di Israele, non l’abbiamo mai negato, ma essere amici significa anche essere sinceri.”

Il ministro ha poi richiamato l’attenzione sulla fase post-conflitto nella Striscia di Gaza, auspicando una transizione dalla tregua alla ricostruzione e al ritorno a condizioni di vita normale, con un flusso regolare di aiuti umanitari. Sul fronte meridionale, il Libano è stato indicato come un’altra area dove l’Italia può svolgere un ruolo costruttivo nel sostegno alle istituzioni legittime e nella stabilizzazione regionale, insieme all’attenzione verso la situazione siriana.

Riferendosi inoltre alla posizione europea, il ministro ha ricordato un documento firmato da quattro grandi Paesi — Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna — volto a censurare le azioni dei coloni che compromettono la prospettiva di una soluzione a due Stati, sottolineando la necessità di misure mirate contro comportamenti che minano la pace.

Ruolo dell’Italia nel Mediterraneo

Nel suo discorso Antonio Tajani ha ribadito la volontà italiana di mantenere un ruolo attivo di dialogo e presenza, sia a livello europeo sia bilaterale. Per l’Italia, la stabilità del Mediterraneo è vitale non solo per ragioni geopolitiche ma anche economiche, dato il peso delle rotte marittime e delle relazioni commerciali per le esportazioni nazionali.

Il ministro ha invitato alla cooperazione multilaterale e all’uso di strumenti diplomatici per ridurre le tensioni, favorire la ricostruzione e sostenere la ripresa economica nelle aree coinvolte dai conflitti, prospettiva che implica anche un ritorno alla normalità per gli scambi commerciali internazionali.

Implicazioni per le imprese italiane

Le dichiarazioni del ministro evidenziano come la combinazione di un forte brand nazionale, politiche di sostegno pubblico e una maggiore attenzione alla geopolitica commerciale possano mitigare alcuni effetti negativi della frammentazione del commercio globale. Per le aziende italiane, il rafforzamento delle capacità di export significa investimento in innovazione, diversificazione dei mercati e gestione dei rischi legati a catene di approvvigionamento internazionali più volatili.

In questo quadro, la definizione di obiettivi ambiziosi come i 700 miliardi di export non è solo un target numerico, ma un indirizzo politico che richiede coordinamento fra istituzioni, finanza pubblica e sistema imprenditoriale per tradurre le potenzialità competitive del territorio in risultati concreti sui mercati esteri.

In sintesi

  • La resilienza del Made in Italy riduce l’impatto immediato dei dazi, ma richiede continui investimenti in innovazione per mantenere vantaggi competitivi nei mercati esteri.
  • Obiettivi ambiziosi di export come i 700 miliardi implicano uno sforzo coordinato tra politica industriale e strumenti finanziari: per gli investitori italiani significa monitorare aziende con strategie di internazionalizzazione solide.
  • La stabilità geopolitica nel Mediterraneo ha un impatto diretto sui costi logistici e sulle rotte commerciali; il ruolo diplomatico dell’Italia può contribuire a ridurre incertezza e premi di rischio sui flussi commerciali.
  • Per il sistema bancario e gli operatori finanziari, aumentare i prodotti di copertura e credito per l’export diventa cruciale per sostenere le PMI nella gestione del rischio paese e nelle operazioni sulle nuove piazze estere.


Author: Tony
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