Trump e il paradosso: la politica che genera incertezze
- 22 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La conferenza intitolata «L’euro, il dollaro e Mister Trump» è stata tenuta da Donato Masciandaro, professore ordinario alla Bocconi di Milano, nella sala Calepini della Camera di Commercio di Trento durante la giornata inaugurale del Festival dell’Economia. Lo speech è avvenuto nello stesso giorno in cui il Centro studi di Confindustria ha diffuso una nota di allarme sugli effetti degli scenari di tensione nel golfo di Hormuz sulla tenuta dell’economia, in un contesto in cui le principali stime macroeconomiche provenienti da istituzioni come la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale convergono su un rallentamento globale.
C’è del metodo in questa follia?
Donato Masciandaro ha dichiarato:
“Un chiodo fisso mi è stato posto da uno studente: ‘C’è del metodo in questa follia?’. Per rispondere bisogna guardare ai protagonisti principali di questa fase: il primo è Donald Trump, il secondo è l’Europa, e una parola chiave che li connette è la dominanza.”
Con questa domanda Masciandaro ha introdotto un’analisi sulle dinamiche politiche e monetarie che plasmano la congiuntura internazionale, mettendo in relazione scelte di politica economica e obiettivi geopolitici. L’intervento ha mirato a collegare comportamenti istituzionali, strumenti di politica commerciale e conseguenze sui mercati finanziari.
Populismo speciale
Donato Masciandaro ha spiegato:
“Donald Trump rappresenta una figura che possiamo definire populista e, al tempo stesso, ‘speciale’: un populista alla guida dell’esecutivo della potenza economica più influente a livello globale.”
Nell’analisi di Masciandaro il populismo assume una connotazione operativa: non si tratta solo di un atteggiamento politico, ma di una strategia mirata a massimizzare il consenso e a prolungare la permanenza al governo. Questo approccio modifica le priorità della policy rispetto alla tradizionale gestione istituzionale, con effetti potenzialmente duraturi sulle relazioni internazionali e sui flussi commerciali.
Le regole del gioco disattese
Donato Masciandaro ha aggiunto:
“La differenza cruciale tra il politico tradizionale e il populista è il rispetto delle regole del gioco: il primo accetta la separazione dei poteri e il ruolo delle autorità indipendenti nel campo economico e finanziario; il secondo tende invece a mettere in discussione quella distribuzione dei poteri.”
Secondo l’intervento, la messa in discussione delle garanzie istituzionali e delle autorità indipendenti può alterare gli orizzonti delle politiche monetarie e fiscali, riducendo la prevedibilità delle decisioni pubbliche. Per gli operatori sui mercati finanziari e per gli investitori questa crescente incertezza si traduce in premi al rischio più elevati e in una riduzione della propensione all’investimento a lungo termine.
I dazi come leva geopolitica
Donato Masciandaro ha spiegato:
“La politica tariffaria tradizionale è pensata per obiettivi economici – sostenere la crescita, l’occupazione o gestire l’inflazione. Esiste però un approccio alternativo, quello geopolitico, in cui strumenti economici vengono impiegati per finalità che non sono puramente economiche: in pratica i dazi diventano uno strumento per esercitare pressione politica sugli altri Paesi.”
Questa prospettiva implica che misure come aumenti tariffari o barriere commerciali non siano misurate solo in termini di impatto sul prodotto interno lordo o sui prezzi, ma anche come leve di potere politico. Per le imprese italiane esportatrici e per le filiere integrate a livello internazionale, ciò aumenta il rischio di frammentazione delle catene del valore e di volatilità nei costi delle materie prime e dell’energia.
In un contesto in cui tensioni geopolitiche possono tradursi rapidamente in strozzature di offerta o in rialzi dei premi assicurativi per il trasporto marittimo, le banche centrali affrontano il difficile compito di bilanciare la risposta all’inflazione con la necessità di non soffocare una crescita già debole. Per l’Europa e in particolare per l’Italia, questo quadro richiede politiche industriali e di diversificazione delle forniture più robuste, oltre a strategie finanziarie che proteggano la liquidità delle imprese.
Infine, l’intervento ha sottolineato come la dominanza – intesa come capacità di uno Stato o di un esecutivo di imporre scelte sul piano internazionale – agisca da moltiplicatore delle conseguenze economiche: quando chi detiene potere politico utilizza strumenti economici per fini strategici, la complessità delle scelte di policy aumenta e con essa l’incertezza per mercati e investitori.
In sintesi
- L’uso dei dazi come strumento geopolitico può aumentare la volatilità dei costi per le imprese italiane, spingendo molti operatori a rivedere strategie di approvvigionamento e a valorizzare contratti di lungo periodo per mitigare il rischio di interruzioni.
- La sfida per la Banca centrale europea consiste nel bilanciare la lotta all’inflazione con la necessità di sostenere una crescita fragile; tale bilanciamento influenzerà i rendimenti dei titoli di Stato italiani e la valutazione del rischio paese da parte degli investitori istituzionali.
- L’accentuarsi della dominanza politica nei rapporti internazionali aumenta il premio per l’incertezza nei mercati valutari e azionari: per gli investitori italiani può diventare utile privilegiare settori con flussi di cassa resilienti e una forte integrazione nei mercati domestici.
- Per il sistema produttivo nazionale è opportuno rafforzare politiche di diversificazione delle catene del valore e investimenti in efficienza energetica, per ridurre l’esposizione a shock esterni e trasformare il rischio in opportunità di rilocalizzazione produttiva.