SBI, Rakuten e Nomura pronti a lanciare trust d’investimento in criptovalute in Giappone
- 17 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Le principali società di intermediazione giapponesi stanno preparando strumenti che permetteranno agli investitori retail di ottenere esposizione alle criptovalute attraverso veicoli regolamentati, con SBI Securities e Rakuten Securities che sviluppano prodotti internamente e con altri gruppi, come Nomura, pronti a entrare non appena il quadro normativo sarà definito.
SBI Securities intende collocare sul mercato fondi creati dalla società del gruppo SBI Global Asset Management, comprendendo sia ETF sia investment trust incentrati su asset liquidi come Bitcoin e Ethereum. L’obiettivo dichiarato è gestire internamente l’intero processo, dallo sviluppo del prodotto alla distribuzione.
Rakuten Securities sta seguendo un percorso analogo, collaborando con Rakuten Investment Management per realizzare veicoli negoziabili direttamente tramite applicazioni mobili, rendendo così l’accesso più immediato per l’utente medio.
Impatto per gli investitori al dettaglio
La novità rappresenterebbe una svolta nella fruizione delle crypto da parte del pubblico: oggi l’acquisto di asset digitali richiede l’apertura di un conto su una piattaforma di scambio o la gestione di un wallet personale; i fondi comuni e gli ETF consentirebbero invece di ottenere esposizione attraverso i conti titoli tradizionali, abbattendo una barriera tecnica significativa e potenzialmente ampliando la base di investitori retail.
Quadro regolamentare e tempistiche
Le autorità finanziarie giapponesi stanno aggiornando la normativa per includere formalmente le criptovalute tra gli strumenti che i fondi di investimento possono detenere, con modifiche previste all’ordinanza applicativa dell’Investment Trust Act entro il 2028. Inoltre, le modifiche all’Financial Instruments and Exchange Act hanno riclassificato gli asset digitali come strumenti finanziari, con entrata in vigore attesa per l’anno fiscale 2027 qualora il provvedimento venga approvato nei tempi previsti dal parlamentare.
Questi cambiamenti normativi sono rilevanti perché estendono agli strumenti cripto il perimetro di vigilanza tipico di azioni e obbligazioni, imponendo requisiti di trasparenza, governance e protezione del risparmiatore analoghi a quelli esistenti per altri mercati finanziari.
Posizione dei grandi gruppi finanziari
Oltre a SBI e Rakuten, anche nomi come Nomura e Daiwa hanno programmato lo sviluppo di investment trust cripto all’interno dei rispettivi gruppi, mentre il gruppo SMBC ha costituito una task force trasversale per valutare possibili iniziative. Asset Management One, collegata al Mizuho Financial Group, ha avviato esplorazioni preliminari sul tema.
La partecipazione di istituti tradizionali aumenta la probabilità che le nuove soluzioni siano accompagnate da servizi di custodia sicura, procedure di compliance rafforzate e meccanismi di controllo del rischio, elementi che possono contribuire a mitigare alcune criticità storiche del mercato cripto.
Possibili prodotti: ETF spot e combinazioni innovative
Il Giappone sta altresì valutando modifiche regolamentari che potrebbero permettere l’introduzione di ETF spot su criptovalute già a partire dal 2028. Gruppi finanziari importanti hanno progetti preliminari per prodotti originali, come fondi combinati che bilanciano oro e asset digitali o ETF doppi che includono Bitcoin e XRP, in attesa dell’approvazione normativa.
L’arrivo di ETF spot comporterebbe impatti sulla liquidità, sulla capacità di prezzo e sulla trasparenza del mercato, oltre a creare nuove opportunità per strumenti di copertura e strategie multi-asset.
Aspetti operativi, AML e custodia
Per funzionare a pieno regime, questi prodotti richiederanno infrastrutture di custodia con standard istituzionali, procedure antiriciclaggio più stringenti e sistemi di monitoraggio delle transazioni integrati con le piattaforme di scambio. L’adeguamento normativo enfatizzerà la necessità di politiche KYC/AML efficaci e di accordi chiari tra gestori, depositari e exchange.
Sul fronte del mercato, la maggiore partecipazione retail potrebbe aumentare la volatilità di breve periodo ma al contempo favorire lo sviluppo di mercato secondario più profondo e di servizi finanziari accessori, incluse soluzioni di gestione patrimoniale e prodotti strutturati con sottostante cripto.
Implicazioni per investitori esteri e operatori di mercato
Per gli operatori europei e italiani la trasformazione giapponese è un segnale di maturazione del mercato globale delle criptovalute: l’integrazione regolamentare favorisce la armonizzazione dei criteri di vigilanza e può accelerare la comparsa di prodotti simili in altre giurisdizioni, con ricadute su flussi di capitale e partnership transfrontaliere.
Gli investitori italiani che valutano esposizioni a questi nuovi veicoli dovranno considerare aspetti fiscali, la modalità di accesso attraverso intermediari autorizzati e la natura dei rischi connessi agli asset digitali, inclusi rischio di mercato, tecnologico e regolamentare.
Prospettive e rischi
La diffusione di investment trust e di possibili ETF spot in Giappone potrebbe spingere verso una maggiore integrazione dei mercati finanziari tradizionali con il mondo cripto, ma resta essenziale monitorare l’evoluzione normativa, la qualità della custodia e le condizioni di mercato per evitare sorprese legate alla liquidità o a eventi di mercato estremi.
In definitiva, il progressivo ingresso di istituzioni consolidate nel comparto rende più probabile una transizione verso prodotti regolamentati e standardizzati, che da un lato facilitano l’accesso degli investitori retail e dall’altro prescrivono requisiti di governance che potrebbero aumentare la fiducia complessiva nel settore.
In sintesi
- L’introduzione di fondi cripto e ETF in Giappone potrebbe incrementare la domanda istituzionale e retail, determinando un aumento della liquidità ma anche una maggiore sensibilità del mercato alle notizie regolamentari.
- Per gli investitori italiani, l’accesso tramite intermediari autorizzati semplificherebbe la gestione fiscale e operativa, ma richiederà attenzione nella scelta del veicolo rispetto a criteri di custodia e trasparenza dei prezzi.
- L’adozione da parte di grandi gruppi finanziari favorisce la standardizzazione e la mitigazione di rischi operativi, rendendo il settore più appetibile per prodotti multi-asset e per strategie di diversificazione.
- Resta fondamentale valutare l’impatto sulle politiche di vigilanza e sul mercato secondario: una regolamentazione più rigorosa può ridurre l’erosione di fiducia, ma potenzialmente introdurre vincoli che incidono sui rendimenti e sulla flessibilità degli strumenti.