Fisco, i caf lanciano l’allarme sul 730 e oltre: taglio dei fondi con effetto retroattivo
- 12 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
I centri di assistenza fiscale protestano contro il taglio dei compensi disposto dalla legge di Bilancio 2026 e applicato con il Dm Economia del 29 aprile pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che riduce di 21,6 milioni di euro le risorse destinate alle loro attività.
Il decreto stabilisce che le risorse complessive per i compensi a Caf e professionisti abilitati non possono superare il tetto di circa 195,3 milioni di euro «a decorrere dall’anno 2026, relativamente alle attività rese nell’anno 2025». In caso di superamento del limite, gli importi spettanti sono «proporzionalmente ridotti» in base ai compensi unitari.
Per le organizzazioni di settore si tratta di una misura che incide su prestazioni già svolte e contabilizzate, con effetti retroattivi che generano incertezza sul piano economico e gestionale.
Attività già prestate e retroattività
Giovanni Angileri ha dichiarato:
“C’è un elemento di criticità: l’applicazione incide su prestazioni già effettuate e concluse, configurando così un effetto retroattivo.”
La consulta dei Caf osserva che le attività relative alle dichiarazioni fiscali 2025 sono state pianificate, organizzate e realizzate sulla base di un quadro normativo e di risorse definite in precedenza, per cui il nuovo tetto comporta una revisione a posteriori delle condizioni economiche previste.
Pressing durante la manovra e il Milleproroghe
Secondo la rappresentanza dei centri di assistenza, la questione è stata sollevata già nella fase di approvazione della manovra e nel successivo intervento normativo noto come Milleproroghe, con emendamenti e ordini del giorno che cercavano di escludere ogni effetto retroattivo. Alcuni passaggi parlamentari e istituzionali hanno tuttavia lasciato la materia senza una soluzione condivisa, contribuendo all’attuale contenzioso tra operatori e amministrazione.
Responsabilità legate al visto di conformità
I Caf richiamano anche il peso delle responsabilità che assumono nel rilascio del visto di conformità, che comporta esposizioni economiche e sanzionatorie in caso di errori. Questa responsabilità, sostengono, non trova corrispondenze dirette in altri ambiti dell’intermediazione e aumenta i costi operativi legati a controlli e conservazione di documentazione.
La natura dei controlli richiesti e la mole di pratiche trattate rendono l’attività quotidiana estremamente complessa: una riduzione dei compensi, se applicata retroattivamente, può compromettere la sostenibilità economica di molte strutture locali e la qualità dell’assistenza fornita ai contribuenti.
Modifiche alla dichiarazione precompilata
Nel decreto attuativo viene richiamato l’aumento del numero di dichiarazioni accettate senza modifiche da parte dei contribuenti come argomento a favore della riduzione dei compensi. Le organizzazioni dei Caf contestano però questa interpretazione.
La consulta dei Caf ha affermato:
“La grande maggioranza delle dichiarazioni precompilate richiede comunque modifiche o integrazioni, confermando la centralità del contributo dei Caf nel sistema.”
Le associazioni sottolineano che la qualità dell’informazione, la verifica dei documenti e l’assistenza alla correzione di anomalie rimangono servizi indispensabili, specialmente per fasce di popolazione meno informate o per situazioni fiscali complesse.
Implicazioni pratiche e scenari futuri
Dal punto di vista pratico, la riduzione dei compensi con effetto retroattivo apre diverse possibilità di sviluppo: ricorsi amministrativi o contenziosi giudiziari da parte di operatori, richieste di ristoro contrattuale, e pressioni politiche per rivedere il provvedimento. Sul piano operativo, alcune strutture potrebbero rivedere l’organizzazione dei servizi o ridurre il personale, con possibili riflessi sull’accesso all’assistenza fiscale territoriale.
Sul fronte istituzionale, la vicenda interroga le modalità con cui si definiscono i tetti di spesa e la necessità di prevedere salvaguardie per prestazioni già erogate. Per i cittadini, la possibile contrazione dell’offerta potrebbe tradursi in tempi di attesa più lunghi o in una maggiore difficoltà ad ottenere assistenza qualificata.
Gli sviluppi normativi e le eventuali negoziazioni tra rappresentanti dei Caf e Governo determineranno i margini per soluzioni condivise; nel frattempo, il settore dovrà valutare misure di contenimento dei costi e strategie per garantire la sostenibilità dei servizi.
In sintesi
- La riduzione retroattiva dei compensi rischia di comprimere la sostenibilità economica dei Caf, con possibili contrazioni dell’offerta di assistenza fiscale a livello locale.
- Per gli investitori nel settore dei servizi fiscali e amministrativi, l’inasprimento regolatorio aumenta il rischio operativo e potrebbe spingere verso consolidamenti o riorganizzazioni per recuperare efficienza.
- Dal punto di vista macroeconomico, minori risorse per l’assistenza fiscale possono tradursi in costi indiretti per il sistema tributario, per esempio attraverso errori non corretti o maggiore contenzioso con l’Amministrazione finanziaria.