Occhiali smart: il laboratorio Essilux-PoliMi si amplia e punta in alto
- 6 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il laboratorio dedicato agli occhiali intelligenti ha trovato la sua collocazione al Politecnico di Milano, frutto della collaborazione tra l’ateneo e EssilorLuxottica. Lo Smart Eyewear Lab riunisce oltre cento fra scienziati, ricercatori e ingegneri di provenienza internazionale, impegnati nello sviluppo delle tecnologie indossabili e nella formazione di profili professionali in grado di operare oltre i confini disciplinari tradizionali.
Un laboratorio per gli occhiali intelligenti
Il nuovo polo nasce con l’obiettivo di creare una piattaforma tecnologica in cui gli occhiali diventino un punto di accesso a esperienze che integrano intelligenza umana e artificiale, favorendo l’interazione fra realtà fisica e digitale. Il progetto si articola anche in un percorso didattico che ha già registrato un forte interesse: quasi 800 candidature nella prima tornata di selezioni.
Federico Buffa ha detto:
“La collaborazione con il Politecnico di Milano parte da lontano, quando era ancora rettore Ferruccio Resta. A dare continuità anche l’attuale rettrice, Donatella Sciuto, che ha sempre creduto nel progetto e nella visione che lo guida.”
Il programma multidisciplinare
Il laboratorio è parte di un’iniziativa più ampia che mira a promuovere percorsi interdisciplinari: non si tratta di replicare curricula separati, ma di integrare competenze diverse — dalla fotonica ai materiali, dall’informatica al biomedico — per rispondere all’accelerazione tecnologica che rende rapidamente obsoleti alcuni profili specialistici.
Stefano Ronchi ha detto:
“È un progetto che si inquadra in un’iniziativa strategica chiamata percorsi interdisciplinari, con cui abbiamo voluto creare discontinuità rispetto alle lauree tradizionali che portano a creare profili specializzati, ma senza una reale integrazione interdisciplinare.”
Stefano Ronchi ha detto:
“La via scelta è stata quella dei percorsi interdisciplinari.”
Dagli Usa all’Italia
La genesi del progetto si comprende meglio ripercorrendo un decennio di sperimentazioni tra Milano, Agordo e la Bay Area di San Francisco, dove EssilorLuxottica ha esplorato per tempo le potenzialità degli smart glasses. Le prime collaborazioni con realtà come Google e Intel hanno fornito spunti preziosi, inclusi insegnamenti derivati dagli errori dei primi prototipi.
Federico Buffa ha detto:
“All’inizio abbiamo cercato una collaborazione con un’Università tecnica e ci siamo concentrati sulla California per costruire partnership accademiche.”
Federico Buffa ha detto:
“Col tempo ci siamo resi conto che quasi sempre a guidare la parte più avanzata delle innovazioni di nostro interesse erano ricercatori italiani. Grazie ai contatti costruiti, abbiamo individuato i centri per noi più promettenti, sicuramente uno è l’ETH di Zurigo con cui abbiamo delle collaborazioni, l’altro il Politecnico di Milano, dove abbiamo trovato l’ecosistema che stavamo cercando.”
Federico Buffa ha detto:
“A livello europeo, si sta consolidando una chiara volontà di costruire un ecosistema tecnologico con il proprio centro nevralgico in Europa. In questa direzione si muovono anche diverse grandi aziende, sempre più orientate a privilegiare e rafforzare gli investimenti in Europa.”
L’elettronica per l’occhiale
Un elemento decisivo del progetto è stato riconoscere che gli occhiali, rispetto ad altri dispositivi indossabili, richiedono elettronica dedicata: non basta adattare componenti esistenti, occorre progettare hardware e software pensati per la forma e i vincoli dell’occhiale, dalla gestione dell’energia all’integrazione dei sensori e delle interfacce audio.
Federico Buffa ha detto:
“La nostra collaborazione con Google sugli smart glasses e con Bose per la parte acustica non ci bastava per fare il salto che volevamo fare: ci rendevamo conto di essere limitati dalle tecnologie esistenti. Dovevamo costruire un’elettronica, sia hardware che software, pensata appositamente per l’occhiale. Al Politecnico di Milano abbiamo trovato nella formula del Joint Research Center quello che cercavamo.”
Tra ingegneria e design
La proposta formativa correlata al laboratorio è stata concepita come un percorso magistrale unico in cui convergono ingegneria e design: l’obiettivo è preparare professionisti in grado di lavorare in team multidisciplinari e affrontare problematiche che spaziano dalla fotonica alla ergonomia, dall’interazione uomo-macchina ai materiali avanzati.
Stefano Ronchi ha detto:
“Un programma all’interno del percorso di laurea magistrale unico in Italia, nato all’incrocio tra ingegneria e design, per formare professionisti capaci di progettare la prossima generazione di dispositivi indossabili intelligenti.”
Nel modello didattico pensato dal Politecnico di Milano l’ingegnere fisico contribuisce con le competenze di fotonica, l’ingegnere informatico ed elettronico porta algoritmi e sistemi, l’ingegnere biomedico valuta l’interazione con il corpo, mentre il designer cura indossabilità e funzionalità. Il risultato è un’esperienza formativa basata su progetti reali, che favorisce l’apprendimento per lavoro di squadra e la contaminazione disciplinare: la seconda edizione del corso partirà il prossimo anno, dopo la prima con 799 candidature.
In sintesi
- Il rafforzamento di un ecosistema tecnologico europeo per gli smart eyewear può attrarre investimenti industriali e finanziari, riducendo la dipendenza dalle supply chain esterne e creando opportunità per fornitori locali di componentistica avanzata.
- Per gli investitori, l’integrazione tra università e industria limita il rischio tecnologico: progetti come il Joint Research Center accelerano il trasferimento tecnologico, creando pipeline di prodotti con maggiori barriere all’entrata per i concorrenti.
- In termini di mercato del lavoro, la formazione interdisciplinare genera profili richiesti dal settore high-tech, incrementando il capitale umano nazionale e favorendo la competitività delle imprese italiane nel settore dei dispositivi indossabili.