Chi più chiede formazione sull’intelligenza artificiale la usa meno
- 14 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Una nuova analisi segnala che l’adozione di AI generativa sul posto di lavoro è più diffusa tra i laureati occupati, i lavoratori a reddito elevato e coloro che hanno un contratto a tempo pieno, sollevando dubbi su un possibile aumento delle disuguaglianze nel mercato del lavoro.
I dati raccolti dalla Federal Reserve di New York mostrano che il 62% dei lavoratori ritiene che la diffusione dell’AI porterà a un aumento della disoccupazione. La penetrazione degli strumenti di generative AI varia sensibilmente secondo il reddito: tra chi guadagna meno di 50.000 dollari l’adozione è del 15,9%, mentre tra chi dichiara redditi superiori a 200.000 dollari sale al 66,3%.
In modo paradossale, sono proprio i lavoratori con i redditi più alti a esprimere la maggiore preoccupazione per l’impatto occupazionale dell’AI, con il 69,4% che teme conseguenze negative sull’occupazione.
Un’analisi indipendente condotta dal Federal Reserve Bank di Atlanta insieme alla Fuqua School of Business della Duke University suggerisce per ora effetti limitati dell’AI sul totale dell’occupazione, sebbene molte grandi imprese prevedano riduzioni di organico nell’anno a venire.
Esposizione e vulnerabilità dei lavoratori a basso reddito
Malgrado l’attenzione mediatica sia spesso rivolta agli impatti sui professionisti tecnologici e su altre categorie di lavoro qualificato, anche i lavoratori a basso salario manifestano timori diffusi. Un’analisi della Federal Reserve di San Francisco evidenzia che circa il 20% dei 30,6 milioni di lavoratori ritenuti altamente esposti all’AI vive in famiglie a basso reddito.
Domanda di formazione e gap di accesso
Dalla ricerca della Federal Reserve di New York emerge anche una forte domanda di formazione tra i lavoratori più giovani e tra coloro senza laurea: solo circa il 16% degli intervistati attualmente impiegati ha dichiarato che il proprio datore di lavoro offre corsi o addestramento specifico sull’uso dell’AI, mentre circa il 38% ritiene importante acquisire queste competenze per semplificare il lavoro quotidiano.
Il desiderio di formazione è particolarmente marcato tra classi di lavoratori che tendenzialmente percepiscono salari più bassi: giovani, membri di minoranze, persone senza titolo universitario e chi è alle prime fasi di carriera si mostrano disposti anche a sostenere un costo economico per ottenere accesso a programmi formativi.
New York Federal Reserve researchers ha scritto:
“È fondamentale notare che alcuni dei lavoratori che attribuiscono il maggior valore alla formazione sull’AI, come coloro senza un titolo universitario, presentano anche i tassi più bassi di utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale e la minore disponibilità a ricevere formazione offerta dal datore di lavoro. Ridurre questa disparità può essere essenziale per realizzare i guadagni di produttività derivanti dall’adozione di strumenti di generative AI sul luogo di lavoro.”
Secondo la stessa analisi, i lavoratori privi di accesso alla formazione sull’AI dichiarerebbero in media di accettare una riduzione salariale dell’11,4% per passare a un datore di lavoro che la fornisce; tuttavia la distribuzione di queste risposte è molto asimmetrica, con la maggioranza dei lavoratori che non è disposta a cedere nulla del proprio compenso.
Al contrario, i dipendenti che già beneficiano di formazione sull’AI richiederebbero in media un aumento salariale del 24,2% per trasferirsi da un datore di lavoro che non la offre, dato che riflette sia il valore percepito della formazione sia una generale riluttanza a rinunciare ai benefici acquisiti.
Implicazioni politiche e raccomandazioni
Il quadro delineato dagli studi delle diverse Federal Reserve e delle istituzioni accademiche indica che l’adozione dell’AI potrebbe accentuare divari esistenti se non accompagnata da politiche attive. Interventi mirati potrebbero includere incentivi fiscali per la formazione aziendale, programmi pubblici di upskilling, e collaborazioni tra imprese, sindacati e centri di formazione professionale per evitare che l’accesso alle competenze diventi un vantaggio riservato a pochi.
Inoltre, la trasparenza nelle pratiche di adozione dell’AI, l’analisi degli impatti occupazionali a livello settoriale e la promozione di percorsi di riqualificazione per le categorie più esposte sono misure che possono contribuire a contenere effetti redistributivi negativi e a massimizzare i benefici di produttività per l’intera economia.
Nel complesso, gli studi suggeriscono che l’accesso equo alla formazione e agli strumenti digitali sarà determinante per impedire che l’introduzione diffusa dell’generative AI esacerbi le diseguaglianze di reddito e opportunità, rendendo necessarie sia azioni aziendali sia politiche pubbliche coordinate.