L’industria ceramica punta sugli Usa per salvare il 2026
- 4 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Europa, compresa Italia, mostra segnali di stasi; Asia e Sudamerica risultano difficilmente accessibili e il Medio Oriente appare in gran parte fuori dai percorsi di domanda. Alla fiera di Las Vegas, Coverings, emerge una geografia dei mercati della ceramica che individua negli Stati Uniti l’unica area con prospettive di crescita solide.
Emanuele Debbia ha dichiarato:
“Un mercato potenzialmente infinito.”
Emanuele Debbia è il fondatore, insieme a Tony Poggi, di Unicom, società attiva da 45 anni nel commercio di ceramiche sul mercato americano. La sua valutazione sobria fotografa l’interesse persistente verso gli Usa come destinazione principale per i produttori italiani.
Roseann Alwang ha dichiarato:
“Abbiamo avuto il miglior marzo della nostra storia, come presenze negli showroom, vendite e ordini aperti.”
Roseann Alwang, presidente di Genrose Stone + Tile (nata da Ferrazzoli Import), rappresenta una realtà distributiva che è passata dalla prima generazione familiare a una struttura con 13 punti vendita, 277 dipendenti e circa 65 milioni di fatturato. L’anno precedente la ceramica italiana è cresciuta dell’8% nel mercato statunitense.
Andamento del settore edilizio negli Stati Uniti
Il mercato edilizio americano dà segnali di ripresa, sebbene ancora timidi e da confermare nel medio termine. A inizio anno si sono osservati incrementi nei cantieri residenziali e nelle vendite di abitazioni esistenti: indicatori che, insieme alle trattative in crescita, suggeriscono un lento recupero dopo un periodo di stagnazione.
Questi parametri sono rilevanti per i produttori di superfici: l’aumento dei cantieri e delle transazioni immobiliari alimenta la domanda di materiali per pavimenti e rivestimenti. Tuttavia la volatilità macroeconomica, i livelli dei tassi d’interesse e gli sviluppi nelle politiche commerciali restano fattori di rischio che possono rallentare o accelerare la ripresa.
Dazi, cambio valuta e margini
Un tema ricorrente tra gli operatori è l’impatto dei dazi sulle importazioni e quello del tasso di cambio euro/dollaro. Le misure tariffarie, oltre all’effetto diretto sui prezzi, influiscono sulle scelte commerciali e sulle strategie di posizionamento nel lungo periodo.
Emanuele Debbia ha dichiarato:
“Abbiamo capito che, tutto sommato, se i dazi restano nei limiti attuali possiamo gestirli. Quello che ci crea problemi è il cambio del dollaro. Se si stabilizzasse attorno a 1,05 sull’euro sarebbe l’ideale per pensare a una crescita sostenuta.”
Per le aziende italiane i margini di sviluppo sono significativi: nel 2025 l’export di ceramica verso gli Stati Uniti è stato pari a circa 600 milioni, su un totale di 5 miliardi complessivi del Made in Italy in quel mercato, corrispondente a una quota intorno al 12%. Nel segmento delle superfici, le ceramiche coprono oggi circa il 15% con un giro d’affari annuo stimato intorno ai cinque miliardi.
La diffusione della cultura della ceramica
Il progresso della ceramica negli Stati Uniti è stato graduale ma costante: a metà degli anni Ottanta la quota delle ceramiche nel totale delle superfici era sotto il 2%, mentre oggi si è affermata come materiale competitivo per qualità e durabilità. Questa evoluzione è stata accompagnata dalla diffusione di una cultura tecnica e progettuale che coinvolge architetti, designer e specificatori.
Steve Clem ha dichiarato:
“Oggi il mercato e i progettisti cominciano a comprendere la natura e l’importanza della ceramica. È un materiale che garantisce qualità, efficienza e durata. Può essere inserito facilmente in tutte le tipologie di edifici, pubblici e privati, residenziali, commerciali e a uso misto.”
Steve Clem è architetto e fondatore dello studio TVS di Atlanta, che conta circa 270 professionisti: il suo punto di vista sottolinea come l’adozione della ceramica nei progetti si sia ampliata anche grazie a interventi emblematici realizzati negli ultimi anni, che hanno contribuito a consolidare la percezione del materiale nel mercato delle costruzioni.
La combinazione di segnali di ripresa dell’edilizia, l’accresciuta attenzione progettuale verso materiali durevoli e le dinamiche commerciali transatlantiche delineano per i produttori italiani uno scenario con opportunità concrete ma differenziate: la sfida è sincronizzare produzione, distribuzione e strategia valutaria per trasformare il potenziale in crescita strutturale.