Alcuni indicatori continuano a peggiorare, minando la narrativa rialzista sui 70.000 dollari
- 26 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un mercato che ignora ripetutamente notizie che normalmente lo farebbero crollare viene definito resiliente e sostenuto da una domanda sottostante solida. È questa la fotografia recente del bitcoin, rimasto stabile intorno ai 70.000 dollari nonostante lo scontro in Iran, il rialzo dei prezzi del petrolio e l’attenuazione delle aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Questa resistenza sembra suggerire una tendenza rialzista, ma alcuni indicatori rilevanti stanno andando nella direzione opposta, complicando una lettura troppo ottimistica del mercato.
Indicatore Coinbase Premium
Un segnale chiave è il cosiddetto Coinbase Premium, che misura la differenza di prezzo del bitcoin tra la piattaforma statunitense Coinbase (quotata al Nasdaq) e l’exchange estero Binance. In genere un premio positivo indica che gli investitori istituzionali degli Stati Uniti stanno comprando con maggiore aggressività rispetto agli operatori globali; storicamente un Coinbase Premium positivo ha accompagnato le fasi di accumulo più robuste, comprese le corse rialziste che hanno portato il bitcoin verso i livelli record.
Tuttavia, gli ultimi dati di mercato mostrano che il premio è diventato negativo ed è il più basso registrato da oltre un mese, segnalando che il prezzo sul mercato statunitense scambia con uno sconto rispetto ai mercati offshore. Questo fenomeno è riapparso intorno al 19 marzo ed è andato intensificandosi da allora, suggerendo una domanda relativamente più debole dagli investitori statunitensi.
Flussi degli ETF e domanda istituzionale
I flussi sugli ETF spot sul bitcoin quotati negli Stati Uniti rappresentano un altro proxy importante della domanda istituzionale. Nel mese in esame i fondi hanno registrato flussi netti positivi per circa 1,53 miliardi di dollari, interrompendo una sequenza di tre mesi di deflussi, ma la dinamica non è stata uniforme: quasi 1,3 miliardi sono arrivati nella prima metà del periodo considerato, mentre il ritmo si è poi ridotto a circa 195 milioni.
Molti analisti osservano che per consolidare una tendenza rialzista servono afflussi costanti e robusti dagli investitori istituzionali; ingressi sporadici o concentrati in brevi finestre non bastano a sostenere un rialzo sostenibile.
In questo contesto, è utile richiamare l’osservazione di un operatore del settore che sintetizza la situazione della domanda istituzionale.
Vikram Subburaj ha detto:
“Il segnale è che la domanda istituzionale non è scomparsa. Tuttavia è selettiva e meno lineare rispetto alle fasi di accumulo più intense.”
Situazione attuale e fattori di rischio
Al momento il bitcoin scambia intorno ai 70.000 dollari secondo i principali riferimenti di mercato. La combinazione tra un Coinbase Premium negativo e flussi ETF che hanno rallentato indica che la domanda istituzionale, pur presente, è più selettiva rispetto alle fasi di accumulo più forti del passato.
Dal punto di vista macro, eventi geopolitici come il conflitto in Iran e le oscillazioni dei prezzi energetici possono aumentare la volatilità e influenzare le valutazioni degli investitori istituzionali. Allo stesso tempo, le decisioni della Federal Reserve e le aspettative sui tassi rimangono fattori determinanti: un cambiamento nelle prospettive sui tassi può ripristinare rapidamente l’appetito per il rischio o, al contrario, contenerlo.
Perché il mercato passi da una resilienza tattica a una vera spinta rialzista servirebbe un ritorno a flussi netti sostenuti e a un Coinbase Premium che torni positivo in modo stabile, segnale che gli investitori istituzionali statunitensi stanno partecipando in maniera più decisa al mercato.
In assenza di questi elementi, la performance del bitcoin nei prossimi mesi rimarrà esposta sia ai fattori macro che alla qualità dei flussi istituzionali, con la possibilità di rapidi aggiustamenti di prezzo in funzione delle notizie e dei dati sui flussi.