Pnrr accelera verso i target 2030 ma resta un gap di 20 miliardi
- 20 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Negli ultimi mesi di attuazione del PNRR si rende necessario un bilancio sull’impatto degli investimenti: essi hanno ridotto il divario dell’Italia rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030, ma non lo hanno eliminato e hanno prodotto risultati diversi a seconda dei territori.
Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato al CNEL, il conto finale indica un fabbisogno residuo che sfiora i 20 miliardi di euro per permettere alle Regioni di raggiungere gli 11 obiettivi quantitativi selezionati dall’analisi tra i target fissati per legge (con scadenza 2026 o 2030).
Tra gli indicatori considerati figurano, a titolo esemplificativo: una casa di comunità ogni 50.000 abitanti; un ospedale di comunità ogni 100.000 abitanti; servizi di asili nido pari al 33% dei bambini 0-3 anni; alloggi universitari corrispondenti al 18% degli iscritti; assistenza domiciliare per il 10% degli over 65; dispersione scolastica sotto il 9%; e un parco autobus con mezzi a zero emissioni.
Gli effetti del PNRR non seguono un leitmotiv Nord‑Sud uniforme: alcune regioni mostrano progressi marcati, altre restano con ampi gap da colmare anche dopo il 2026. Tra le realtà in cui il contributo del Piano risulta più efficace emergono Molise, Basilicata, Piemonte e Calabria, sebbene con profili differenti.
Per esempio, il fabbisogno residuo della Regione Molise per centrare gli obiettivi analizzati è tra i più bassi, circa 41,9 milioni di euro: il Piano ha quasi portato a compimento i target su case di comunità, ospedali di comunità, asili nido e borse di studio, mentre permangono esigenze su alloggi universitari (circa 15,2 milioni) e sulla conversione del parco autobus (altri 20,4 milioni).
La Basilicata ha beneficiato di un impatto particolarmente significativo: il PNRR ha quasi azzerato il ritardo su assistenza domiciliare, asili nido e sul contrasto all’abbandono scolastico.
La Calabria, partendo da condizioni più fragili, può contare sulle risorse del Piano per raggiungere i risultati attesi in materia di case della comunità, asili nido e rafforzamento dei centri per l’impiego; secondo le stime, con circa 410 milioni di euro aggiuntivi (il 58% di quanto già investito) potrebbe centrare i target entro il 2030.
Il quadro del Piemonte è più composito: il PNRR consente di raggiungere l’obiettivo sulle case della comunità, di consolidare coperture su asili e borse di studio e di ridurre significativamente il gap sull’assistenza domiciliare, ma restano tre criticità importanti: rinnovo del parco autobus, alloggi universitari e ospedali di comunità, con un fabbisogno residuo complessivo stimato in circa 1,15 miliardi di euro.
Lo standard nazionale richiede, tra l’altro, un ospedale di comunità ogni 100.000 abitanti: nel Piemonte la dotazione nel 2021 copriva solo il 12% dell’obiettivo ottimale e gli investimenti del PNRR aggiungono circa 20 punti percentuali, lasciando comunque scoperto il 68% del bisogno complessivo.
Questo specifico target è stato raggiunto soltanto da Veneto e Marche, mentre Piemonte, Lombardia e gran parte del Sud rimangono molto lontani. In termini di fabbisogno residuo, Lazio e Lombardia guidano la classifica con rispettivamente circa 3,26 e 3,21 miliardi di euro ancora necessari per soddisfare i target individuati dallo studio.
Un collo di bottiglia diffuso interessa in particolare la mobilità verde e gli alloggi universitari, settori indietro in quasi tutte le regioni. Le situazioni più critiche sono quelle di Campania e Sicilia: il PNRR riduce i divari ma non compensa integralmente i ritardi preesistenti, lasciando un fabbisogno residuo pari a circa 2,2 miliardi per la Campania e 1,8 miliardi per la Sicilia.
In Campania i ritardi sono concentrati soprattutto sugli alloggi universitari (circa 764 milioni ancora necessari) e sulla lotta all’abbandono scolastico; in Sicilia pesano la dispersione scolastica, la carenza di ospedali di comunità, l’assistenza domiciliare e i servizi per l’infanzia.
Interpretazione e prospettive politiche
I dati regionali contenuti nel rapporto dell’ASviS mettono in luce due verità complementari. La prima è che il PNRR ha già modificato la traiettoria del Paese: in molti casi ha avvicinato le regioni ai target, ad esempio aumentando i posti nei servizi per l’infanzia e sostenendo interventi contro la dispersione scolastica o per il rafforzamento dei centri per l’impiego.
La seconda è che su alcune questioni strutturali — in particolare alloggi universitari, mobilità sostenibile e ospedali di comunità — rimane ancora molta strada da fare. Se l’obiettivo è ridurre in modo credibile i divari territoriali entro il 2030, il PNRR non può restare un intervento isolato o una tantum.
Per completare il percorso sarà necessario un mix coordinato di risorse: risorse nazionali aggiuntive, programmazione regionale efficace e utilizzo strategico dei fondi europei (tra cui le politiche di coesione). Servono inoltre capacità amministrativa e piani di attuazione a livello locale per trasformare gli stanziamenti in servizi, infrastrutture e opere funzionanti.
Infine, il monitoraggio sistematico e la valutazione degli impatti resteranno strumenti essenziali per orientare le scelte future, individuare priorità territoriali e verificare che ulteriori investimenti producano effettivi miglioramenti negli indicatori sociali, sanitari e ambientali dell’Agenda 2030.