Bitcoin sotto pressione per il crescente rischio di rialzi dei tassi
- 20 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Pochi settimane fa il dibattito sui tassi negli Stati Uniti verteva su quante riduzioni il Federal Reserve avrebbe potuto attuare nel 2026; ora, con segnali di rallentamento molto deboli dell’economia, un’inflazione che resta oltre l’obiettivo del 2% e un aumento del prezzo del petrolio del 50% in tre settimane, gli operatori dei mercati dei tassi stanno iniziando a considerare la possibilità di un rialzo già ad aprile.
CME FedWatch indica che la probabilità di un inasprimento della politica monetaria al prossimo incontro di aprile è salita al 12%, contro lo 0% di una settimana prima e in netto contrasto con le aspettative di due mesi fa, quando la maggioranza degli operatori dava per probabile un taglio dei tassi.
I dati di febbraio mostravano un’inflazione annua headline al 2,4% e quella core al 2,5%, valori rilevati prima dell’escalation del conflitto in Iran e della conseguente impennata del prezzo del petrolio.
La parte lunga della curva dei rendimenti si è deprezzata sensibilmente: il rendimento del Treasury a 10 anni è salito a circa il 4,38% contro livelli inferiori al 4% all’inizio di marzo, segnalando un rialzo del costo del denaro sul lungo periodo.
La svendita dei bond è un fenomeno globale: nel Regno Unito i rendimenti dei gilt decennali hanno superato il 5%, registrando un aumento significativo nell’ultimo mese e raggiungendo i massimi dal 2008.
Andamento dei mercati azionari e delle materie prime
I principali indici azionari non hanno registrato movimenti esplosivi dalla ripresa del conflitto, ma le vendite cominciano a pesare: il S&P 500 ha segnato un calo giornaliero dello 0,9% ed è sulla strada per la quarta settimana consecutiva in ribasso, risultando complessivamente oltre il 5% sotto i livelli di fine febbraio.
Il Nasdaq mostra una tendenza analoga, con una flessione tra le più recenti intorno all’1,2% su base giornaliera.
Le materie prime preziose, che avevano registrato forti rialzi nelle settimane precedenti l’escalation, hanno poi lasciato terreno: il oro, scambiato all’inizio del mese intorno a 5.500 dollari l’oncia, è sceso a circa 4.569 dollari venerdì, mentre il argento è passato da 95 a 69,50 dollari l’oncia.
Andre Dragosch said:
“Bitcoin si è nuovamente comportato da segnale anticipatore sui rischi macro: agli attuali livelli sta già scontando una recessione, mentre molti asset tradizionali ancora non lo fanno.”
Bitcoin rimane intorno ai 70.000 dollari e, a parte il petrolio, è uno degli asset con le migliori performance da quando è cominciata la crisi geopolitica.
Implicazioni per politica monetaria e investitori
Un’impennata dei prezzi energetici influenza direttamente la dinamica dell’inflazione e può erodere i margini temporanei di manovra delle banche centrali. Se il prezzo del petrolio dovesse mantenersi a livelli elevati, il meccanismo si tradurrebbe in pressioni inflazionistiche più persistenti, aumentando la probabilità che la Federal Reserve adotti una posizione meno accomodante.
L’aumento dei rendimenti a lungo termine riduce il valore attuale dei flussi futuri e tende a irrigidire le condizioni finanziarie, con effetti potenzialmente negativi sulla crescita e sul valore degli asset più sensibili al costo del capitale, come le azioni di crescita.
Per gli investitori ciò significa una maggiore probabilità di revisione delle aspettative sui tassi e una riallocazione del portafoglio verso asset in grado di riflettere più rapidamente i rischi macroeconomici. Monitorare i dati sull’inflazione, l’evoluzione dei prezzi energetici e le comunicazioni delle banche centrali sarà cruciale per valutare la direzione dei mercati nelle prossime settimane.
Conclusione
In sintesi, la rapida escalation dei prezzi del petrolio e i segnali ancora robusti dell’inflazione hanno invertito parte delle aspettative sul percorso dei tassi. Mercati obbligazionari e azionari stanno già reagendo e alcuni asset alternativi, come il Bitcoin, si sono posizionati come indicatori precoci dei rischi macro: la vigilanza su dati reali e annunci istituzionali rimane fondamentale per orientare decisioni d’investimento e politiche.