Bitcoin sotto pressione per il crescente rischio di rialzi dei tassi

Pochi settimane fa il dibattito sui tassi negli Stati Uniti verteva su quante riduzioni il Federal Reserve avrebbe potuto attuare nel 2026; ora, con segnali di rallentamento molto deboli dell’economia, un’inflazione che resta oltre l’obiettivo del 2% e un aumento del prezzo del petrolio del 50% in tre settimane, gli operatori dei mercati dei tassi stanno iniziando a considerare la possibilità di un rialzo già ad aprile.

CME FedWatch indica che la probabilità di un inasprimento della politica monetaria al prossimo incontro di aprile è salita al 12%, contro lo 0% di una settimana prima e in netto contrasto con le aspettative di due mesi fa, quando la maggioranza degli operatori dava per probabile un taglio dei tassi.

I dati di febbraio mostravano un’inflazione annua headline al 2,4% e quella core al 2,5%, valori rilevati prima dell’escalation del conflitto in Iran e della conseguente impennata del prezzo del petrolio.

La parte lunga della curva dei rendimenti si è deprezzata sensibilmente: il rendimento del Treasury a 10 anni è salito a circa il 4,38% contro livelli inferiori al 4% all’inizio di marzo, segnalando un rialzo del costo del denaro sul lungo periodo.

La svendita dei bond è un fenomeno globale: nel Regno Unito i rendimenti dei gilt decennali hanno superato il 5%, registrando un aumento significativo nell’ultimo mese e raggiungendo i massimi dal 2008.

Andamento dei mercati azionari e delle materie prime

I principali indici azionari non hanno registrato movimenti esplosivi dalla ripresa del conflitto, ma le vendite cominciano a pesare: il S&P 500 ha segnato un calo giornaliero dello 0,9% ed è sulla strada per la quarta settimana consecutiva in ribasso, risultando complessivamente oltre il 5% sotto i livelli di fine febbraio.

Il Nasdaq mostra una tendenza analoga, con una flessione tra le più recenti intorno all’1,2% su base giornaliera.

Le materie prime preziose, che avevano registrato forti rialzi nelle settimane precedenti l’escalation, hanno poi lasciato terreno: il oro, scambiato all’inizio del mese intorno a 5.500 dollari l’oncia, è sceso a circa 4.569 dollari venerdì, mentre il argento è passato da 95 a 69,50 dollari l’oncia.

Andre Dragosch said:

“Bitcoin si è nuovamente comportato da segnale anticipatore sui rischi macro: agli attuali livelli sta già scontando una recessione, mentre molti asset tradizionali ancora non lo fanno.”

Bitcoin rimane intorno ai 70.000 dollari e, a parte il petrolio, è uno degli asset con le migliori performance da quando è cominciata la crisi geopolitica.

Implicazioni per politica monetaria e investitori

Un’impennata dei prezzi energetici influenza direttamente la dinamica dell’inflazione e può erodere i margini temporanei di manovra delle banche centrali. Se il prezzo del petrolio dovesse mantenersi a livelli elevati, il meccanismo si tradurrebbe in pressioni inflazionistiche più persistenti, aumentando la probabilità che la Federal Reserve adotti una posizione meno accomodante.

L’aumento dei rendimenti a lungo termine riduce il valore attuale dei flussi futuri e tende a irrigidire le condizioni finanziarie, con effetti potenzialmente negativi sulla crescita e sul valore degli asset più sensibili al costo del capitale, come le azioni di crescita.

Per gli investitori ciò significa una maggiore probabilità di revisione delle aspettative sui tassi e una riallocazione del portafoglio verso asset in grado di riflettere più rapidamente i rischi macroeconomici. Monitorare i dati sull’inflazione, l’evoluzione dei prezzi energetici e le comunicazioni delle banche centrali sarà cruciale per valutare la direzione dei mercati nelle prossime settimane.

Conclusione

In sintesi, la rapida escalation dei prezzi del petrolio e i segnali ancora robusti dell’inflazione hanno invertito parte delle aspettative sul percorso dei tassi. Mercati obbligazionari e azionari stanno già reagendo e alcuni asset alternativi, come il Bitcoin, si sono posizionati come indicatori precoci dei rischi macro: la vigilanza su dati reali e annunci istituzionali rimane fondamentale per orientare decisioni d’investimento e politiche.