Gasolio, Italia la più tassata in Europa: ecco cosa cambia con il decreto
- 20 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Anche dopo il decreto che riduce le accise, Italia rimane il tredicesimo Paese dell’Unione europea per livello di tassazione sul gasolio, collocandosi quindi a metà della graduatoria dei ventisette Stati membri.
I dati si basano su elaborazioni tratte dal bollettino settimanale della Commissione europea, che ogni giovedì pubblica le rilevazioni sui prezzi dei carburanti per tutti i Paesi membri. Per quanto riguarda Italia, la fonte nazionale è il report fornito dal Ministero dell’Ambiente, aggiornato settimanalmente.
Metodo e rilevazioni
Le tabelle della Commissione europea sono costruite a partire dalle segnalazioni ufficiali dei singoli Stati e, nel caso dell’Italia, si riferiscono ai valori comunicati dal Ministero dell’Ambiente. Le elaborazioni pubblicate non tenevano conto del recente taglio temporaneo alle accise per 25 centesimi per litro, pertanto la posizione italiana nelle classifiche precedenti risultava più penalizzante.
Secondo le rilevazioni più recenti riportate prima dell’intervento governativo, il prezzo alla pompa del diesel era pari a 2,033 euro al litro, di cui 1,039 euro corrispondevano a imposte indirette tra accise e Iva. Ciò significa che il 51,1% del prezzo finale era dovuto a prelievi fiscali.
La misura del Governo
Con il provvedimento deliberato in Consiglio dei Ministri, il Governo ha introdotto una riduzione temporanea delle imposte sui carburanti, valida per un periodo limitato di venti giorni. L’abbattimento complessivo di accise e Iva è stimato in 24,4 centesimi al litro.
Applicando tale sconto alle ultime rilevazioni nazionali, l’ammontare degli oneri fiscali sul gasolio scenderebbe a circa 79,6 centesimi per litro. Questa diminuzione modifica la quota di prezzo attribuibile allo Stato, alleggerendo temporaneamente il carico fiscale sul rifornimento.
Effetti sulla classifica europea
La simulazione del taglio fiscale farà scivolare Italia verso posizioni intermedie nella graduatoria europea: non più al vertice per oneri sul gasolio, ma comunque lontana dalle fasce con la tassazione più bassa.
I valori attesi dopo l’entrata in vigore della misura rendono la posizione italiana comparabile a quella della Grecia, che applica una tassazione attorno ai 79 centesimi al litro. Meno gravosi risulterebbero invece i regimi fiscali di molti Paesi dell’Europa orientale, come Polonia e Bulgaria, oltre a nazioni come Spagna, Lussemburgo e Cipro, che applicano imposte inferiori sul carburante.
Contesto e ricadute
La riduzione temporanea delle imposte sui carburanti ha effetti immediati sul prezzo alla pompa e può offrire un sollievo ai consumatori nel breve periodo, contribuendo a contenere la pressione sui costi dei trasporti e, in parte, sull’inflazione.
Tuttavia, la misura ha impatti anche sulle entrate pubbliche: una riduzione degli introiti da accise e Iva comporta minori risorse per la finanza pubblica, con possibili riflessi su politiche di bilancio e sulla capacità di sostenere altre voci di spesa. Per questo motivo, la durata limitata del provvedimento e la sua entità sono elementi rilevanti nel dibattito politico ed economico.
Nel medio termine, l’efficacia di una misura di questo tipo dipende anche dal contesto internazionale dei prezzi del petrolio, dalle dinamiche del cambio e dalle scelte fiscali future, fattori che determineranno se la posizione italiana nella classifica europea resterà stabile o subirà ulteriori variazioni.