Acqua, investimenti a 90 euro pro capite: il nodo delle gestioni in economia resta irrisolto
- 20 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Investimenti nel settore idrico in Italia in forte crescita: la media prevista per il periodo 2021-2029 raggiunge circa 90 euro pro capite annui, con un picco nel biennio 2025-2026 favorito dall’attuazione del PNRR. Il miglioramento degli interventi ha prodotto benefici sulla qualità del servizio, ma permane un divario significativo tra le gestioni industriali e quelle svolte “in economia” dagli enti locali, soprattutto nelle regioni meridionali.
Questa fotografia è offerta dal nuovo Blue Book, elaborato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, che presenta un’analisi dettagliata del settore idrico sviluppata con la collaborazione di ENEA, del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, del Istituto Superiore di Sanità, delle Autorità di bacino, della Fondazione Cima e di The European House-Ambrosetti.
Investimenti e ruolo del PNRR
Il rapporto mette in evidenza un’accelerazione degli investimenti: la spesa annua media pro capite è passata da 66 euro nel 2021 a una previsione di 106 euro nel 2026, anno di massima intensità delle risorse del PNRR. Per il periodo fino al 2029 si stima un fisiologico calo rispetto al biennio di picco, ma con un livello di riferimento mantenuto intorno ai 90 euro annui, superiore del 21% rispetto al 2021.
Mario Rosario Mazzola ha spiegato:
“Il contributo del PNRR non ha sostituito gli investimenti dei gestori: li ha amplificati, favorendo un riposizionamento strutturale del settore e accelerando in pochi anni la maturità industriale delle aziende che operano nel ciclo idrico.”
Richiesta di risorse pubbliche per un piano straordinario
Secondo l’analisi, la fase post-PNRR richiede una strategia di finanziamento supplementare per consolidare i risultati e completare gli interventi strutturali necessari alla tutela della risorsa idrica e del territorio.
Luca Dal Fabbro ha dichiarato:
“Il settore ha sviluppato capacità organizzative e industriali maggiori, ma per realizzare un piano straordinario di interventi servono contributi pubblici di almeno 2 miliardi di euro l’anno per i prossimi dieci anni: non si può far ricadere tutto il fabbisogno esclusivamente sulle tariffe.”
La questione delle gestioni “in economia”
Un punto critico rimane rappresentato dalle cosiddette gestioni “in economia”, ovvero quelle gestite direttamente dagli enti locali. In questi ambiti gli investimenti si mantengono molto più bassi: nel 2024 la spesa è stimata a circa 22 euro per abitante.
Il fenomeno riguarda ancora 1.310 comuni, per circa 6,9 milioni di abitanti, pari al 12% della popolazione nazionale, concentrati prevalentemente al Sud. Questa frammentazione ostacola l’accesso a economie di scala e limita la capacità di attrarre investimenti significativi.
In senso opposto, la governance complessiva del servizio idrico ha registrato progressi grazie ai processi di aggregazione e al consolidamento verso gestioni industriali: oggi circa l’86% della popolazione, pari a 49,8 milioni di abitanti, è servita da un servizio integrato affidato a un unico operatore.
Il subentro di gestori unici in diverse aree territoriali, con particolare incidenza in Calabria, Molise e Valle d’Aosta, sta contribuendo a ridurre il numero delle gestioni comunali e a rendere più efficiente la pianificazione degli interventi infrastrutturali.
Tariffe, spesa familiare e sostenibilità
Sul fronte delle tariffe, la spesa media nazionale per una famiglia di tre persone (consumo ipotetico di 150 metri cubi annui) è stata stimata pari a 411 euro nel 2025, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente, influenzato anche dall’aumento degli investimenti.
La tariffa unitaria media si posiziona intorno a 2,6 euro al metro cubo, inferiore alla media europea che si attesta sui 3,4 euro al metro cubo. Questo margine offre un equilibrio tra sostenibilità per le famiglie e la necessità di finanziare gli interventi infrastrutturali.
Implicazioni politiche e prospettive
Il quadro delineato dal Blue Book sottolinea come il percorso di riforma e investimento nel ciclo idrico richieda continuità nelle risorse, efficacia nella governance e attenzione alle disuguaglianze territoriali. La combinazione di risorse pubbliche mirate, capacità manageriali rafforzate e processi di aggregazione è fondamentale per completare gli interventi programmati e garantire resilienza e qualità del servizio nel medio-lungo periodo.
Tra le azioni da considerare nei prossimi anni figurano il consolidamento degli operatori integrati, il sostegno alle regioni con maggiori ritardi infrastrutturali, meccanismi di finanziamento pubblico agevolato per investimenti strategici e una vigilanza regolatoria che bilanci sostenibilità economica e accessibilità per le utenze.