Aerei: come le compagnie combattono il caro carburante

Le compagnie aeree stanno riorganizzando rotte e capacità per fronteggiare l’aumento dei costi del carburante e le tensioni geopolitiche che stanno complicando i collegamenti intercontinentali.

Carsten Spohr, amministratore delegato del gruppo Lufthansa, ha consigliato di prenotare i voli con anticipo per ridurre l’impatto di eventuali rincari e disservizi, e ha annunciato l’aggiunta di 40 voli verso l’Asia per compensare le difficoltà subite dai vettori del Golfo.

Altri operatori come Air France-KLM e SAS hanno già comunicato l’intenzione di incrementare i prezzi dei biglietti e di ridurre alcune destinazioni verso l’Asia, mentre Finnair segnala il rischio di esaurimento delle scorte di carburante a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, che complica il rifornimento e allunga i tempi di viaggio per le rotte che attraversano il Medio Oriente.

In termini di riposizionamento della rete, vettori come British Airways stanno puntando su destinazioni alternative, aumentando i voli verso i Caraibi, mentre Lufthansa si prepara a inaugurare una nuova rotta per Kuala Lumpur (capitale della Malesia). La low cost Ryanair si trova in una posizione relativamente più solida rispetto al mercato orientale: secondo il suo amministratore delegato Michael O’Leary, i viaggiatori europei potrebbero privilegiare mete più vicine per evitare i lunghi voli intercontinentali via Medio Oriente.

Le strategie operative dei vettori

Per mitigare l’impatto del caro carburante le compagnie adottano varie contromisure operative e commerciali: riallocazione delle frequenze, apertura di rotte alternative, aumento delle tariffe e introduzione di supplementi carburante temporanei. Le società sfruttano inoltre strumenti finanziari di copertura (fuel hedging) per stabilizzare i costi su orizzonti temporali prefissati.

Dal punto di vista della gestione della rete, l’obiettivo è massimizzare il riempimento degli aeromobili e privilegiare tratte con maggior marginalità. Questo può tradursi in una minore offerta su destinazioni a lungo raggio meno remunerative o in una concentrazione su hub e scali con migliori economie di scala. Le decisioni hanno ricadute dirette sulla connettività, sui tempi di trasferimento e sui prezzi per i passeggeri.

Richieste dei vettori sulla normativa SAF e posizione dell’UE

Per contrastare i costi energetici e le pressioni sul settore, le compagnie hanno chiesto alla UE di rivedere o posticipare gli obblighi di utilizzo del SAF (Sustainable aviation fuel), il carburante sostenibile che l’Unione richiede in quote crescenti a partire dal 2030.

Secondo il quadro regolatorio attuale, a partire dallo scorso anno il 2% del carburante per aviazione deve essere costituito da SAF, con l’obiettivo di salire al 6% nel 2030. La componente sintetica, indicata come eSAF, è stata fissata all’1,2% dal 2030, con un incremento previsto fino al 5% nel 2035. Le due categorie si distinguono per materie prime e processi produttivi: il SAF di origine biologica è prodotto, ad esempio, da oli di cucina esausti o residui animali, mentre il eSAF è sintetizzato da fonti rinnovabili come anidride carbonica catturata e idrogeno verde.

Il SAF di origine biologica costa mediamente dalle tre alle cinque volte il cherosene tradizionale e, allo stato attuale, copre appena una frazione minima dell’offerta globale (stime indicano valori prossimi allo 0,3%). Il eSAF, pur avendo un’impronta carbonica inferiore, è ancora molto più costoso da produrre e la capacità industriale disponibile è limitata.

La disponibilità insufficiente e i tempi necessari per realizzare nuovi impianti hanno spinto alcune compagnie a sollecitare la sospensione o il rinvio degli obblighi finché l’eSAF non sarà effettivamente reperibile su scala commerciale.

Kenton Jarvis ha commentato la posizione di easyJet in una conferenza stampa:

“Chiediamo che l’obbligo di utilizzo di eSAF venga posticipato fino a quando esso non sarà effettivamente disponibile.”

La risposta delle istituzioni europee è stata tuttavia ferma nel mantenere gli obiettivi climatici e le scadenze stabilite, sottolineando la necessità di investimenti per accelerare la disponibilità di carburanti rinnovabili.

Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo per i trasporti e il turismo sostenibili, ha dichiarato:

“Abbiamo un percorso da seguire. Continuiamo a perseguire i nostri obiettivi, il settore deve investire in energie rinnovabili.”

Dal punto di vista politico e regolatorio, il confronto pone due priorità: da un lato garantire la transizione verso carburanti a minore impatto climatico, dall’altro assicurare che il processo avvenga senza creare shock economici al settore e agli utenti. Tra le misure possibili per conciliare questi obiettivi ci sono incentivi pubblici per la costruzione di impianti eSAF, partnership pubblico‑private, sostegni temporanei ai costi e misure di mercato per stimolare la domanda e ridurre il prezzo unitario attraverso economie di scala.

In assenza di una rapida espansione della capacità produttiva, è probabile che le compagnie continuino a rivalutare rotte e tariffe, con effetti visibili sulla programmazione dei voli intercontinentali e sui costi per i passeggeri nei prossimi anni.



Author: Tony
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