Crosetto lancia l’allarme: rischio terrorismo, centinaia di cellule dormienti iraniane

Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha messo in evidenza che al momento non si ritiene probabile un attacco diretto dall’Iran contro l’Italia, ma ha indicato come principale preoccupazione la presenza di cellule dormienti legate a Teheran sparse nel mondo.

Guido Crosetto ha detto:

“Non si stanno prendendo in considerazione attacchi diretti all’Italia da parte dell’Iran in questo momento. Il tema è invece il terrorismo. Le cellule dormienti iraniane distribuite nel mondo sono stimate in centinaia, persone che possono essere attivate in qualsiasi momento per compiere atti terroristici. Sono dormienti da anni e presenti in diverse aree del pianeta. Questo rappresenta un problema di maggiore entità.”

La proposta sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz

Nel corso di un intervento pubblico il ministro ha inoltre ripreso il tema della chiusura dello Stretto di Hormuz, evento che ha contribuito all’aumento delle quotazioni del petrolio e del gas naturale. Secondo il ministro, la soluzione auspicabile è una presenza navale sotto bandiera dell’Onu che coinvolga paesi di aree diverse per evitare un’escalation di natura militare.

Guido Crosetto ha affermato:

“Una flotta europea verrebbe percepita come una forza della Nato, quindi come un attore che entra in guerra a fianco degli Stati Uniti e di Israele. Bisogna innalzare la bandiera dell’Onu. Serve una forza che riunisca Europa, Cina, Asia, India e tutti i Paesi del mondo.”

In un secondo passaggio il ministro ha ribadito la necessità di un approccio multilaterale, sottolineando che un convoglio protetto dovrebbe essere organizzato nell’alveo delle Nazioni Unite per ridare efficacia politica a un organismo che potrebbe svolgere un ruolo stabilizzante.

Guido Crosetto ha detto:

“Se dobbiamo organizzare un convoglio per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz dobbiamo partire dall’Onu, coinvolgendo una coalizione di tutte le nazioni, così che l’Iran non lo interpreti come un attacco.”

Il ministro ha poi espresso l’auspicio che il segretario generale dell’Onu, Guterres, venga convinto durante i lavori del Consiglio europeo a sostenere questa opzione e che i leader europei mostrino unità d’intenti su questa linea di azione.

Contesto e rischi

La proposta di una forza internazionale sotto mandato delle Nazioni Unite mira a evitare una militarizzazione regionale percepita come schieramento proattivo a favore di singole alleanze. Una flotta con bandiera dell’Onu avrebbe una valenza simbolica e legale differente rispetto a un’immediata integrazione in una struttura militare come la Nato, riducendo il rischio di ulteriori tensioni diplomatiche con l’Iran e con gli attori regionali.

Dal punto di vista operativo, l’impiego di forze sotto mandato dell’Onu richiederebbe chiarimenti alle sedi competenti, in particolare il Consiglio di Sicurezza, e l’adesione di Paesi chiave la cui partecipazione sarebbe determinante per la credibilità dell’operazione. Va inoltre considerato l’impatto sui mercati energetici, dove qualsiasi interruzione delle rotte marittime può riflettersi rapidamente sui prezzi internazionali.

Prospettive e prossimi passi

La posizione espressa dal ministro pone l’accento sulla necessità di una risposta coordinata a livello internazionale. Nei prossimi giorni diventerà centrale il confronto politico tra i leader europei e le istituzioni multilaterali per verificare la fattibilità di una missione sotto egida dell’Onu e per valutare il sostegno di partner globali come la Cina e l’India.

Un percorso di questo tipo richiederebbe tempi di negoziato e una chiara definizione degli obiettivi operativi, dei mandati e delle regole di ingaggio. La scelta politica dovrà bilanciare la necessità di garantire la sicurezza delle rotte commerciali e la stabilità energetica con il rischio di provocare una reazione diplomatica o militare da parte di Teheran.

Infine, la proposta solleva questioni istituzionali rilevanti: il ruolo dell’Onu nel gestire crisi internazionali, la capacità del Consiglio europeo di influenzare decisioni multilaterali e la disponibilità dei singoli Stati a partecipare a una formazione navale con compiti di protezione e sorveglianza. Saranno questi elementi a determinare se e come avanzare lungo la strada indicata dal ministro della Difesa.



Author: Tony
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