Credito privato, Amundi avverte: negli Usa manca disciplina ma l’Europa è più solida

Vincent Mortier ha detto:

«Un problema rilevante certo, ma che al momento definirei locale e non sistemico».

Vincent Mortier, responsabile degli investimenti di Amundi, valuta con cautela le tensioni emerse nelle ultime settimane nel segmento del private credit negli Stati Uniti. Pur riconoscendo la gravità di alcuni episodi di riscatti e difficoltà operative, Mortier riflette sulle differenze strutturali tra mercato statunitense ed europeo e invita a non generalizzare immediatamente il rischio come sistemico.

Perché le criticità restano circoscritte

Secondo l’analisi di mercato, il segmento del private credit ha raggiunto una dimensione significativa, stimata intorno a 1,7 trilioni di dollari, ma non è ancora di per sé così grande o eccessivamente levereggiato da minacciare l’intero sistema finanziario globale. Questa osservazione si basa su una valutazione della concentrazione del rischio, della leva complessiva e dell’interconnessione con il settore bancario tradizionale.

Tuttavia, la situazione evidenzia una perdita di disciplina in alcune porzioni del mercato: pratiche di due diligence non sempre rigorose, gestione dei collaterali a volte insufficiente e una crescente pressione a impiegare capitali raccolti in tempi rapidi. Questi elementi aumentano la vulnerabilità di singoli operatori, pur senza configurare automaticamente un rischio sistemico.

Le cause del corto circuito

Il cosiddetto “corto circuito” si è manifestato quando la necessità di allocare capitale ha spinto alcuni gestori a rifinanziare società con bilanci fragili o modelli di business poco sostenibili. In alcuni casi le verifiche preventive non sono state sufficientemente approfondite e la qualità dei collaterali non ha protetto adeguatamente gli investitori.

La pressione sul rendimento e le scadenze dei fondi hanno determinato un trasferimento del potere contrattuale verso i mutuatori, con conseguente assunzione di rischi maggiori. Di fronte al rifiuto di alcune controparti di fornire informazioni adeguate, banche più prudenti hanno ridotto l’esposizione, mentre operatori meno rigorosi hanno mantenuto o aumentato la loro attività per non lasciare inattiva la liquidità raccolta.

Implicazioni per l’Europa e possibili risposte

Le dinamiche osservate negli Stati Uniti richiedono attenzione anche in Europa, benché i mercati continentali presentino alcune differenze: esposizioni bancarie diverse, norme di trasparenza spesso più stringenti e una struttura di investitori diversificata. Regolatori come la ECB e la ESMA possono svolgere un ruolo chiave nel monitoraggio e nella definizione di standard comuni per la reportistica e la gestione dei rischi nel private credit.

Tra le azioni possibili vi sono l’introduzione di requisiti più chiari su governance e due diligence, obblighi di trasparenza sui collaterali e test di resilienza rivolti a fondi non bancari che assumono rischi simili a quelli del settore bancario. Anche gli investitori istituzionali dovrebbero rafforzare le pratiche di controllo interno e le condizioni contrattuali sui rimborsi per mitigare il rischio di ritiri concentrati.

In conclusione, la situazione va monitorata con attenzione: non si tratta al momento di una crisi sistemica, ma le vulnerabilità emerse richiedono interventi coordinati tra operatori e autorità per evitare che singoli episodi locali si traducano in tensioni più ampie.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.