Latticini, scontro Puglia-Campania all’Euipo: la burrata non è solo di Andria
- 8 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Si è riaccesa la disputa sui formaggi freschi tra Puglia e Campania, con al centro il nome burrata. La controversia oppone il Consorzio per la tutela e la valorizzazione della Burrata di Andria (IGP) a La Casearia Cioffi, azienda di Salerno controllata dai fratelli La Marca, già noti produttori di Mozzarella di Bufala Campana DOP. Nel 2023 l’impresa campana aveva chiesto la registrazione del marchio Burrata Campana per una linea di prodotti che includeva anche varianti a base di latte di bufala, dando così inizio a una lunga vertenza amministrativa e giudiziaria.
Il Consorzio per la tutela e la valorizzazione della Burrata di Andria (IGP) ha reagito presentando, il 27 aprile 2023, opposizione davanti al Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), sostenendo che l’indicazione geografica protetta dovesse impedire l’uso del termine “burrata” da parte di produttori non riconducibili al territorio di origine tutelato.
Dettagli della decisione
La decisione dell’autorità competente ha ricostruito la distinzione tra termine generico e denominazione protetta, affermando quanto segue:
“la parola ‘burrata’ è un genus e che la ‘Burrata di Andria’ è una species di quel genus e che solo quest’ultima è protetta dall’omonima indicazione geografica.”
Ha inoltre precisato:
“la IGP ‘Burrata di Andria’ protegge solo la burrata che risponde al suddetto disciplinare, composta da latte vaccino e proveniente dal territorio pugliese. La stessa IGP non protegge, tuttavia, qualsiasi altro tipo di burrata.”
In pratica, la tutela dell’IGP riguarda esclusivamente la Burrata di Andria realizzata secondo il disciplinare che richiede latte vaccino e produzione nel territorio indicato. Restano esclusi dalla protezione altri prodotti commercializzati come burrata, come varianti al tartufo o affumicate, nonché burrate a base di latte di bufala, più diffuse in Campania.
Implicazioni per produttori e mercati
La pronuncia ha conseguenze pratiche per l’etichettatura, la registrazione dei marchi e la concorrenza tra aree di produzione: i produttori non pugliesi possono utilizzare il termine generico burrata, purché non lo impieghino in modo tale da trarre in inganno il consumatore circa l’origine protetta di Burrata di Andria. D’altra parte, l’IGP conserva la sua funzione di garanzia per i consumatori e di tutela per chi rispetta il disciplinare.
Il caso richiama principi più ampi del sistema europeo di protezione delle indicazioni geografiche e del ruolo del EUIPO nel bilanciare diritti di proprietà intellettuale, marchi commerciali e denominazioni geografiche: la distinzione tra nome generico e denominazione protetta è centrale per stabilire chi possa usare termini come burrata sulle confezioni o nelle comunicazioni commerciali.
Non è il primo confronto di questo tipo tra regioni italiane. Nel 2023 un contenzioso simile aveva riguardato il termine mozzarella, con il Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP che contestò il riconoscimento DOP alla Mozzarella di Gioia del Colle (prodotta in Puglia con latte vaccino). In quella occasione il TAR Lazio aveva ritenuto che mozzarella fosse un nome generico, riservando la tutela alla specificità territoriale e ai relativi disciplinari.
Possibili sviluppi e raccomandazioni
La sentenza apre la strada a ulteriori chiarimenti su marchi territoriali come Burrata Campana e sulla strategia commerciale delle aziende che vogliono valorizzare prodotti locali. È prevedibile un aumento delle registrazioni di marchi nazionali o regionali che specificano l’origine (ad esempio aggiungendo l’indicazione geografica regionale), oltre a una maggiore attenzione delle autorità di controllo sul rispetto delle regole di etichettatura.
Per i consumatori, la distinzione tra termine generico e denominazione protetta rimane fondamentale per orientare scelte d’acquisto consapevoli: l’indicazione IGP o DOP garantisce il rispetto di standard produttivi e territoriali, mentre l’uso del termine generico richiede informazioni chiare sull’origine e sugli ingredienti.
In definitiva, la controversia tra Puglia e Campania sul nome burrata sottolinea l’importanza di discipline chiare e di un equilibrio tra protezione delle tradizioni locali e libertà commerciale: i prossimi mesi saranno utili per osservare come produttori, consorzi e autorità amministrative tradurranno questa decisione in pratiche di mercato e regolamentazione.