Crisi climatica mette a rischio le infrastrutture: danni in Italia fino a 5 miliardi l’anno
- 3 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
cambiamento climatico si manifesterà con effetti concreti sull’economia italiana: i danni diretti alle infrastrutture potrebbero arrivare fino a 5 miliardi di euro l’anno entro il 2050, mentre la perdita di prodotto interno lordo potrebbe oscillare tra l’1,6% e il 6% nello stesso periodo. Al tempo stesso, solo il 14% delle Pmi italiane ha adottato misure per garantire la continuità operativa in caso di eventi estremi e appena il 10% ha intrapreso azioni di adattamento per infrastrutture e beni fisici.
Questi elementi emergono dal report Deloitte intitolato «Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento», realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, la Università Ca’ Foscari, il team area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute) e con il supporto di Ipsos-Doxa. Lo studio esamina sia gli impatti economico-finanziari del rischio climatico nel contesto nazionale sia il grado di preparazione delle imprese, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
Il report e i collaboratori
Il lavoro combina analisi quantitative degli scenari climatici con rilevazioni sul campo e contributi accademici: i modellI macroeconomici valutano scenari di temperatura differenti e i sondaggi su imprese e territori segnalano gap di resilienza. Le istituzioni coinvolte hanno contribuito con competenze su modellistica climatica, impatti settoriali e metodi di indagine sociale, offrendo così una visione integrata tra rischi fisici, effetti economici e capacità adattiva delle organizzazioni.
I rischi per l’Italia
Paolo D’Aprile ha dichiarato:
“L’Italia, per la sua posizione nel Mediterraneo, è tra i Paesi europei dove gli effetti del cambiamento climatico si manifestano più rapidamente; le proiezioni indicano un aumento delle temperature oltre i 2°C rispetto ai livelli preindustriali già nel prossimo decennio.”
Paolo D’Aprile ha aggiunto:
“Il cambiamento climatico genera già oggi perdite economiche significative che tenderanno ad ampliarsi: per questo è necessario un cambio di passo. Investire in strategie di mitigazione e adattamento non è solo un adempimento normativo, ma un’opportunità per rafforzare crescita e innovazione di imprese e territori.”
Lo studio sottolinea come il progressivo aumento delle temperature e la maggiore frequenza di eventi estremi (alluvioni, ondate di calore, siccità) possano avere ripercussioni dirette su infrastrutture energetiche, reti di trasporto, impianti produttivi e sul funzionamento delle catene di fornitura, con effetti a catena su produttività e occupazione.
L’ammontare dei danni
Secondo il report, i danni diretti alle infrastrutture dovuti agli impatti climatici potrebbero raggiungere circa 2 miliardi di euro l’anno entro il 2030. Se si includono gli effetti indiretti — interruzione dei servizi, impatti sulle catene di fornitura e perdite per attività economiche collegate — il costo complessivo stimato oscilla tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050.
Particolarmente esposto è il settore del turismo, dove uno scenario di aumento medio della temperatura di 4°C potrebbe determinare una contrazione della domanda fino all’8,9% e perdite dirette stimate attorno ai 52 miliardi di euro; anche in uno scenario più moderato (+2°C) le perdite dirette vengono stimate intorno ai 17 miliardi.
Questi valori mostrano non solo l’entità dei costi potenziali, ma anche la natura distribuita del rischio: settori diversi, territori e dimensioni d’impresa subiranno impatti differenziati, con una particolare vulnerabilità per le Pmi che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano.
Dal punto di vista finanziario e di mercato, l’aumento del rischio fisico potrebbe incidere sui premi assicurativi, sulla disponibilità di credito e sui costi del capitale per imprese e amministrazioni locali esposte. Al contempo, la scarsità di misure di adattamento nelle imprese limita la capacità del sistema economico di assorbire shock, aumentando la probabilità di effetti sistemici nelle filiere produttive.
Per ridurre questi rischi sono necessarie politiche pubbliche chiare e strumenti finanziari che incentivino investimenti in resilienza: infrastrutture verdi e blu, retrofit degli asset esistenti, piani di continuità operativa, strumenti assicurativi parametrici e fondi di co-investimento pubblico-privati possono contribuire a mobilitare risorse e a rendere gli interventi economicamente sostenibili.
In particolare, una strategia efficace richiede: diagnosi territoriali dettagliate, programmi di supporto tecnico alle Pmi, linee di credito agevolate per interventi di adattamento, e meccanismi regolatori e fiscali che favoriscano progetti di lungo periodo. La capacità di attrarre capitali privati dipenderà anche dalla stabilità delle regole e dalla previsione di ritorni economici misurabili sugli investimenti in resilienza.
In sintesi
- L’aumento del rischio climatico renderà più volatili i rendimenti dei settori esposti e tenderà ad alzare il costo del capitale per imprese e amministrazioni locali: investitori istituzionali richiederanno valutazioni più stringenti sulla resilienza degli asset.
- Esiste un ampio spazio per l’espansione di prodotti finanziari e assicurativi legati alla resilienza: interventi mirati potrebbero generare opportunità per investimenti infrastrutturali e servizi di adattamento altamente specializzati.
- La bassa preparazione delle Pmi rappresenta un nodo critico per la stabilità delle catene di fornitura italiane; politiche di supporto e incentivi alla digitalizzazione e alla pianificazione di continuità sono essenziali per evitare spillover negativi sull’occupazione e sull’export.
- Per attrarre capitali privati è indispensabile un quadro normativo e fiscale prevedibile che riduca il rischio regolatorio e permetta di misurare i ritorni degli investimenti in mitigazione e adattamento nel medio-lungo termine.