Banca centrale del Kazakistan pronta a investire fino a 350 milioni di dollari in criptovalute e asset digitali

Kazakhstan ha annunciato l’intenzione della sua banca centrale di destinare fino a 350 milioni di dollari dalle riserve in oro e valuta estera a investimenti collegati a asset digitali e criptovalute.

Timur Suleimanov, governatore della banca centrale, ha spiegato che l’istituto sta predisponendo una lista di investimenti ammissibili che non si limiterà alla semplice detenzione diretta di criptovalute.

Dettagli della strategia di investimento

La strategia prevista include partecipazioni azionarie in società tecnologiche connesse agli asset digitali, imprese che forniscono infrastrutture per le criptovalute e fondi indicizzati il cui rendimento replica l’andamento dei mercati crypto. L’approccio è descritto come mirato e selettivo, con attenzione alla qualità degli emittenti e alla natura regolamentata degli strumenti.

Aliya Moldabekova ha dichiarato:

“Non stiamo parlando di alcun grande investimento in criptovalute. Attualmente stiamo selezionando società che operano nel campo degli asset digitali, ad esempio quelle coinvolte nelle infrastrutture per le criptovalute.”

Contesto e motivazioni

Il Kazakhstan è diventato uno dei principali poli di mining per il bitcoin dopo il divieto dell’attività in Cina nel 2021, che ha spinto molti operatori a trasferirsi all’estero. Nel 2025 una società con sede ad Astana, Fonte Capital, ha lanciato il primo ETF spot su bitcoin dell’Asia centrale, denominato BETF, offrendo esposizione regolamentata e coperta fisicamente su bitcoin.

La decisione della banca centrale appare motivata da esigenze di diversificazione delle riserve e dal desiderio di sostenere lo sviluppo di un ecosistema digitale regolamentato nel paese, pur cercando di limitarne l’esposizione ai rischi di mercato tipici degli asset crittografici.

Dimensione delle riserve e proporzione dell’allocazione

L’allocazione proposta costituisce una quota relativamente modesta delle riserve complessive. Alla data del 1º febbraio la banca centrale deteneva circa 69,4 miliardi di dollari in riserve in oro e valuta estera, mentre il fondo nazionale, che accumula proventi petroliferi, possedeva circa 65,23 miliardi di dollari di asset.

Implicazioni e rischi

Un’operazione di questo tipo potrebbe favorire la crescita del settore digitale locale e attirare investimenti in infrastrutture per le criptovalute, ma comporta anche rischi di volatilità e di governance. Per questo motivo le autorità hanno ribadito la necessità di criteri rigorosi di selezione e di una gestione prudente del portafoglio, oltre a una supervisione regolamentare adeguata.

Le autorità hanno indicato che le prime operazioni dovrebbero essere realizzate tra aprile e maggio, confermando un approccio graduale volto a limitare l’impatto sulle riserve statali e a monitorare l’evoluzione del mercato degli asset digitali.