Confindustria e Cgil a confronto: il futuro dell’industria italiana

Faccia a faccia tra il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, durante l’assemblea dei delegati del sindacato: entrambi hanno ribadito proposte diverse ma anche punti di convergenza sul rilancio del settore industriale italiano e sulle misure necessarie per sostenere la competitività delle imprese.

Il rilancio dell’industria e la questione energetica

Emanuele Orsini ha detto:

“Paghiamo l’energia 2-3 volte di più rispetto ad altri paesi europei.”

Il presidente di Confindustria ha indicato la riduzione del costo dell’energia come condizione prioritaria per rilanciare la manifattura italiana, proponendo un mix di fonti che includa nucleare e rinnovabili. Ha chiesto inoltre una sospensione temporanea del ETS (il sistema per lo scambio di quote di emissione) per rivedere la normativa e ha sottolineato la necessità di semplificare le procedure autorizzative per i progetti rinnovabili, individuando al contempo aree idonee alla loro realizzazione.

Emanuele Orsini ha detto:

“Per le rinnovabili serve costruire un percorso per individuare le aree idonee, semplificando anche i processi per le autorizzazioni.”

Orsini ha richiamato il clima di incertezza che grava sull’economia italiana: lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente mette a rischio la produzione nazionale. Ha citato uno scenario analitico presentato di recente in cui, a seconda dell’evoluzione della guerra, la crescita potrebbe ridursi sensibilmente fino al rischio di recessione se il conflitto si protrae. Per Orsini la sfida comune è governare le transizioni energetiche e industriali per ridurre i rischi sistemici.

Maurizio Landini ha detto:

“L’industria resta un elemento fondamentale di sviluppo ma non ci salviamo se rimaniamo così, confermando lo status quo.”

Il segretario della CGIL ha concordato sull’importanza dell’industria ma ha insistito sulla necessità di trasformazioni strutturali e su un piano energetico straordinario. Ha collegato la sicurezza economica all’autonomia energetica, osservando che la domanda di energia aumenterà con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Landini ha evidenziato l’urgenza di sbloccare i circa 1.700 progetti rinnovabili attualmente fermi per burocrazia e tempi di autorizzazione troppo lunghi, sostenendo che le parti sociali devono essere coinvolte in modo attivo nella trasformazione industriale.

Il ruolo dell’Europa e le ricette per liberare risorse

Sul fronte delle finanze pubbliche e del quadro europeo, il dibattito si è concentrato sulla possibilità di deroghe temporanee alle regole di bilancio per sostenere investimenti straordinari. Emanuele Orsini ha definito opportuno un approccio che permetta di fare “debito comune” per affrontare la crisi energetica e industriale, richiamando la necessità di incentivi chiari e regole certe per spingere gli investimenti privati.

Emanuele Orsini ha detto:

“Non si può curare un ferito di guerra con l’aspirina. Servono incentivi alle imprese per superare questo momento.”

Orsini ha chiesto l’adozione immediata dei decreti attuativi relativi all’iperammortamento e una governance delle transizioni che dia certezze agli investitori. Ha sottolineato il ruolo dell’Unione Europea nel non lasciare indietro i Paesi più esposti agli shock energetici.

Maurizio Landini ha detto:

“Occorre sospendere il Patto di stabilità in Europa. Come al tempo del Covid, adesso serve favorire gli investimenti pubblici e privati.”

Landini ha invocato risposte straordinarie per situazioni straordinarie, paragonando la necessità attuale a quella che aveva portato all’attivazione del PNRR durante la pandemia. Ha difeso un ruolo pubblico attivo nell’economia, citando la vicenda di Ilva come esempio di realtà che avrebbe bisogno di interventi pubblici per essere salvaguardata, e ha sollecitato l’avvio di una politica industriale per settori strategici come l’Automotive, ricordando che sindacati e Federmeccanica hanno sollecitato il governo a intervenire su questo tema.

Il confronto ha quindi messo in luce convergenze pratiche: entrambi chiedono procedure più snelle per gli investimenti nelle rinnovabili, misure per alleggerire il caro-energia e interventi pubblici mirati per gestire la transizione tecnologica e la ristrutturazione dei comparti in crisi. Sul piano istituzionale, la partita si gioca tra le richieste di maggiore flessibilità fiscale a livello europeo e la necessità di regole nazionali stabili che attraggano capitali.

Dal punto di vista operativo, le proposte implicano impatti concreti su mercati e investimenti: maggiore utilizzo di strumenti di policy per dare certezza agli incentivi fiscali, accelerazione delle procedure amministrative per i cantieri energetici e promozione di partenariati pubblico-privati per progetti strategici. Tutto ciò richiederà coordinamento tra governo, imprese, sindacati e istituzioni europee.

In sintesi

  • La riduzione del costo energetico è determinante per la competitività: una politica che combini investimenti in infrastrutture energetiche e semplificazioni autorizzative potrebbe ridurre i premi di rischio per le imprese manifatturiere.
  • Sospensioni temporanee delle regole di bilancio a livello europeo favorirebbero flussi di investimento straordinari, ma richiedono garanzie su progetti spendibili e governance trasparente per evitare inefficienze.
  • La certezza normativa sugli incentivi fiscali, come l’iperammortamento, è essenziale per stimolare investimenti privati in tecnologie green e digitali: senza segnali chiari, il capitale tende a spostarsi verso mercati meno rischiosi.
  • Per gli investitori italiani e internazionali, priorità a progetti con ritorni legati alla transizione energetica e alla modernizzazione dei processi produttivi: il coinvolgimento attivo delle parti sociali può ridurre il rischio di conflitti e accelerare l’attuazione.