La maggior parte dell’illegalità cripto passa per le stablecoin, avverte la FATF

Il watchdog internazionale Financial Action Task Force (FATF) ha pubblicato un rapporto di 42 pagine nel quale segnala che i stablecoin sono diventati il veicolo virtuale più utilizzato per operazioni illecite, con implicazioni che coinvolgono anche Paesi soggetti a sanzioni come Iran e Corea del Nord. Il documento sollecita un rafforzamento della vigilanza sui soggetti emittenti questi strumenti e suggerisce misure operative più stringenti per colmare le lacune di conformità.

Principali evidenze del rapporto

Nel rapporto pubblicato a marzo la FATF riprende e aggiorna le analisi presentate all’inizio dell’anno: i stablecoin con ancoraggio al dollaro sono emersi come canale privilegiato per trasferimenti illeciti on‑chain. Secondo le stime contenute nel documento, nel 2024 circa 51 miliardi di dollari di attività illecite legate a stablecoin erano riconducibili a frodi e truffe.

Il rapporto cita uno studio di Chainalysis che attribuisce ai stablecoin l’84% dei 154 miliardi di dollari di volumi illeciti in attività virtuali registrati nel 2025. Vengono inoltre documentati casi in cui attori legati a Corea del Nord e Iran hanno impiegato token come USDT per finanziare attività di proliferazione e per trasferimenti transfrontalieri connessi a operazioni soggette a sanzioni.

Un ulteriore rapporto citato dalla FATF, pubblicato da TRM Labs, segnala che nel 2025 entità illecite hanno ricevuto circa 141 miliardi di dollari in stablecoin, il livello più elevato osservato negli ultimi cinque anni. Il documento di TRM Labs evidenzia anche che l’attività complessiva in stablecoin ha superato in più occasioni il trilione di dollari al mese nel corso dell’anno.

Canali di rischio e vulnerabilità tecniche

La FATF identifica nelle transazioni peer‑to‑peer tramite portafogli non custoditi una “vulnerabilità chiave”, poiché tali trasferimenti possono avvenire senza l’adozione di controlli antiriciclaggio adeguati. Questa opacità facilita il movimento di fondi tra attori illeciti e reti che aggirano le misure di compliance tradizionali.

In aggiunta, il rapporto osserva come alcune funzionalità incorporate negli smart contract — ad esempio funzioni che autorizzano trasferimenti automatici o contorni di governance decentralizzata — possano essere sfruttate per complicare il tracciamento e l’applicazione delle restrizioni, rendendo difficoltosa l’azione delle autorità.

Raccomandazioni e possibili misure regolamentari

Pur evitando di chiedere il divieto generalizzato dei stablecoin, la FATF raccomanda che gli Stati introducano obblighi antiriciclaggio per gli emittenti di questi token e valutino l’imposizione di strumenti operativi quali il congelamento dei portafogli e la limitazione di funzioni smart che facilitano l’evasione delle regole.

Tra le misure suggerite figurano l’estensione di obblighi di identificazione e controllo (KYC/AML) agli issuer, la richiesta di strumenti tecnici per consentire il congelamento mirato di fondi in caso di attività sospette e l’adeguamento delle normative sui fornitori di servizi di asset virtuali per includere i mercati e le piattaforme che trattano stablecoin.

La proposta si inserisce in un contesto in cui il valore di mercato dei stablecoin ha superato i 300 miliardi di dollari, un’espansione che, secondo la FATF, richiede interventi tempestivi per ridurre il rischio sistemico e le aperture alla criminalità finanziaria.

Implicazioni per regolatori e operatori di mercato

Le raccomandazioni della FATF hanno ricadute concrete per regolatori, istituzioni finanziarie e operatori del settore: banche, exchange, custodi e gli stessi emittenti di stablecoin dovranno rafforzare i sistemi di conformità, monitoraggio delle transazioni e cooperazione internazionale.

Per le autorità nazionali la sfida consiste nel trovare un equilibrio fra favorire l’innovazione tecnologica e garantire la sicurezza finanziaria. L’adozione di regole armonizzate a livello internazionale è fondamentale per impedire il fenomeno del “regulatory arbitrage”, in cui operatori spostano attività verso giurisdizioni meno regolamentate.

Infine, una maggiore chiarezza normativa può incentivare pratiche di mercato più trasparenti e favorire lo sviluppo di soluzioni tecniche — ad esempio strumenti di compliance integrati negli smart contract — in grado di conciliare l’efficienza dei servizi digitali con gli obblighi di contrasto al riciclaggio.



Author: Tony
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