L’Iran alimenta un’economia parallela di criptovalute da 7,8 miliardi di dollari per aggirare le sanzioni globali
- 28 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi giorni, i nuovi attacchi statunitensi e israeliani contro infrastrutture legate al Iran hanno riportato l’attenzione su una rete finanziaria parallela che Teheran ha sviluppato: l’estrazione di bitcoin e un’economia in rapido sviluppo basata su stablecoin. Questi canali funzionano in parallelo al sistema bancario ufficiale, indebolito da sanzioni e restrizioni internazionali.
Nel 2019 il Governo iraniano ha regolamentato e legalizzato il mining di criptovalute, autorizzando operatori con licenza a sfruttare energia elettrica a prezzo sussidiato in cambio della vendita dei BTC ottenuti alla Banca centrale dell’Iran. Questo meccanismo ha trasformato il bitcoine altre criptovalute in strumenti per finanziare importazioni e regolamenti commerciali al di fuori del sistema monetario statunitense, seppure indirettamente.
Dimensione e crescita dell’ecosistema cripto iraniano
Analisi di mercato recenti stimano che la quota del Iran nell’hash rate globale del bitcoin si collochi tra il 2% e il 5%, sebbene gran parte dell’attività resti poco visibile. Una società di analisi ha valutato l’ecosistema cripto iraniano a circa 7,78 miliardi di dollari nel 2025, una cifra comparabile al PIL di piccoli Stati insulari e in forte crescita rispetto all’anno precedente.
Secondo la stessa fonte, le transazioni e i flussi in criptovalute tendono a intensificarsi durante fasi di tensione militare o instabilità interna: periodi di conflitto o proteste coincidono frequentemente con picchi di attività sulle piattaforme di scambio e con un aumento dei trasferimenti verso portafogli privati.
Ruolo del IRGC e delle reti collegate
Negli ultimi anni il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), principale branca militare del Paese, ha ampliato la sua presenza nello spazio cripto. Analisti indicano che indirizzi associati al IRGC hanno rappresentato oltre la metà degli afflussi complessivi di criptovalute nel quarto trimestre del 2025, con introiti che avrebbero superato i 3 miliardi di dollari nell’anno.
Questi dati si riferiscono solo a wallet pubblicamente riconducibili a elenchi di sanzioni o a collegamenti noti, perciò l’impatto reale potrebbe essere superiore. Per il IRGC, le criptovalute offrono un canale aggiuntivo per movimentare risorse tra affiliate, società di comodo e partner internazionali senza passare per intermediari bancari controllati dagli Stati Uniti.
Meccanismi di adozione: mining, stablecoin e regolazioni
Il processo operativo è relativamente lineare: un miner autorizzato crea nuovi bitcoin utilizzando energia elettrica a basso costo e trasferisce i token alla Banca centrale dell’Iran. La banca può poi inviare valuta digitale a controparti estere per pagare macchinari, carburante o merci di consumo, evitando il passaggio attraverso banche soggette al controllo statunitense.
Le stesse dinamiche si osservano con le stablecoin. Una valutazione indipendente ha stimato che la Banca centrale dell’Iran abbia accumulato almeno 507 milioni di dollari in USDT nel 2025, utilizzati per stabilizzare il rial e sostenere gli scambi internazionali. Nel complesso, però, questo sforzo non è riuscito a impedire un forte deprezzamento della valuta locale, che ha perso percentuali molto rilevanti rispetto al dollaro.
Comportamento della popolazione e impatto sociale
Oltre agli attori statali, anche cittadini e imprese iraniane hanno adottato strumenti cripto. In momenti di blackout di rete o di repressione, prelievi da exchange locali verso portafogli personali sono aumentati nettamente, segnalando una preferenza per asset trasferibili e relativamente difficili da censurare.
Questa tendenza riflette sia una risposta alla volatilità del rial sia una ricerca di meccanismi alternativi per conservare valore e mantenere relazioni commerciali con partner esteri, soprattutto in assenza di accesso agevolato al sistema bancario internazionale.
Rischi geopolitici e vulnerabilità infrastrutturali
Il rinnovarsi delle operazioni militari e le azioni contro siti energetici o data center aggiungono rischi concreti alla catena di valore cripto iraniana. Grandi impianti di mining richiedono continuità di fornitura elettrica e stabilità delle reti; interruzioni prolungate o danni alle infrastrutture possono ridurre temporaneamente la capacità di estrazione e quindi gli introiti in valuta digitale.
Storicamente il Governo iraniano ha imposto restrizioni stagionali sul consumo di energia per alleggerire la pressione sulla rete: in scenari di conflitto simili misure o danni diretti potrebbero diminuire l’hash rate nazionale. Sul piano globale, la rete del bitcoin tende comunque ad adattarsi, con miner in altre aree che compensano eventuali perdite di capacità.
Questioni normative e responsabilità degli operatori
Le attività descritte sollevano interrogativi per le autorità internazionali e per i regolatori finanziari: come individuare e bloccare flussi illeciti su blockchain pubbliche, quale responsabilità attribuire agli exchange e quali strumenti utilizzare per applicare sanzioni efficaci. Segnalazioni di trasferimenti sospetti attraverso grandi piattaforme di scambio hanno già indotto richieste di verifiche da parte di parlamentari e organi esecutivi in vari Paesi.
Una risposta efficace richiede cooperazione internazionale tra autorità di controllo finanziario, forze dell’ordine e operatori del settore cripto, nonché migliore trasparenza da parte delle piattaforme di intermediazione sulle politiche di compliance e di due diligence nei confronti di entità sanzionate.
Prospettive e implicazioni per il futuro
La combinazione di mining domestico, uso crescente di stablecoin e sofisticate reti di controparti commerciali ha creato per il Iran strumenti di resilienza economica che complicano l’efficacia delle sanzioni tradizionali. Tuttavia, questi canali restano vulnerabili a shock infrastrutturali, a controlli normativi più stringenti e all’esposizione pubblica propria delle blockchain.
Per gli osservatori internazionali, monitorare l’evoluzione di questi flussi digitali sarà cruciale per valutare l’efficacia delle misure di contenimento economico e per progettare interventi normativi che tutelino l’integrità dei mercati senza penalizzare l’innovazione legittima nel settore delle valute digitali.