Natuzzi azzera gli esuberi e lancia il piano 2026-2028 per rilancio e reshoring
- 20 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Natuzzi ha comunicato una revisione del piano industriale 2026/2028, presentato in precedenza, che modifica sostanzialmente le misure annunciate a fine dicembre e apre a soluzioni che evitano le chiusure e gli esuberi previsti.
Aggiornamento del piano e risultati del tavolo regionale
Nel confronto convocato dalla Regione l’azienda con sede a Santeramo ha illustrato un aggiornamento del piano che ridisegna gli interventi sul territorio e le strategie occupazionali, dopo le proteste e le istanze sindacali sulle chiusure di stabilimenti e sui 476 esuberi inizialmente annunciati.
Accorpamento produttivo nell’area di Matera
È emersa la disponibilità a un accorpamento produttivo nell’area di Matera, con il trasferimento delle attività e del personale dallo stabilimento Jesce 2 a quello di Jesce 1, ubicati a circa 500 metri di distanza. L’operazione non sarebbe automatica: condizioni, criteri di ricollocazione e misure di accompagnamento rimangono oggetto di approfondimento tra azienda e sindacati.
L’accorpamento prevede anche una riorganizzazione dei turni e dei processi produttivi allo scopo di eliminare le inefficienze che hanno reso improduttive alcune linee, con l’obiettivo di ottimizzare risorse e spazi produttivi.
Gestione degli esuberi e incentivi
Sul fronte occupazionale si è raggiunta una convergenza tra Regione, azienda e OOSS (organizzazioni sindacali) sul principio di esuberi zero per il periodo del piano industriale aggiornato. L’intesa prevede l’azzeramento dei 476 esuberi inizialmente annunciati mediante strumenti volontari.
In particolare, l’azienda ha confermato il ricorso ai incentivi all’esodo, con l’impegno a valutare la richiesta sindacale di aumentare l’indennità economica prevista per i lavoratori che aderiranno volontariamente ai piani di uscita.
Reshoring e utilizzo degli strumenti di politica industriale
Al tavolo convocato dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Eugenio Di Sciascio, si è discusso anche di reshoring, cioè del ritorno di produzioni dall’estero verso l’Italia. L’azienda ha manifestato disponibilità a non interrompere il processo di rientro delle produzioni dalla Romania e a sospendere decisioni già prese, in attesa di valutare le misure di sostegno regionali e nazionali.
È stata inoltre confermata l’intenzione di verificare l’accesso agli strumenti di politica industriale disponibili, tra cui il contratto di sviluppo e le misure previste dall’articolo 4 ter del decreto legge 18/2024, compatibilmente con i requisiti richiesti. Su questi aspetti è prevista una interlocuzione con il Mimit per chiarire condizioni e tempistiche di ammissibilità.
Problematiche strutturali e piano di rilancio
Nonostante l’intesa sugli esuberi, permangono criticità legate alla sovrapproduzione e alla necessità di un riassetto logistico e produttivo. L’azienda ha sottolineato l’urgenza di un piano di rilancio che integri investimenti, innovazione e rimodulazione della rete distributiva.
Al tavolo sono stati resi noti gli investimenti previsti per il triennio, pari a complessivi 17,5 milioni di euro, di cui 4,5 milioni destinati alla ricerca e sviluppo. Queste risorse si focalizzeranno su ammodernamento degli impianti, digitalizzazione dei processi e sviluppo di nuovi prodotti per rafforzare la competitività sui mercati internazionali.
Il consolidamento produttivo e la revisione della logistica si inseriscono in un quadro più ampio di adattamento alla domanda: la strategia aziendale punta a servire il mercato con prodotti innovativi e a ottimizzare la rete di vendita, che attualmente conta circa 500 punti vendita monomarca nel mondo.
Natuzzi headquarters in Santeramo ha dichiarato:
“Devi servire il mercato con i prodotti e la competizione si affronta con prodotti innovativi e una rete distributiva efficiente.”
Implicazioni politiche e prossimi passi
L’accordo raggiunto sul tavolo regionale rappresenta una soluzione negoziata che coinvolge attori pubblici e privati: la Regione, il management aziendale, le OOSS e il Mimit. A livello politico e istituzionale, il caso mette in evidenza il ruolo delle politiche industriali per favorire il mantenimento dell’occupazione e sostenere il rientro produttivo nel paese.
I prossimi passi prevedono l’approfondimento delle condizioni per l’accorpamento degli stabilimenti, la definizione degli incentivi economici per le uscite volontarie e la verifica delle opportunità di finanziamento pubblico. Le parti si sono date tempi certi per completare le valutazioni tecniche e giungere a un accordo operativo sulle misure da adottare.