Bullismo che distrugge: il 68,5% degli 11-19enni vittime di episodi offensivi, aggressivi e diffamatori

In occasione della presentazione del musical Il ragazzo dai pantaloni rosa, diretto da Massimo Romeo Piparo e allestito al Teatro Sistina, è intervenuta in videocollegamento la madre del protagonista, Andrea Spezzacatena, il quindicenne romano scomparso il 20 novembre 2012 dopo essere stato vittima di ripetute molestie e insulti.

Teresa Manes ha dichiarato:

“Serve nelle scuole un’educazione di tipo preventivo, un lungo processo di inclusione che deve essere costruito tra la famiglia e la scuola. Se si riconosce il disagio è possibile affrontarlo al meglio. Dopo il successo del film, e nonostante la fatica emotiva, voglio continuare i miei tour negli istituti italiani. Molti giovani si sono riconosciuti nelle immagini del film.”

La testimonianza di Teresa Manes sottolinea l’importanza di un approccio educativo condiviso tra genitori e docenti, finalizzato a intercettare segnali di sofferenza e a favorire percorsi di inclusione per studenti percepiti come “diversi”. La madre ha annunciato l’intenzione di proseguire gli incontri nelle scuole per promuovere consapevolezza e prevenzione.

Il bullismo distrugge

Nel corso dell’intervento è stato ricordato come il fenomeno del bullismo non si limiti a episodi isolati ma possa provocare danni profondi e duraturi, a livello emotivo e sociale. Si è richiamata l’attenzione sul ruolo degli adulti: l’indifferenza e talvolta il linguaggio inadeguato possono contribuire all’escalation delle dinamiche prevaricatrici.

La madre ha aggiunto:

“Il linguaggio è la prima forma di violenza.”

Questa osservazione evidenzia come parole, insulti e derisione costituiscano spesso la prima manifestazione di una violenza che, se non contrastata, può evolvere in esclusione, aggressione e conseguenze psicologiche gravi. Per questo motivo gli interventi preventivi devono includere anche percorsi di educazione al linguaggio e all’empatia.

Giornata nazionale e politiche scolastiche

La Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita nel 2017 su iniziativa del Miur, ha lo scopo di promuovere iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e di diffondere strumenti per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di aggressione tra pari, sia nella dimensione fisica sia in quella digitale.

Accanto alle campagne di informazione, le istituzioni scolastiche sono chiamate a potenziare la formazione del personale, a sviluppare protocolli di intervento e a collaborare con i servizi di psicologia e le realtà territoriali per offrire supporto alle vittime e percorsi di recupero per chi esercita comportamenti aggressivi.

Dati sull’incidenza tra gli 11-19enni

Secondo l’indagine condotta da Istat, presentata lo scorso giugno, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di avere subito almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, sia in presenza sia online, nell’ultimo periodo considerato.

Nel dettaglio, il 21% ha riportato comportamenti offensivi con una frequenza più volte al mese, mentre circa l’8% ha subito tali episodi con cadenza almeno settimanale. Lo studio si basa su un campione di 39.214 giovani, rappresentativo di circa 5 milioni e 140 mila ragazzi residenti in Italia nella fascia d’età 11-19 anni.

La distribuzione regionale mostra una leggera variabilità: il 22,1% dei giovani del Nord‑est, il 21,6% del Nord‑ovest, il 21% del Centro e il 20% del Mezzogiorno sono risultati coinvolti in atti di bullismo.

Le modalità con cui il bullismo si manifesta variano per genere: tra i ragazzi è più frequente la componente di offese e insulti (16% rispetto al 12,3% delle ragazze), mentre per le ragazze l’impatto dell’esclusione sociale è più rilevante (oltre il 12% contro l’8,5% tra i maschi).

Nazionalità e vulnerabilità

Il rapporto segnala inoltre una maggiore esposizione al rischio tra i giovani stranieri: il 26,8% degli studenti con cittadinanza non italiana ha riferito di aver subìto, nell’ultimo anno, comportamenti offensivi o violenti con una frequenza superiore al mensile, rispetto al 20,4% dei coetanei italiani.

In particolare, tra alcune collettività la percentuale è più alta: i giovani di origine rumena e ucraina risultano più frequentemente vittime di atti di bullismo, con incidenze rispettive del 29,2% e del 27,8%.

Questi dati sottolineano la necessità di politiche scolastiche e sociali che tengano conto delle specifiche condizioni di vulnerabilità, integrando l’azione preventiva con servizi di supporto psicologico, interventi educativi interculturali e misure di tutela per gli alunni più a rischio.

Per contrastare efficacemente il fenomeno è fondamentale un lavoro sinergico tra scuole, famiglie, servizi socio-sanitari e istituzioni locali, insieme a campagne diffuse di sensibilizzazione che promuovano rispetto reciproco, inclusione e competenze digitali per prevenire il cyberbullismo.



Author: Tony
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