Come le opzioni sull’etf Bitcoin di BlackRock potrebbero aver aggravato il crollo delle criptovalute
- 7 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Da when BlackRock ha lanciato il suo ETF spot su Bitcoin noto come IBIT, l’asset è diventato una via d’accesso privilegiata per investitori istituzionali che vogliono esposizione alla criptovaluta senza gestire wallet o exchange. Negli ultimi giorni l’attenzione del mercato si è però spostata anche sulle opzioni collegate all’ETF, dopo un crollo dei prezzi che ha prodotto volumi record e movimenti estremi.
Venerdì l’ETF IBIT ha perso circa il 13%, portandosi al livello più basso da ottobre 2024. Nella stessa giornata i contratti di opzioni hanno raggiunto un picco storico di 2,33 milioni di contratti, con una prevalenza di put rispetto alle call.
La maggiore attività sulle put indica una domanda elevata di protezione dal ribasso, un comportamento tipico nelle fasi di vendita intensa. Parallelamente è stato registrato un record assoluto nei premi pagati dagli acquirenti di opzioni: circa 900 milioni di dollari in un solo giorno, il valore più alto mai osservato per questa tipologia di contratto.
Le opzioni sono strumenti derivati che offrono una forma di assicurazione contro le oscillazioni del prezzo dell’asset sottostante. Chi acquista un’opzione paga un premio per ottenere il diritto, ma non l’obbligo, di comprare o vendere l’asset a un prezzo prestabilito entro una certa data.
Una call consente di bloccare oggi un prezzo di acquisto: se l’asset sale oltre quel livello si può realizzare un guadagno, altrimenti si perde soltanto il premio pagato. Una put permette invece di bloccare un prezzo di vendita: se il titolo scende al di sotto di quel livello, chi detiene la put può vendere a un prezzo superiore a quello di mercato e incassare la differenza, altrimenti perde il premio.
Ipotesi: il collasso di un hedge fund
Un’analisi che ha circolato sui social attribuisce i movimenti estremi a una possibile crisi di una o più grandi società di gestione alternative. Secondo questa ricostruzione, un fondo avrebbe concentrato quasi tutto il capitale su IBIT, puntando su call “out of the money” acquistate a basso costo dopo un precedente crollo di ottobre, sperando in un rapido rimbalzo.
La strategia prevedeva l’uso di leva finanziaria: le call sono state acquistate con capitale preso in prestito. Con il proseguire della discesa di IBIT, il valore di quelle call si è azzerato e i broker hanno emesso margin call, obbligando il fondo a reperire liquidità o collaterale.
In assenza di mezzi sufficienti, il fondo avrebbe liquidato ingenti posizioni in IBIT sul mercato spot, contribuendo a un picco di volume pari a circa 10 miliardi di dollari e a un’ondata di richieste per rimpiazzare o chiudere call in perdita, che spiegherebbero il pagamento record di 900 milioni di dollari in premi.
Voce dal mercato: spiegazione alternativa
Shreyas Chari, direttore trading e responsabile derivati di Monarq Asset Management, ha offerto un’interpretazione focalizzata sulle dinamiche di margin call e vendite sistematiche.
Shreyas Chari said:
“La vendita sistematica tra i principali player di ieri è probabilmente legata alle margin call, specialmente sull’ETF con la maggiore esposizione cripto, IBIT.”
Ha inoltre riferito che erano circolate voci su un’entità con posizioni corte su opzioni che avrebbe dovuto vendere il sottostante in modo molto più aggressivo dopo il cedimento di specifici livelli di prezzo, amplificando la discesa verso i 60.000 dollari.
Parere di un esperto di opzioni
Tony Stewart, fondatore di Pelion Capital e specialista in opzioni, riconosce che le opzioni hanno contribuito alla turbolenza, ma non attribuisce l’intero fenomeno al fallimento di un singolo fondo.
Tony Stewart said:
“Dal punto di vista delle opzioni, questa teoria del collasso di un hedge fund non è conclusiva. Inoltre, a mio avviso, non sembra sufficiente in termini di dimensioni.”
Stewart ha citato dati secondo cui circa 150 milioni di dollari dei 900 milioni di premi sarebbero stati spesi per riacquistare put precedentemente vendute. In pratica, venditori di put in perdita hanno ricomprato queste opzioni per limitare l’esposizione, generando transazioni costose ma coerenti con una giornata di mercato estremamente nervosa.
Ha inoltre ammesso che parte dell’attività potrebbe essersi svolta fuori mercato, tramite accordi over-the-counter, rendendo più difficile individuare con precisione la partecipazione di singoli grandi operatori.
Implicazioni e contesto
Indipendentemente dall’origine esatta della turbolenza, l’episodio mette in evidenza che le opzioni legate a IBIT sono ormai abbastanza grandi da influenzare i movimenti di prezzo del mercato spot. Per gli operatori istituzionali e per i gestori del rischio questo significa monitorare non solo i flussi netti in entrata e uscita dall’ETF, ma anche la composizione e il volume delle posizioni in opzioni.
Per le autorità di mercato e i regolatori, il caso solleva questioni su come la leva finanziaria, le vendite forzate e le posizioni concentrate possano amplificare shock nei mercati delle criptovalute, con potenziali ripercussioni sulla stabilità finanziaria se la partecipazione istituzionale continua a crescere.
Conclusione
La narrazione che collega il record di premi e volumi al collasso di un singolo fondo rimane una delle possibili spiegazioni, ma non l’unica. L’interpretazione alternativa — quella di una giornata di panico diffuso con molteplici operatori che chiudono posizioni — è altrettanto plausibile. In ogni caso, la lezione pratica è chiara: ora più che mai è importante tenere sotto osservazione anche le dinamiche delle opzioni sull’ETF IBIT, oltre ai flussi in conto capitale.