Conti, opzione scostamento bocciata subito dalla Ue

Si sta discutendo la possibilità di un extradeficit che potrebbe modificare la traiettoria del disavanzo pubblico, ma i numeri rimangono ancora molto incerti: la voce prevalente fra gli addetti ai lavori è che, se verrà attivata, la leva sarebbe significativa, attorno a un punto di Pil.

Al MEF prevale la riservatezza: le posizioni ufficiali sono al momento limitate, ma è difficile immaginare una manovra di questo tipo per importi marginali. La decisione è ancora in via di definizione e dovrebbe iniziare a comparire nella risoluzione di maggioranza allegata al Dfp.

Tempi e iter decisionale

La risoluzione del Dfp, attesa giovedì prossimo, dovrebbe almeno evocare l’ipotesi dell’extradeficit fra gli strumenti che il Governo potrebbe utilizzare per sostenere l’economia. Nel documento si fa riferimento alla necessità di aiutare i redditi e la liquidità delle imprese: una linea che potrebbe giustificare intervenire con nuove risorse.

Giorgetti ha detto:

“sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese”

Con questa indicazione, il Governo potrebbe chiedere in seguito alle Camere l’autorizzazione per un deficit aggiuntivo, probabilmente dopo le riunioni europee in calendario il 4 e il 5 maggio a Bruxelles: il Eurogruppo e l’Ecofin.

Pressione sui conti e costi del debito

La cautela a Via XX Settembre è motivata anche dai numeri del Dfp, che già riflettono gli effetti geopolitici recenti sull’andamento del debito. La spesa per gli interessi prevista per il 2026 è stata stimata ora in circa 94,934 miliardi di euro, cioè circa 3,2 miliardi in più rispetto alle previsioni di ottobre.

Nel periodo 2026-2028 l’aumento complessivo della spesa per interessi è valutato in circa 7 miliardi. A pesare sono principalmente due fattori: l’inflazione, che accresce le cedole dei titoli indicizzati, e il rialzo dei rendimenti sui titoli di Stato. Sul decennale italiano si è registrato un aumento di 50 punti base rispetto al 27 febbraio, confronto che evidenzia un incremento superiore a quello di altri paesi europei.

Effetti dello scacchiere e rischi di mercato

L’impatto degli eventi nella regione dello Hormuz ha già iniziato a manifestarsi nei conti pubblici italiani, con ripercussioni sulle aspettative degli investitori e sui premi al rischio richiesti per detenere titoli italiani. Un aumento prolungato dei rendimenti può comprimere lo spazio di bilancio e rendere più oneroso finanziare eventuali misure aggiuntive.

Dal punto di vista finanziario, maggiore volatilità e rendimenti più alti possono scoraggiare alcuni investitori istituzionali o imporre costi maggiori per il rifinanziamento, con possibili effetti a catena su tassi di interesse bancari e condizioni di accesso al credito per aziende e famiglie.

Scadenza del taglio alle accise e conseguenze sui prezzi

Un altro elemento di incertezza è la scadenza della misura di contenimento delle accise sui carburanti: la proroga termina il 1° maggio. Se non dovesse essere rinnovata, sui livelli recenti dei prezzi lo sconto si tradurrebbe in un prezzo medio del gasolio intorno a 2,31 euro al litro, un livello record per l’Italia.

Al momento non risultano bozze ufficiali di un nuovo decreto per estendere o sostituire la misura. Restano quindi pochi giorni per valutare come si muoveranno i mercati dei prodotti energetici e se il Governo riuscirà a trovare le coperture necessarie in un contesto di risorse finite e costi del debito più elevati.

Prospettive politiche e vincoli europei

Qualsiasi ricorso a un deficit aggiuntivo dovrà fare i conti con i vincoli europei sul bilancio e con le monitorizzazioni dell’Eurozona. Anche se la regola del patto di stabilità è stata adattata nel tempo, interventi importanti restano soggetti a valutazioni politiche e tecniche che richiedono coerenza con gli obiettivi di medio termine del Paese.

Per il Governo la scelta comporta un trade-off: sostenere con risorse aggiuntive consumi e imprese nel breve periodo o preservare margini di credibilità sui mercati pubblici per contenere i costi del debito nel medio-lungo termine.

Elementi da monitorare nei prossimi giorni

Nei prossimi giorni saranno cruciali alcuni indicatori e passaggi istituzionali: l’evoluzione dei rendimenti sui titoli di Stato, le decisioni del Governo in merito al rinnovo delle accise, le prime indicazioni contenute nella risoluzione del Dfp e gli esiti delle riunioni comunitarie di inizio maggio.

La combinazione tra rischi geopolitici, dinamiche inflazionistiche e scelte di politica fiscale determinerà la finestra di manovra praticabile per eventuali misure di sostegno, nonché la reazione dei mercati e il prezzo che il Paese dovrà pagare per finanziarsi.

In sintesi

  • Un eventuale extradeficit significativo rischia di comprimere lo spazio fiscale disponibile per investimenti pubblici, aumentando il rischio di rialzo dei rendimenti e dei costi di finanziamento per lo Stato.
  • L’aumento della spesa per interessi rende più urgente valutare misure mirate e finanziate, poiché la sostenibilità del debito influisce direttamente sulle condizioni di mercato e sul costo del credito per famiglie e imprese.
  • La scadenza del taglio alle accise sui carburanti rappresenta un rischio di accelerazione dell’inflazione al consumo: per gli investitori e per le famiglie italiane è un elemento da tenere sotto controllo per la formazione delle aspettative.
  • I prossimi appuntamenti istituzionali e l’andamento dei rendimenti sovrani costituiranno segnali chiave per valutare la probabilità e l’entità di ulteriori interventi fiscali nel corso dell’anno.