Oltre il 60% dei comunicati stampa sulle criptovalute collegati a progetti ad alto rischio o truffaldini, secondo uno studio

Un nuovo rapporto di Chainstory mette in luce come i comunicati stampa crypto distribuiti tramite servizi specializzati stiano diventando uno strumento per progetti discutibili per eludere il controllo editoriale e creare un’apparenza di legittimità.

I ricercatori hanno analizzato 2.893 comunicati diffusi tra giugno e novembre dell’anno scorso e hanno scoperto che oltre il 60% proveniva da iniziative con segnali di allarme classici, tra cui team anonimi, promesse irrealistiche, siti copiati e tattiche aggressive per spingere gli investitori all’azione. Alcuni comunicati sono stati riconosciuti come truffe dopo il confronto con blacklist e allerte attive.

Metodologia e risultati principali

La maggior parte dei testi esaminati risultava essere materiale di marketing autoprodotto che annunciava aggiornamenti minori di prodotto, vendite di token o quotazioni su exchange. Solo circa il 2% dei comunicati riportava notizie sostanziali, come finanziamenti di venture o acquisizioni, eventi che normalmente motiverebbero una copertura editoriale indipendente.

Chainstory ha osservato:

“Se ti imbatti in un comunicato stampa crypto su un sito di notizie, le probabilità che il progetto dietro sia di scarsa credibilità (o peggio) sono superiori al 50%.”

Meccanismi della distribuzione e impatto

Il fulcro del problema è il rapporto commerciale tra i servizi di distribuzione e i siti che pubblicano i contenuti. Queste piattaforme funzionano come canali a pagamento che spingono comunicati verso decine di testate, le quali spesso li mostrano senza un filtraggio editoriale sostanziale o una chiara etichettatura, rendendo difficile per il lettore distinguere tra informazione verificata e promozione a pagamento.

Nel concreto, il modello prevede che i fornitori di distribuzione vendano posizionamenti garantiti su molteplici siti: il contenuto viene così amplificato, migliora la visibilità sui motori di ricerca e affolla i feed di notizie, confondendo i confini tra giornalismo e pubblicità.

I ricercatori hanno evidenziato che la tattica non è appannaggio esclusivo di startup: anche grandi exchange diffondono frequentemente comunicati per ogni nuova quotazione di token, alimentando un’impressione di attività continua. Non emergono prove che queste piattaforme di scambio siano coinvolte in comportamenti illeciti, ma la pratica contribuisce comunque a creare un’apparenza di legittimità per progetti non verificati.

Chainstory ha sintetizzato il meccanismo centrale:

“Il meccanismo centrale dell’industria dei comunicati stampa crypto è l’accodamento: incanalando contenuti attraverso reti di sindacazione, gli emittenti evitano il filtro di ‘notiziabilità’ di una redazione e si affidano invece alla credibilità della piattaforma di distribuzione.”

Esempi concreti

Tra i casi citati, a dicembre alcuni truffatori hanno creato un marchio falso per impersonare Circle Internet, emittente della stablecoin USDC, promuovendo una presunta piattaforma di metalli tokenizzati e collegando a siti progettati per svuotare portafogli digitali. Quel comunicato è circolato su più testate prima di essere smascherato da controlli indipendenti.

CoinDesk ha verificato e smentito il comunicato, ma solo dopo che questo era apparso su molteplici siti, evidenziando la rapidità con cui contenuti ingannevoli possono diffondersi attraverso reti di distribuzione senza appropriata supervisione.

Implicazioni per investitori, piattaforme e regolatori

Per gli investitori al dettaglio la scarsa separazione tra notizia e comunicato promozionale rappresenta un rischio concreto: decisioni d’investimento basate su informazioni non verificate possono provocare perdite finanziarie significative. Per i giornalisti e le redazioni, la diffusione indistinta di tali contenuti mina la fiducia del pubblico e aumenta il carico di lavoro di fact-checking.

Dal punto di vista regolamentare, la situazione solleva domande sul ruolo delle piattaforme di distribuzione, sulla necessità di standard di etichettatura chiari e sulla possibile collaborazione tra siti, operatori del settore e autorità per prevenire abusi e frodi. Misure come l’identificazione chiara di contenuti a pagamento, protocolli di verifica degli emittenti e liste nere condivise possono ridurre la vulnerabilità dell’ecosistema informativo.

Alcune testate hanno già iniziato a limitare o etichettare i comunicati stampa, ma la mancanza di standard uniformi e di filtri editoriali diffusi rimane un punto di debolezza significativo.

Conclusioni e raccomandazioni

Il rapporto di Chainstory invita a una maggiore prudenza da parte dei lettori e a una risposta coordinata da parte degli attori del settore: redazioni, piattaforme di distribuzione e regolatori dovrebbero adottare pratiche più trasparenti per distinguere chiaramente tra contenuto editoriale e materiale promozionale.

Per gli utenti è consigliabile verificare le fonti, cercare conferme indipendenti prima di prendere decisioni finanziarie e diffidare di annunci che arrivano in massa da canali non verificati. Per le piattaforme, l’adozione di standard di etichettatura, controlli di identità degli emittenti e cooperative di segnalazione delle frodi potrebbe contribuire a mitigare il fenomeno.