Iren, Cipher Mining (CIFR) e Hut 8 (HUT) pronte a spingere i guadagni legati all’ia

Le azioni dei miner di Bitcoin che hanno riallineato i loro piani industriali verso l’infrastruttura per l’AI sono state tra le protagoniste del 2025 e hanno proseguito il trend anche all’inizio del nuovo anno.

I risultati trimestrali e le prospettive per il 2026 presentate nella serata di mercoledì da Meta e Microsoft — entrambe con investimenti sull’AI al centro della strategia di crescita — lasciano intendere che la spesa per l’intelligenza artificiale potrebbe non arrestarsi a breve.

Satya Nadella ha detto:

«Siamo solo nelle fasi iniziali della diffusione dell’AI e, già oggi, Microsoft ha costruito un’attività legata all’AI più grande di alcune delle nostre principali divisioni. Stiamo spingendo i confini su tutto lo stack dell’AI per creare nuovo valore per clienti e partner.»

Meta ha inoltre previsto investimenti in capitale per il 2026 compresi tra 115 e 135 miliardi di dollari, un livello superiore alle stime medie degli analisti che avevano indicato circa 110 miliardi.

Perché i miner si sono riconvertiti

Negli ultimi anni i produttori di criptovalute hanno subito una contrazione dei profitti dovuta all’ultimo halving di Bitcoin, che ha dimezzato le ricompense per il mining, oltre a confrontarsi con una concorrenza più agguerrita e costi energetici crescenti. In risposta, molti operatori hanno adattato i propri data center per ospitare macchine dedicate all’AI e ai servizi di cloud ad alte prestazioni.

Questa trasformazione ha permesso a diversi miner di diversificare le entrate, mitigando il rischio legato esclusivamente all’estrazione di criptovalute e beneficiando della forte domanda legata all’espansione dell’ecosistema AI.

Accordi strategici e aziende coinvolte

Un esempio di riconversione è rappresentato da Iren, che ha annunciato un contratto pluriennale per servizi cloud con Microsoft finalizzato a supportare carichi di lavoro AI sfruttando chip avanzati di Nvidia. In parallelo, Cipher Mining ha siglato un accordo con Amazon per fornire 300 megawatt di capacità a AWS, una delle più importanti commesse infrastrutturali finora prese da un miner interessato all’ondata di investimenti AI.

Tali partnership segnalano un passaggio verso il calcolo ad alte prestazioni, con i miner che mettono a disposizione rack, alimentazione e connettività per ospitare GPU e hardware specializzato richiesto dalle applicazioni di intelligenza artificiale.

Performance di mercato e segnali finanziari

Le azioni di Iren hanno registrato un rialzo del 4,9% in una seduta recente, portando il guadagno da inizio anno al 47% e il progresso su base annua al 524%. Cipher Mining ha segnato un +1,2% nello stesso periodo, con un aumento del 17% nel 2026 e del 322% su base annua.

Anche Hut 8, altro miner che ha puntato sull’infrastruttura AI e sull’alta prestazione, mostra performance positive: +26% da inizio anno e +230% rispetto all’anno precedente.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Il prossimo test per valutare la sostenibilità dell’entusiasmo sui segmenti AI e cloud sarà il rapporto di Nvidia, in calendario il 25 febbraio. Essendo Nvidia il principale fornitore di GPU utilizzate per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli AI, i dati sulla domanda, sulla produzione e sulle prospettive di vendita influenzeranno direttamente le aspettative sugli investimenti in infrastrutture.

Oltre al dato di vendita delle GPU, sarà importante monitorare aspetti quali i vincoli di approvvigionamento, i tempi di consegna, le dinamiche dei prezzi dell’energia e le politiche di incentivi o regolamentazione che possono incidere sui margini operativi dei fornitori di infrastruttura. Questi fattori determineranno quanto a lungo i ricavi non legati al mining potranno compensare le pressioni sul business tradizionale dei miner.

In prospettiva, la transizione dei miner verso servizi cloud e calcolo ad alte prestazioni potrebbe influenzare anche i mercati dell’energia e le priorità degli operatori di rete, richiedendo investimenti in capacità e gestione della domanda per sostenere carichi intensivi e costanti tipici dei datacenter.