First Cisl: la ricchezza delle famiglie italiane cresce meno della media Ue
- 3 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Negli ultimi tredici anni la crescita della ricchezza delle famiglie italiane è stata significativamente inferiore alla media dell’area euro e non ha retto il confronto con quella di Francia e Germania, secondo un’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl sui dati forniti dalla Bce.
Crescita complessiva e confronti internazionali
Nel periodo dicembre 2012–giugno 2025 la ricchezza totale delle famiglie in Italia è aumentata di circa il 20,6%, contro il 45,1% della Francia, il 108,2% della Germania e una media del 66,2% nell’area euro. Questi scostamenti evidenziano una dinamica meno favorevole per il nostro Paese rispetto ai principali partner europei.
Nel 2025 la ricchezza netta complessiva delle famiglie italiane è stata stimata in circa 10.991,5 miliardi di euro, corrispondente al 16,6% della ricchezza totale dell’area euro, in calo rispetto al 22,9% registrato nel 2012.
Perdita in termini reali
Se si considera l’inflazione e il potere d’acquisto, l’analisi utilizza un indice di rivalutazione monetaria pari a 1,22 per il periodo esaminato. In termini reali, le famiglie italiane hanno dunque subito una perdita di ricchezza pari a circa il 2%.
Indebitamento delle famiglie
L’indebitamento delle famiglie italiane si attesta intorno ai 792,3 miliardi di euro, pari al 10,1% dell’indebitamento complessivo dell’area euro (7.825,5 miliardi). Nel periodo considerato il debito delle famiglie italiane è cresciuto del 13,3%, contro il 27,9% dell’area euro, il 39,5% della Germania e il 52,6% della Francia.
Confronto per famiglia
Guardando alla ricchezza per famiglia, a fine 2012 il valore medio in Italia era di circa 375,6 mila euro, superiore a quello delle famiglie francesi (325,1 mila) e tedesche (228,5 mila). A metà 2025 la situazione si è invertita: la ricchezza media per famiglia in Italia è risultata pari a 438,7 mila euro, contro 442,2 mila in Francia e 461,6 mila in Germania.
Concentrazione della ricchezza
I dati mostrano una forte polarizzazione: a metà 2025 il 50% della popolazione possedeva solo il 7,4% della ricchezza complessiva, mentre il 60% si fermava al 12%. Il decile più ricco controllava il 59,9% della ricchezza totale, e il 5% più ricco deteneva oltre il 49,4%.
Questa concentrazione è tra le più elevate nei grandi Paesi europei: solo Austria, Croazia e Lituania mostrano livelli maggiori di concentrazione della ricchezza. La fotografia complessiva segnala un aumento delle diseguaglianze patrimoniali nel Paese.
Tasso di risparmio e confronto europeo
Il tradizionale racconto dell’Italiano come grande risparmiatore appare oggi meno solido. I dati di Eurostat indicano che il tasso di risparmio lordo delle famiglie italiane è cresciuto meno rispetto alla media europea e in misura inferiore rispetto a quello di Francia e Germania.
A giugno 2025 il tasso di risparmio delle famiglie italiane era del 12,3%, nettamente sotto il 15,4% della media dell’area euro, il 19,2% della Germania e il 18,7% della Francia. Questo andamento influisce sulla capacità delle famiglie di accumulare patrimonio e sulla disponibilità di risorse per consumi e investimenti futuri.
Implicazioni politiche ed economiche
L’inerzia nella crescita patrimoniale e l’aumento della concentrazione della ricchezza hanno diverse implicazioni per le politiche pubbliche. Ridotte capacità di risparmio e patrimonializzazione possono ampliare la vulnerabilità delle famiglie agli shock economici e ridurre la domanda interna, frenando la crescita.
Sul piano istituzionale, queste tendenze pongono sfide per il governo italiano, le autorità fiscali e le istituzioni europee, che devono valutare strumenti di sostegno al reddito, politiche di incentivazione del risparmio produttivo, misure per la casa e interventi mirati a ridurre le disuguaglianze patrimoniali senza compromettere la crescita.
Un monitoraggio continuo da parte di organismi come la Bce e la Commissione europea, unitamente a ricerche indipendenti di fondazioni e istituti economici, è utile per orientare decisioni su imposizione, sostegno ai redditi e regole del mercato finanziario, al fine di favorire una distribuzione della ricchezza più equilibrata e sostenibile nel tempo.