Da Eurallumina a Sanac: vertenze in bilico, Sardegna in attesa di risposte
- 24 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Sotto l’albero delle festività emergono diverse vertenze industriali che riguardano la Sardegna, dalla filiera dell’alluminio ai comparti del piombo, dello zinco e del litio, fino alla produzione di mattoni refrattari. Queste aziende hanno aperto tavoli di crisi presso il Mimit per cercare soluzioni condivise a problemi legati a costi energetici, autorizzazioni e finanziamenti.
Tra le realtà segnate nelle liste dei Tavoli di crisi attivi a livello nazionale figurano 38 imprese, di cui quattro con stabilimenti operativi in Sardegna, che rimangono in fase di confronto per trovare intese sul futuro produttivo e occupazionale.
Il caso Eurallumina e l’investimento da circa 400 milioni
Eurallumina rappresenta il primo anello della filiera dell’alluminio e per anni ha trasformato la bauxite in allumina. Lo stabilimento ha interrotto la produzione nel 2009 a causa dei costi energetici elevati e dell’impiego intensivo di olio combustibile.
Nel tempo sono stati predisposti piani di rilancio industriale; l’ultimo progetto prevede investimenti per quasi 400 milioni di euro e l’assunzione di circa 1.500 persone. L’approvazione del Dpcm energia ha aperto la possibilità di utilizzare gas per la produzione di vapore necessario all’impianto, ma il percorso è complicato: i finanziamenti risultano congelati a causa delle sanzioni imposte dalla Ue alla Russia, che influenzano la disponibilità di capitale da parte della proprietà.
Le tensioni sul sito sono esplose in episodi simbolici di protesta: alcune settimane fa cinque lavoratori si sono asserragliati a 45 metri di altezza su un silo, gesto che ha richiamato l’attenzione pubblica sul rischio di perdita occupazionale e sulla necessità di una soluzione rapida da parte delle istituzioni competenti.
La vertenza della Sider Alloys e i 300 milioni per il rilancio
La Sider Alloys ha rilevato lo stabilimento di Portovesme dall’ex gruppo Alcoa con l’obiettivo di rimettere in funzione la produzione di alluminio primario. Il piano industriale include investimenti significativi ma incontra ostacoli procedurali.
In particolare, la definizione dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) e lo sblocco di un finanziamento garantito stimato in circa 300 milioni di euro sono passaggi essenziali per avviare i lavori. La tempistica delle autorizzazioni ambientali e la certezza dei finanziamenti rappresentano fattori determinanti per la ripresa produttiva e per la salvaguardia dei posti di lavoro locali.
Piombo, zinco e litio: la sfida della Glencore
Una vertenza aperta riguarda lo stabilimento gestito da Portovesme srl, controllata da Glencore, con impianti a Portovesme e a San Gavino. L’aumento dei costi dell’energia elettrica ha costretto l’azienda a sospendere prima la linea del piombo e successivamente quella dello zinco.
In parallelo è stato annunciato un piano di investimenti vicino al mezzo miliardo di euro per sviluppare attività di trattamento delle batterie a fine vita e per recuperare il litio dai rifiuti. Tuttavia, l’attuazione procede a rilento e i sindacati sollecitano una definizione rapida della vertenza, chiedendo che ciascun attore coinvolto assuma le proprie responsabilità per garantire continuità produttiva e tutele per i lavoratori.
Dai mattoni refrattari all’automotive: i siti di Sanac e Bekaert
Un filone differente riguarda la produzione di mattoni refrattari e la riorganizzazione di siti legati all’automotive. Lo stabilimento della Sanac a Macchiareddu, nell’area Cagliaritana, era specializzato in refrattari per forni da fonderia; la crisi del settore ha posto interrogativi sul futuro industriale dell’impianto.
Il caso della Bekaert è un altro esempio: la casa madre, dopo verifiche concluse a novembre, ha comunicato la decisione di cedere il sito sardo, avviando un processo che richiede attenzione per la gestione degli esuberi e per la ricerca di possibili acquirenti interessati a mantenere l’attività produttiva.
Implicazioni istituzionali e questioni aperte
Le vertenze in corso mettono in luce problemi strutturali: la vulnerabilità ai rincari energetici, l’interazione tra norme ambientali e piani industriali, l’effetto delle sanzioni internazionali sui flussi finanziari e la necessità di investimenti per la transizione tecnologica, in particolare nel riciclo delle batterie e nel recupero di materie prime critiche come il litio.
Il ruolo del Mimit, delle istituzioni regionali e delle parti sociali è cruciale per facilitare le autorizzazioni, sbloccare risorse pubbliche o garantite e attrarre investimenti privati. Interventi coordinati possono ridurre l’incertezza, accelerare i piani di riconversione produttiva e tutelare l’occupazione.
Per le comunità locali la posta in gioco riguarda non solo i posti di lavoro diretti, ma anche l’indotto e il tessuto economico del territorio; per questo motivo i tavoli di crisi rimangono strumenti fondamentali per negoziare soluzioni sostenibili e durature.