Italia precipita di 10 posizioni nel cpi 2024
- 9 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La corruzione presenta forti differenze tra Paesi e regioni, sia per estensione sia per complessità. Secondo Transparency International, attraverso il Corruption Perceptions Index (CPI), il fenomeno resta diffuso: oltre due terzi dei 180 Paesi valutati ottengono un punteggio inferiore a 50 su 100, indice di livelli percepiti di corruzione ancora rilevanti.
I paesi in cima e quelli in fondo alla graduatoria
La classifica del CPI evidenzia Paesi con performance molto alte e altri che rimangono in situazioni critiche. In vetta si posiziona Danimarca con 90 punti, seguita da Finlandia (88) e Singapore (84). Tra i primi dieci figurano numerosi Stati dell’Europa centrale e settentrionale, come Lussemburgo, Svizzera, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, oltre a Australia e Nuova Zelanda.
All’estremità opposta della graduatoria si trovano Paesi che registrano punteggi molto bassi: tra questi Venezuela (10), Somalia (9) e Sud Sudan (8). Queste differenze riflettono non solo pratiche corruttive diverse, ma anche condizioni istituzionali, economiche e di sicurezza molto disomogenee.
Correlazioni con la qualità delle istituzioni
Le migliori performance sono spesso associate a democrazie consolidate e a istituzioni robuste: i Paesi considerati stabili raggiungono in media circa 73 punti, mentre le democrazie più fragili si attestano intorno ai 47 punti e i regimi non democratici intorno ai 33. Questi dati segnalano una relazione stretta tra trasparenza amministrativa, efficacia del settore pubblico e livelli di corruzione percepita.
La correlazione emerge anche confrontando il CPI con altri indicatori della governance. Il Rule of Law Index del World Justice Project, che misura aspetti come i diritti fondamentali, la trasparenza delle istituzioni, l’ordine e la sicurezza, mostra parallelismi con la classifica della corruzione: Paesi con sistema giudiziario efficiente e governi trasparenti tendono a registrare punteggi più favorevoli su entrambi gli indici.
La situazione in Italia e le implicazioni
Nel 2024 Italia risulta al 52° posto nella classifica del CPI con un punteggio pari a 54. Rispetto all’anno precedente si registra una flessione di posizioni, anche se sul lungo periodo la collocazione è migliorata se confrontata con la 72ª posizione del 2012.
Questo andamento sottolinea la persistenza di problemi strutturali che includono la vulnerabilità agli abusi nei processi di appalto pubblico, l’inefficienza di taluni ambiti giudiziari e la necessità di maggiori misure di prevenzione e controllo. Il miglioramento nel tempo indica però che interventi mirati possono produrre effetti positivi.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, ridurre la corruzione richiede un approccio integrato: rafforzamento dell’indipendenza e della capacità del sistema giudiziario, trasparenza amministrativa, controlli più stringenti sugli appalti e misure efficaci di whistleblowing. Tali azioni influiscono anche su elementi chiave dell’economia, come la fiducia degli investitori, la corretta allocazione delle risorse pubbliche e la gestione dei finanziamenti internazionali.
Infine, il confronto internazionale e l’uso coordinato di indicatori come il CPI e il Rule of Law Index sono strumenti utili per valutare progressi e ritardi, orientare le riforme e monitorare l’impatto delle politiche anti-corruzione a livello nazionale ed europeo.