Hydro chiude lo stabilimento di Feltre: lavoratori in presidio permanente
- 27 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le assemblee dei lavoratori di Hydro Extrusions hanno deciso di avviare, a partire da giovedì 27 alle ore 6:00, un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento, impedendo l’ingresso e l’uscita dei mezzi.
La mobilitazione segue la comunicazione ricevuta anche dall’impianto di Feltre, insieme ad altri cinque stabilimenti del gruppo norvegese nel mondo, in cui la direzione ha segnalato la possibile chiusura del sito produttivo bellunese.
Il piano
Il gruppo, riconosciuto nel settore dell’alluminio a basse emissioni di carbonio e delle energie rinnovabili, ha reso noto che il Consiglio di amministrazione ha deliberato l’avvio di un processo di consolidamento delle attività di estrusione in Europa. La proposta prevede la possibile chiusura degli stabilimenti produttivi di Cheltenham (Regno Unito), Bedwas (Regno Unito), Lüdenscheid (Germania), Feltre (Italia) e Drunen (Paesi Bassi).
Hydro Extrusions ha dichiarato:
“Nei siti interessati sarà avviato un formale processo di consultazione con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori; qualora la decisione fosse confermata, le chiusure potrebbero avvenire nel corso del 2026. La proposta nasce da un’analisi delle performance e del contesto di mercato, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità e rafforzare la competitività a lungo termine del business europeo di estrusione.”
L’impatto
Per l’Italia il piano significa la possibile chiusura dello stabilimento di Feltre, con un impatto stimato su circa 115 dipendenti. Complessivamente la proposta coinvolgerebbe circa 730 addetti distribuiti nei cinque siti europei, che operano su più presse per estrusione, linee di processo a valore aggiunto e unità di riciclo.
Hydro Extrusions ha aggiunto:
“Siamo pienamente consapevoli dell’impatto che questa proposta di riorganizzazione può avere sulle persone e sul territorio; per questo, come previsto dalla normativa italiana, saranno attivate le procedure di legge e aperto un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dei lavoratori e le istituzioni competenti, con l’obiettivo di gestire la fase con responsabilità, trasparenza e rispetto.”
Secondo la normativa nazionale, le procedure di consultazione prevedono l’apertura di tavoli con le organizzazioni sindacali e, se coinvolti, gli enti locali e regionali. Tra gli strumenti che le parti possono valutare vi sono misure di accompagnamento occupazionale, percorsi di ricollocazione, e, eventualmente, ammortizzatori sociali per mitigare gli effetti immediati sulle persone interessate.
L’eventuale chiusura avrebbe ricadute economiche e sociali sul territorio, con possibili ripercussioni sulla filiera locale di fornitori e servizi. I prossimi passi prevedono quindi la formalizzazione del confronto tra azienda e sindacati, l’esame di alternative industriali e la valutazione di misure pubbliche di supporto da parte delle amministrazioni locali.
La situazione resta in evoluzione: il presidio davanti ai cancelli proseguirà fino allo sviluppo delle consultazioni formali, mentre le parti coinvolte sono chiamate a individuare soluzioni concrete per limitare l’impatto occupazionale e tutelare il territorio.