Pmi: ricavi tengono, ma i dazi colpiscono 6 imprese su 10

Preoccupazione per l’introduzione di dazi, insoddisfazione legata alla conclusione del Piano Transizione 5.0 e ricavi complessivamente sostenuti: è questo il quadro messo in luce dall’Osservatorio Mecspe elaborato da Nomisma, presentato in occasione della terza edizione di Mecspe Bari, manifestazione dedicata all’innovazione nel settore manifatturiero del Centro-Sud organizzata da Senaf e ospitata alla Fiera del Levante.

Risultati principali

I dati raccolti descrivono una situazione mista ma non priva di segnali di resilienza. Nel periodo dei primi nove mesi del 2025 circa 7 aziende su 10 del campione dichiarano fatturato in aumento o stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre circa 2 imprese su 3 ritengono di essere in linea con gli obiettivi annuali prefissati. La soddisfazione complessiva sull’andamento rimane moderata: solo 3 aziende su 10 si dicono pienamente soddisfatte, mentre quasi il 60% esprime una soddisfazione di carattere medio.

Indicatori operativi e portafoglio ordini

Sul fronte operativo il portafoglio ordini presenta luci e ombre: circa il 30% delle imprese lo giudica adeguato o superiore alle aspettative, mentre quasi il 40% lo considera parzialmente o fortemente insufficiente rispetto alle necessità produttive. Questa eterogeneità riflette la debolezza della domanda esterna e l’impatto delle tensioni sui mercati complessivi, con effetti diversificati a seconda di filiera e specializzazione.

Direttrici di innovazione

Le tre direttrici principali segnalate dalle imprese come motori di sviluppo sono l’efficienza operativa, l’automazione e la digitalizzazione. A queste si affiancano la personalizzazione della produzione, la transizione energetica e gli aspetti legati alla sostenibilità, che assumono sempre maggiore rilevanza nelle strategie industriali e nelle preferenze dei clienti.

Principali criticità

Tra i fattori critici emergono la fine del Piano Transizione 5.0, la possibile introduzione di nuovi dazi e la persistente difficoltà nel reperire risorse umane qualificate. Questi elementi contribuiscono a creare incertezza sugli investimenti e sulla capacità di crescita nel medio periodo.

Guardando alle prospettive per il biennio 2026-2027, circa un quarto delle imprese manifesta una fiducia positiva nel mercato, mentre la metà del campione esprime una fiducia di tipo moderato: tali valutazioni mostrano una cautela diffusa nella pianificazione strategica.

Risorse umane e competenze

La carenza di personale qualificato rimane una questione centrale per il manifatturiero italiano: il 40% delle imprese segnala difficoltà nel reperimento del personale, il 38% individua lacune nelle competenze specifiche e il 28% evidenzia il peso del costo del lavoro. Questi vincoli influenzano direttamente la produttività e la capacità di adottare nuove tecnologie.

Digitalizzazione e maturità tecnologica

Sul fronte digitale il panorama è più favorevole: circa 6 aziende su 10 dichiarano di aver raggiunto un buon livello di maturità digitale, un risultato in linea con gli obiettivi che il Piano Transizione 5.0 aveva posto per sostenere innovazione e sostenibilità. Inoltre, oltre 8 imprese su 10 si dicono molto, abbastanza o mediamente soddisfatte delle competenze interne in ambito tecnologico e digitale.

Implicazioni politiche e misure possibili

Lo studio di Nomisma fornisce elementi utili per le istituzioni e per le imprese: la possibile cessazione degli incentivi legati al Piano Transizione 5.0 e l’eventuale introduzione di dazi richiedono risposte coordinate per non compromettere competitività e occupazione. Interventi pubblici mirati potrebbero comprendere programmi di formazione e riqualificazione, incentivi per investimenti in automazione sostenibile e strumenti di accompagnamento per l’internazionalizzazione.

Per le imprese, le priorità consistono nel rafforzare piani di sviluppo delle competenze, consolidare percorsi di digitalizzazione e diversificare mercati e fornitori per ridurre l’esposizione a shock esterni. Soluzioni di partenariato pubblico-privato possono favorire accelerazioni nelle transizioni tecnologiche e nella creazione di capitale umano adeguato alle esigenze produttive.

Conclusioni

Il quadro delineato dall’Osservatorio Mecspe indica una situazione di equilibrio dinamico: molte PMI mostrano capacità di tenuta nei ricavi e progressi nella digitalizzazione, ma permangono rischi legati a politiche commerciali esterne, alla fine degli strumenti di sostegno e alle carenze di competenze. Una strategia combinata di politiche pubbliche, investimenti privati e formazione mirata sarà essenziale per consolidare la competitività del manifatturiero italiano nel medio termine.



Author: Tony
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