Cybersicurezza, incentivi dimezzati tra burocrazia soffocante e spese escluse

Non si tratta soltanto di quantificare le risorse disponibili: quando si parla di cybersicurezza delle piccole e medie imprese italiane, la sfida principale è come quei fondi vengono progettati, resi accessibili e strutturati nel tempo.

Le misure pubbliche attualmente in vigore sono adeguate a proteggere le aziende mentre gli attacchi informatici diventano sempre più frequenti e sofisticati? In che misura lo Stato accompagna concretamente le imprese nell’investimento — spesso oneroso — in infrastrutture e servizi di sicurezza? E, soprattutto, gli strumenti messi a disposizione sono proporzionati alla minaccia reale?

Per valutare quanto il sistema pubblico supporti questa transizione, Tinexta, attraverso le società del gruppo Tinexta Cyber e Tinexta Innovation Hub, ha mappato le agevolazioni, i contributi e i programmi europei disponibili per il periodo 2025‑2026, in collaborazione editoriale con il quotidiano economico nazionale.

Se la consapevolezza degli utenti rimane un elemento fondamentale — riconoscere e non cliccare una mail sospetta continua a essere vitale — non è però sufficiente: senza investimenti in sistemi aggiornati, infrastrutture robuste e gestione professionale, il confine tra un tentato attacco e un danno rilevante rimane molto sottile.

La mappa degli aiuti

La mappa delle misure evidenzia un insieme di strumenti nazionali e comunitari che possono sostenere le imprese nel rafforzamento della resilienza digitale, ma mostra anche lacune rilevanti in termini di continuità e capacità di penetrazione tra le realtà più piccole e territorialmente periferiche.

Gli interventi censiti coprono agevolazioni fiscali, voucher per servizi, bandi a sportello e programmi europei: tuttavia la disponibilità effettiva varia fra regioni e spesso richiede competenze progettuali e amministrative che molte Pmi non possiedono internamente.

Le misure in campo

Al centro delle novità normative figura il nuovo maxi ammortamento previsto nel Disegno di legge di Bilancio per il 2026, che innalza le quote deducibili per i beni strumentali nuovi, includendo software, sistemi e piattaforme pensate per proteggere reti, dati e impianti, in continuità con gli allegati A e B della legge 232/2016 sul tema della trasformazione digitale e della cyber.

Secondo il testo attuale, la misura si applica agli investimenti effettuati nel 2026 (con una possibile proroga fino al 30 giugno 2027) e prevede maggiorazioni decrescenti: l’intensità più elevata è riservata a investimenti fino a 2,5 milioni di euro. È concepita per sostituire progressivamente i meccanismi noti come Transizione 4.0 e Transizione 5.0, restando cumulabile con altri incentivi entro il costo del bene.

Tra i contributi diretti spicca il voucher Cloud & Cybersecurity promosso dal MIMIT per il 2025: è pensato per rimborsare fino al 50% delle spese sostenute per servizi cloud e soluzioni di sicurezza, con tetti per impresa che vanno da 4.000 a 40.000 euro e una dotazione complessiva di circa 150 milioni di euro, rivolto alle micro e piccole imprese.

Il voucher copre spese per strumenti quali MFA (autenticazione a più fattori), firewall, soluzioni di cifratura, sistemi di SIEM (Security Information and Event Management) e backup. Queste tecnologie contribuiscono non solo alla prevenzione ma anche alla capacità di rilevazione e risposta agli incidenti.

Altri strumenti e risorse europee

I programmi europei rappresentano un ulteriore livello di finanziamento: iniziative come Digital Europe e Horizon Europe, insieme ai fondi di coesione e alle risorse legate al PNRR, possono finanziare progetti di capacità avanzata, infrastrutture condivise e formazione specialistica.

Queste opportunità però richiedono progettualità, capacità di co‑finanziamento e spesso partenariati pubblico‑privati o aggregazioni di imprese per essere pienamente sfruttate, elementi che restano una barriera per molte realtà produttive locali.

Criticità e raccomandazioni

Le principali criticità emergenti sono l’orizzontalità e la temporaneità di molte misure, la carenza di supporto operativo continuo, la frammentazione territoriale degli interventi e la mancanza di competenze interne nelle Pmi per gestire progetti complessi.

Per aumentare l’efficacia degli investimenti pubblici è necessario affiancare gli incentivi economici a servizi di supporto concreto: sportelli di assistenza, voucher legati a fornitori certificati, incentivi per contratti con Managed Security Service Provider (MSSP) e programmi di formazione su misura.

Un approccio pubblico che integri incentivi fiscali con supporto operativo e formazione riduce il rischio sistemico, tutela le filiere produttive e aumenta la competitività del tessuto imprenditoriale nazionale. Inoltre, strumenti come l’assicurazione cyber e piani di continuità operativa dovrebbero essere incentivati per rendere sostenibile la prosecuzione degli investimenti nel tempo.

Nel complesso, l’insieme delle misure segnalate rappresenta un passo in avanti, ma resta incompleto: serve una strategia pluriennale, più semplice da attivare per le Pmi e più coerente tra livelli nazionale, regionale ed europeo per trasformare gli incentivi in reale capacità di difesa digitale.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.