Rapporto Symbola: la cultura cresce del 2,1% e vale 112,6 miliardi, guidata da software e videogiochi
- 25 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La filiera culturale in Italia ha generato nel 2024 un valore aggiunto diretto pari a 112,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente. Questi risultati sono presentati nel rapporto annuale “Io Sono Cultura 2025”, realizzato con il contributo di Fondazione Symbola, Unioncamere, il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, Deloitte e con la collaborazione di altre istituzioni del settore, sotto il patrocinio del ministero della Cultura.
Il quadro generale e il rapporto
La quindicesima edizione del rapporto evidenzia non solo la dinamica annuale, ma anche un progresso più ampio rispetto al 2021: il valore aggiunto diretto mostra un aumento complessivo del 19,2% nel triennio. Il documento analizza la struttura produttiva del settore, mettendo a sistema dati economici, occupazionali e produttivi per comprendere l’evoluzione dell’ecosistema culturale e creativo nazionale.
Dimensione delle imprese e ruolo del non profit
L’ecosistema culturale comprende quasi 289.000 imprese in attività, un incremento dell’1,8% rispetto al 2023, e oltre 27.700 organizzazioni senza scopo di lucro dedicate alla promozione della cultura e della creatività. Queste organizzazioni non-profit rappresentano circa il 7,6% del complesso delle realtà non profit presenti sul territorio, sottolineando il peso sociale e organizzativo del comparto.
Oltre al contributo diretto, la cultura produce effetti indiretti e indotti sull’intera economia: considerando l’intera filiera, il valore aggiunto aggregato viene stimato in circa 302,9 miliardi di euro, confermando la rilevanza strategica del settore per la crescita nazionale.
I settori in maggiore crescita
Tra i comparti che hanno registrato le performance migliori nel 2024 spiccano il settore del Software e videogiochi, che segna una crescita del valore aggiunto del 8,0%, e le attività di Comunicazione, con un aumento del 4,4%. Si tratta di ambiti che beneficiano della spinta digitale e della domanda internazionale, con effetti positivi anche sull’occupazione.
Entrambi i settori hanno infatti incrementato gli addetti: il personale impiegato nel Software e videogiochi è cresciuto del 2,3% in un anno, mentre nel comparto della Comunicazione si è registrato un aumento del 5,7%.
Arti performative, arti visive e patrimonio
Le Performing arts e arti visive hanno riportato nel 2024 un incremento del valore aggiunto del 2,2% e una crescita complessiva del 34,4% rispetto al 2021. L’occupazione in questo segmento è aumentata del 2,6% nell’ultimo anno e del 9,6% dall’inizio del periodo considerato.
Anche il Patrimonio storico e artistico mostra segnali di ripresa: il valore aggiunto è salito dell’1,5% nel 2024 e del 32,0% rispetto al 2021, mentre l’occupazione è cresciuta del 7,6% nell’ultimo anno e del 21,1% nel triennio. Questi risultati riflettono il ruolo centrale dei beni culturali nella capacità attrattiva del Paese, con ricadute sul turismo, sul made in Italy e sulle esportazioni di servizi culturali.
Occupazione e impatti strutturali
Nel complesso, il sistema culturale e creativo impiega oltre un milione e mezzo di persone tra addetti diretti e figure collegate alle attività culturali. Questo capitale umano costituisce una risorsa strategica per accompagnare trasformazioni tecnologiche e ambientali e per aumentare la competitività internazionale delle imprese italiane.
Contributo alla transizione verde e digitale
Il rapporto sottolinea come la cultura e la creatività possano offrire un contributo importante alla transizione verso modelli economici più sostenibili e digitalizzati. La combinazione tra competenze creative, tecnologie digitali e pratiche sostenibili può favorire innovazione di prodotto e processo, migliorando la resilienza delle filiere e l’attrattività internazionale del sistema produttivo.
Il commento di Ermete Realacci
Ermete Realacci ha detto:
“La forza della nostra economia e del made in Italy deriva in larga parte dalla cultura e dalla bellezza. In molti ambiti il nostro Paese dispone di un vantaggio comparato che può essere messo a valore non solo per alimentare la domanda internazionale, ma anche per affrontare insieme le grandi sfide contemporanee, a partire dalla crisi climatica.”
Secondo Realacci, un sistema produttivo che coinvolge oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può sostenere una transizione verde e digitale capace di coniugare qualità della vita, competitività e prospettiva di lungo periodo. La valorizzazione del patrimonio culturale e delle filiere creative è dunque presentata come leva per l’innovazione e per la crescita dell’export.
Sergio Mattarella ha osservato:
“La cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo.”
Queste affermazioni, citate nel rapporto, evidenziano come la politica e le istituzioni guardino alla cultura non solo come bene comune, ma anche come elemento chiave delle strategie economiche e diplomatiche del Paese.
Prospettive e raccomandazioni
Il rapporto invita a rafforzare le politiche di sostegno alle imprese culturali e creative, a favorire investimenti in competenze digitali e sostenibili, e a migliorare la governance delle risorse culturali per massimizzarne l’impatto economico e sociale. Interventi mirati su formazione, infrastrutture digitali e tutela del patrimonio sono presentati come priorità per consolidare la ripresa e sostenere la crescita nel medio termine.
Nel complesso, l’analisi evidenzia un settore in espansione che contribuisce in maniera significativa all’economia nazionale e che può rappresentare un volano per l’innovazione, l’occupazione e la transizione verso modelli più sostenibili.