Braccialetti anti-stalking: in due anni il numero è cresciuto di sei volte

Negli ultimi due anni si è registrato un aumento significativo dei casi di femminicidio in cui la vittima era convivente o ex del presunto autore, nonostante quest’ultimo fosse sottoposto o avrebbe dovuto essere sottoposto a misure di controllo elettronico. Tra i nomi coinvolti figurano Jessica Stapazzollo Custodio de Lima, uccisa a ottobre dall’ex compagno Douglas Reis Pedroso, e altre donne come Tiziana Vinci, Celeste Palmieri, Camelia Ion, Roua Nabi e Concetta Marruocco, i cui casi hanno riacceso il dibattito pubblico sul funzionamento dei dispositivi anti-stalking.

L’incremento nella richiesta e nell’impiego del braccialetto elettronico con funzione antistalking è stato marcato: dai circa 1.000 dispositivi attivi a novembre 2023 si è arrivati a oltre 6.000 a ottobre 2025, con variazioni e picchi mensili dovuti a modifiche normative e all’operatività delle amministrazioni interessate.

Introduzione dei dispositivi e quadro normativo

Con l’entrata in vigore della Legge 168 del 2023, recante «disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica», l’ambito di impiego del braccialetto elettronico è stato esteso. La norma, approvata dopo episodi di rilevanza mediatica, ha ampliato le possibilità di applicazione dei dispositivi antistalking, rendendoli più spesso prescrivibili dalle autorità giudiziarie per le misure cautelari e di protezione delle vittime.

Il provvedimento ha determinato un aumento robusto delle richieste di attivazione, mentre le risorse strutturali e operative — personale di monitoraggio, centri operativi e infrastrutture tecniche — non sono cresciute in proporzione. Questo squilibrio è spesso segnalato dagli operatori giudiziari e dalle forze dell’ordine come fattore che riduce l’efficacia complessiva del sistema di protezione.

I numeri dell’installato

Alla fine di novembre 2023 i dispositivi attivi per reati previsti dal codice rosso erano circa 1.018 su un totale nazionale di 5.695. A ottobre 2025, dati del Ministero dell’Interno indicano circa 6.700 dispositivi per reati da codice rosso, in aumento rispetto ai 5.929 registrati ad agosto, su un totale rispettivamente superiore a 12.000 apparecchi attivi.

Il contratto attuale con il fornitore principale prevede la possibilità di attivare mediamente 1.000 braccialetti elettronici al mese, con capacità di picco fino a 1.200. Tali soglie sono risultate insufficienti nei periodi di maggiore domanda, generando code di attivazione e ritardi nell’effettiva operatività dei dispositivi a tutela delle persone a rischio.

Criticità operative e logistiche

Fastweb ha dichiarato:

“Nel corso degli anni Fastweb ha sempre provveduto a dare regolare esecuzione a tutte le richieste di attivazione ricevute, ma a seguito di modifiche intervenute nel quadro legislativo, le richieste di attivazione sono aumentate in modo esponenziale, determinando la rapida e sistematica saturazione delle attuali soglie contrattuali e rendendo impossibile soddisfare tutte le esigenze, nonostante Fastweb nel corso degli ultimi mesi in spirito di massima collaborazione abbia attivato costantemente oltre 1200 dispositivi al mese.”

Nel corso di audizioni parlamentari la direttrice del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Polizia di Stato, Francesca Fava, ha illustrato le principali criticità operative: ritardi nell’esecuzione dei provvedimenti giudiziari che autorizzano l’attivazione, un numero elevato di allarmi provenienti dai dispositivi che grava sulle sale operative e limiti tecnici e contrattuali nella capacità di attivare oltre 1.200 apparecchi mensili.

Questi fattori si combinano per ridurre il margine di protezione offerto dal sistema elettronico: un ritardo nella fase iniziale di attivazione o la gestione deficitaria degli allarmi può compromettere l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine a favore della persona offesa.

Come funzionano i dispositivi e quali richieste emergono

I braccialetti elettronici antistalking integrano generalmente funzioni di geolocalizzazione, geofencing (perimetri virtuali), pulsante di richiesta di soccorso e comunicazione con una sala operativa che riceve e valuta gli allarmi. L’efficacia dipende dalla copertura tecnologica, dalla continuità del monitoraggio e dalla capacità delle sale operative di filtrare e gestire tempestivamente gli eventi.

Operatori giudiziari e forze dell’ordine sollecitano interventi su più livelli: ampliamento delle soglie di attivazione contrattuale, incremento delle risorse per le sale operative, formazione del personale e procedure più snelle per trasformare rapidamente un provvedimento giudiziario in attivazione tecnica.

Implicazioni istituzionali e possibili soluzioni

L’allineamento tra sistema giudiziario, forze dell’ordine e gestori tecnologici richiede sia interventi normativi sia investimenti strutturali. Sul piano legislativo possono essere valutate misure per abbreviare i tempi di emissione e notifica dei provvedimenti, mentre sul piano operativo servono stanziamenti dedicati per aumentare capacità contrattuale e personale di monitoraggio.

Tra le possibili azioni pratiche vi sono l’ampliamento dei contratti con più fornitori per distribuire il carico di attivazioni, l’implementazione di filtri automatici per ridurre i falsi allarmi, l’adozione di piattaforme unificate tra sale operative e autorità giudiziaria e progetti pilota per verificare nuove tecnologie di localizzazione e comunicazione in tempo reale.

In prospettiva, il rafforzamento delle misure di protezione richiede una strategia coordinata che combini prevenzione, investimenti e monitoraggio dei risultati attraverso indicatori condivisi tra Ministero dell’Interno, magistratura e istituzioni locali, al fine di garantire risposte più rapide ed efficaci alle persone a rischio.



Author: Tony
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