Pensioni, oltre 500mila autonomi iscritti all’Inps: scatta l’allarme per assegni troppo bassi
- 7 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Tra i lavoratori autonomi in crescita si segnalano consulenti e formatori di management, amministratori di condominio, designer, wedding planner, influencer e content creator, insegnanti di yoga, addetti al benessere e al movimento, professionisti di pilates ed esercizio fisico, consulenti finanziari, operatori per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, specialisti Ict, guide turistiche, informatori cosmetici qualificati, business designer, family officer, interpreti, project manager e insegnanti del metodo Feldenkrais.
Queste figure, insieme a molte altre, contribuiscono alla crescita degli iscritti alla gestione separata dell’Inps in Italia: tra il 2015 e il 2024 il numero complessivo è aumentato del 68%, con una dinamica particolarmente marcata tra le donne, che registrano un incremento del 91% e ora rappresentano quasi la metà degli iscritti (47%). In valore assoluto, gli iscritti sono circa 544.000.
I dati sono stati illustrati nel corso di uno studio presentato il 6 novembre a Roma, durante il convegno organizzato da Confcommercio Professioni, e offrono uno spaccato delle trasformazioni del mercato del lavoro autonomo e delle sue implicazioni previdenziali.
Professioni emergenti e profilo degli iscritti
Nella composizione degli iscritti alla gestione separata si osserva una forte presenza di professioni legate ai servizi, alla consulenza specialistica e all’economia della cura e del tempo libero. Questo trend riflette sia la diffusione di modelli di lavoro autonomo che la crescente domanda di servizi personalizzati.
La prevalenza femminile in questo ambito suggerisce anche un mutamento negli assetti occupazionali e nelle esigenze previdenziali, con ricadute significative sulle scelte di welfare e sulle misure di sostegno alla genitorialità e alla conciliazione tra lavoro e famiglia.
Impatto sulle pensioni: tassi di sostituzione e orizzonte contributivo
Le simulazioni contenute nello studio mettono in luce un quadro di sostenibilità previdenziale complesso per chi contribuisce esclusivamente alla gestione separata. Si considerano scenari in cui il primo versamento avviene intorno ai 30 anni e l’uscita dal lavoro avviene a 67 anni.
Anna Rita Fioroni ha sottolineato:
“Le simulazioni previdenziali mostrano uno scenario preoccupante: un professionista che versa alla gestione separata dell’Inps inizia a contribuire a 30 anni e si pensiona a 67 perderà oltre la metà del reddito.”
Nel dettaglio, il documento indica che il tasso di sostituzione lordo — il rapporto tra la pensione e l’ultimo reddito percepito — si attesta intorno al 45-46%, mentre il tasso di sostituzione netto scende fino al 40% per i redditi medi. Per chi inizia a contribuire più tardi, ad esempio a 35 anni, gli indicatori peggiorano ulteriormente: la pensione attesa può oscillare tra il 37% e il 41% dell’ultimo reddito.
Divario tra contribuzione e prestazioni di welfare
Un elemento che emerge con chiarezza è il gap strutturale tra quanto versato dagli iscritti alla gestione separata e le prestazioni di welfare effettivamente erogate. Questo riguarda sia le prestazioni a sostegno della maternità e della paternità, sia le indennità per ricovero e il congedo parentale.
Anna Rita Fioroni ha osservato:
“Colpisce il divario strutturale tra le prestazioni di welfare della gestione separata Inps e le contribuzioni corrispondenti. I professionisti iscritti in via esclusiva ottengono prestazioni molto inferiori rispetto alla contribuzione pagata.”
Questo scostamento mette in rilievo la necessità di calcolare con attenzione le prospettive di reddito in vecchiaia per i lavoratori autonomi e di considerare soluzioni complementari alla previdenza pubblica obbligatoria.
Strumenti di integrazione e ruolo della previdenza complementare
Per contenere la perdita di capacità reddituale al momento della pensione, lo studio indica l’importanza di strumenti di integrazione previdenziale. In questo contesto, la previdenza complementare di secondo pilastro può offrire soluzioni volontarie per aumentare il reddito futuro dei professionisti.
Anna Rita Fioroni ha concluso:
“Sarà fondamentale pensare a strumenti di integrazione della pensione futura che Confcommercio sta già offrendo nell’ambito della previdenza di secondo pilastro. Il fondo Fon.te è esteso su base volontaria a imprenditori autonomi e liberi professionisti del sistema.”
Il fondo Fon.te è un esempio di iniziativa che mira a integrare la pensione pubblica mediante contributi volontari che, nel tempo, possono migliorare il tasso di sostituzione effettivo. L’adesione a forme complementari richiede però informazione, capacità di pianificazione e strumenti fiscali adeguati per risultare accessibile e vantaggiosa per le diverse categorie professionali.
Implicazioni politiche e prospettive
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, i risultati dello studio sollevano questioni su come adattare il sistema previdenziale alle trasformazioni del lavoro autonomo: serve valutare misure che riducano il divario tra contribuzione e prestazioni, che favoriscano la partecipazione femminile al mercato del lavoro e che promuovano strumenti complementari per la sicurezza economica in età avanzata.
Un approccio integrato coinvolge istituzioni pubbliche, rappresentanze di categoria e operatori della previdenza complementare per definire norme, incentivi e percorsi di formazione finanziaria rivolti ai professionisti, con l’obiettivo di migliorare la consapevolezza e la protezione sociale lungo l’intero arco della carriera lavorativa.