Italia leader nell’economia circolare, ma la decarbonizzazione arranca
- 5 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’analisi mostra un avanzamento nell’economia circolare ma un ritmo più lento nella transizione energetica, con l’effetto che Italia scivola nella classifica europea dal terzo al quinto posto. Questa fotografia è fornita dal rapporto Circonomia 2025, curato da Duccio Bianchi per il Istituto di Ricerche Ambiente Italia e presentato nel contesto del Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica e di Ecomondo.
Il documento valuta i progressi dei Paesi europei confrontando 21 indicatori che misurano differenti aspetti della sostenibilità e della circolarità. L’obiettivo è restituire una fotografia complessiva dello stato di avanzamento verso modelli economici meno dipendenti dalle risorse vergini e meno intensivi in emissioni.
Gli indicatori sono raggruppati in tre grandi categorie: impatto sull’uso delle risorse (consumi pro capite di materie ed energia, emissioni climalteranti), efficienza (consumi di materia ed energia, emissioni climalteranti e produzione di rifiuti per unità di Pil) e capacità di risposta (tassi di riciclo e impiego di materie seconde). I valori sono stati normalizzati su un intervallo da 0 a 1 e ponderati in modo uniforme per costruire l’indice complessivo.
A livello europeo la maggior parte degli indicatori mostra, per il terzo anno consecutivo, tendenze verso il miglioramento o almeno una stabilità nei processi di decarbonizzazione e di circolarità. Tuttavia il quadro generale nasconde differenze significative tra Paesi leader e Paesi con performance in rallentamento.
Andamento dell’Italia rispetto ai partner europei
Secondo il rapporto, l’evoluzione positiva che aveva collocato Italia tra i paesi più avanzati in termini di circolarità e transizione ecologica appare in parte interrotta. Nei periodi 2021–2022 e 2023 i progressi italiani sono risultanti inferiori alla media dell’Unione europea e a quelli registrati dai leader della conversione energetica.
Nonostante questo rallentamento, l’Italia conserva buone performance su alcuni indicatori legati al riciclo e all’uso di materie seconde. La dinamica suggerisce uno slittamento relativo rispetto a Paesi che hanno accelerato investimenti e politiche per rinnovabili ed efficienza.
Rinnovabili, consumi energetici e impatti
Il rapporto evidenzia che, tra il 2022 e il 2023, i progressi dell’Italia sono stati inferiori alla media europea sia in termini di consumo energetico pro capite sia in termini di consumo per unità di Pil. Analogamente, la riduzione dell’uso di fonti fossili è risultata meno marcata rispetto ad altri Paesi dell’Unione europea.
La crescita della quota di rinnovabili sui consumi energetici italiani è stata circa un terzo rispetto alla media europea nello stesso periodo. Colpisce il confronto sulla produzione elettrica da solare e vento: nel 2014 la quota italiana era superiore alla media Ue (13,6% contro 11,2%), mentre nel 2024 è risultata significativamente inferiore (21,9% contro 28,7%).
Questi dati hanno implicazioni pratiche per obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e costi dell’energia per famiglie e imprese. Un’implementazione più rapida delle rinnovabili richiede non solo investimenti, ma anche semplificazioni amministrative, sviluppo delle reti elettriche e politiche di incentivazione coerenti.
Le istituzioni nazionali e quelle europee giocano un ruolo cruciale: strumenti come il PNRR e i programmi comunitari possono mobilitare risorse, ma occorrono misure operative che accelerino i tempi di autorizzazione, migliorino l’efficienza degli interventi e favoriscano l’integrazione delle fonti rinnovabili nelle infrastrutture esistenti.
Per mantenere o recuperare posizioni nella classifica europea, il rapporto suggerisce la necessità di un approccio integrato che combini politiche per l’efficienza energetica, investimenti nelle rinnovabili, estensione dei circuiti di economia circolare e rafforzamento delle filiere del riciclo.
Un percorso di questo tipo avrebbe benefici diffusi: riduzione delle emissioni, minore dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, opportunità industriali per tecnologie verdi e ricadute occupazionali legate all’innovazione e alla gestione dei materiali.